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Astio, odio e cattiveria: l'altra faccia dell'«effetto Greta»

Philipp Dahm

16.8.2019

Se Greta Thunberg, per il bene dell'ambiente, parte per New York in barca a vela, la gente spera che fallisca. La colpa è da addebitare all'«altra faccia dell'effetto Greta».

Nel mondo dell'aviazione, attualmente si parla molto dell'«effetto Greta»: ci si riferisce in questo caso ai passeggeri degli aeromobili che preferiscono raggiungere la loro destinazione in treno o con un altro mezzo di trasporto per rispettare l'ambiente.

Ma c'è anche quest'«altra faccia dell'effetto Greta», innescata dall'attivista Thunberg: la giovane svedese approderà in barca a vela negli Stati Uniti promuovendo un impatto ambientale zero, per cui inevitabilmente le è stato chiesto se in alto mare, in caso di emergenza, sarebbe disposta ad azionare anche il motore diesel (il qual caso comporterebbe l'emissione di gas tanto dannosi).

Per anticipare la risposta: sì, lo farebbe. Per i suoi critici, quello potrebbe essere un grande momento: oh no, anche la piccola salvatrice del mondo ricorre all'uso del diesel inquinante.

Il ruolo pionieristico che la sedicenne già da un po' di tempo ha assunto in fatto di protezione ambientale sembra urtare talmente tanto l'opinione di alcune persone, che queste non riescono ad avere una visione d'insieme della protesta di Greta per via del suo viaggio politicamente corretto. La Thunberg, suo padre Svante e il regista Nathan Grossman navigano da Plymouth, nel sud dell'Inghilterra, in direzione New York a bordo della «Malizia II» a partire dal 14 agosto.

Al timone ci sono Pierre Casiraghi, figlio della Principessa Carolina di Monaco, e il marinaio tedesco Boris Herrmann. In modo schietto, lo «Spiegel» ha domandato a Greta se sia disposta a chiedere agli skipper di interrompere la traversata nel caso la barca si trovasse in una situazione d'emergenza. Dopo tutto, lei è conosciuta proprio come «quella senza compromessi» ...

Ma come è possibile???

Eccola di nuovo, l'«altra faccia dell'effetto Greta». Per obbligo professionale dei cronisti, la questione viene nuovamente ripresa: «Se qualcosa va storto e le circostanze ci obbligano a fare marcia indietro, allora questo è quello che faremo», risponde Greta. E per quanto riguarda il motore diesel sigillato: «Se si presentasse un grande pericolo, non potremmo fare altro che usarlo».

Cosa si aspetta chi fa una domanda del genere? Che la Thunberg alzi il pugno e gridi veemente: «Presto la nostra terra non avrà più alcuna risorsa motrice per sopravvivere», che Greta si lanci poi in mare con un doppio salto mortale e, durante gli ultimi rantolii prima della morte che la attende alla fine del suo percorso di protesta, si metta a pescare i piccoli rifiuti di plastica dalle onde del mare? Avrebbe dunque il pieno diritto, agli occhi dei suoi critici, di esprimere la propria opinione sull'emergenza climatica?

Oggi lo sappiamo: si, Greta Thunberg è un'attivista ambientale, e sì, continuerebbe a usare il suo buon senso per salvarsi in una situazione d'emergenza in mare, anche se dovesse essere una petroliera a tirarla fuori dall'acqua.

Da disperata ad avventurosa ad ammonitrice

Coloro che sentono di essere stati contagiati dallo spirito di iniziativa della Thunberg hanno 14 giorni di tempo per augurare alla «Malizia II» un buon viaggio e di avere sempre il vento in poppa, prima che la barca raggiunga gli Stati Uniti. La Thunberg da tempo è odiata da molti a causa della sua presenza mediatica.

Tra tutti quelli che nutrono dubbi sul suo conto, c'è il caporedattore del «Sonntagszeitung». È proprio lui a commentare, in «Gretas Grenzen», il vertice per giovani attivisti per il clima che si è tenuto a Losanna, sostenendone la totale infondatezza: «Le testate giornalistiche di tutto il mondo hanno inondato il summit di confusione, litigi e lacrime piuttosto che di nuove idee pionieristiche». Qualcuno si è aspettato troppo da quel progetto studentesco?

L'ultima conferenza stampa della Thunberg prima di partire per New York è prevista per questo mercoledì intorno alle ore 17:00.
L'ultima conferenza stampa della Thunberg prima di partire per New York è prevista per questo mercoledì intorno alle ore 17:00.
Keystone

E come mai Greta rappresenta un punto di riferimento così importante solo perché punta il dito, in modo diretto, contro lo spreco di risorse tipico dei nostri tempi? La Thunberg scongiura «nientepopodimeno che l'incombente apocalisse globale», continua il commentatore. Il suo movimento consta semplicemente di «apocalittici disperati» che hanno costantemente diffuso tra la popolazione «messaggi ammonitori» e hanno avanzato «rivendicazioni avventurose».

Perché un giudizio così papale?

Per colpa dell'egoismo che la stessa Greta denuncia? Secondo il «Sonntagszeitung», è «inevitabile». I cambiamenti climatici e gli «eventi naturali» che ne conseguono? «Arbitrari». Il dibattito sul clima in sé? «Costantemente moralizzato». Il dito indice a questo proposito è necessariamente «puntato contro».

Perché un giudizio così papale? Ci si può lamentare dei rifiuti, che si continui a buttare le sigarette per terra oppure no. Un ambientalista a cui piaccia guidare macchine sportive può acquistare un'auto da corsa e tenerla in garage come auto di riserva, pur continuando a lottare contro i cambiamenti climatici e nonostante il bolide consumi non tre, ma ben 13 litri ogni 100 chilometri. E ora, per tornare alla Thunberg: se fosse necessario salvarla in elicottero dalle acque dell'Atlantico, si spera comunque che a nessuno venga in mente di colpevolizzarla per lo spreco di carburante aereo.

Non per forza si deve amare Greta Thunberg, ma non si può neanche disprezzarla peccando di superficialità. «Lasciate in pace Greta Thunberg! (Leave Greta Thunberg alone)». Lei è semplicemente il bersaglio sbagliato: anche se per qualcuno la questione climatica non è altro che snervante, «Ambasciator non porta pena (Don't shoot the messenger!)»

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