Medio Oriente La Germania avverte Israele: «Serve una svolta o perderete gli alleati»

SDA

31.7.2025 - 21:06

Johann Wadephul avverte Israele.
Johann Wadephul avverte Israele.
Keystone

Il ministro degli Esteri tedesco apre a un cambio di rotta storico: Berlino avvisa Israele, ora serve una svolta.

Keystone-SDA

Se le parole hanno un peso, quelle pronunciate dal ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, potrebbero preludere a una svolta epocale nella politica della Germania in Medio Oriente.

«Israele si trova sempre più in una posizione di minoranza», ha affermato, sottolineando come per la Germania il riconoscimento della Palestina «deve avvenire alla fine di un processo negoziale che - ha incalzato il ministro - deve iniziare ora».

Berlino, quindi, non seguirà la Francia nel riconoscimento tout court dello Stato della Palestina ma, di fatto, sembra aver perso la pazienza nei confronti del governo di Benjamin Netanyahu.

Un esecutivo che, in Europa, senza una vera svolta umanitaria a Gaza, rischia di perdere quasi tutti i suoi alleati. «La Germania sarà costretta a reagire a passi unilaterali», ha avvertito il titolare della diplomazia teutonica prima di partire per il Medio Oriente, riferendosi alla soluzione dei due Stati.

L'effetto dell'annuncio di Macron

L'appuntamento da segnare con il cerchio rosso resta quello dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di fine settembre. Il punto è che, guardando alla situazione della Striscia, allo stato dell'arte dei negoziati con Hamas per il rilascio degli ostaggi e alle continue dichiarazioni incendiarie di una parte del governo Netanyahu, quell'appuntamento appare lontanissimo.

L'annuncio di Emmanuel Macron dello scorso 24 luglio in pochi giorni ha fatto proseliti. L'ultimo a unirsi al gruppo di Paesi che a fine settembre riconoscerà lo Stato palestinese è stato il Portogallo, decisione che il premier di Malta, Robert Abela, ha certificato nelle stesse ore confermando quanto già anticipato nei giorni scorsi. Il gruppo, in Europa, potrebbe allargarsi.

In Belgio - sin dal principio molto severo nei confronti della strategia israeliana a Gaza - è forte la pressione sul primo ministro Bart De Wever.

Mentre il presidente della repubblica finlandese Alexander Stubb ha affermato che, se il governo di Helsinki lo proporrà, è pronto ad approvare il riconoscimento della Palestina, visto che è a lui che spetta l'ultima parola.

La Svezia, dal canto suo, ha chiesto all'Ue di congelare la parte commerciale dell'accordo di associazione con Israele. Tra i grandi, in Ue, a resistere resta l'Italia di Giorgia Meloni, che nelle prossime ore, tra l'altro, sarà a Istanbul per un faccia a faccia con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Verso un isolamento di Israele

Ma non c'è solo l'Europa a muoversi verso il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il Canada, dopo il sì della Gran Bretagna, è diventato il terzo Paese del G7 a passare dalle parole ai fatti.

L'Australia ha spiegato che il passo diplomatico è in via di valutazione. Con le ultime adesioni i Paesi che riconoscono lo Stato di Palestina, dopo l'Assemblea al Palazzo di Vetro, potrebbero superare i 150 sui 193 membri dell'Onu.

L'esistenza di uno Stato palestinese è stato uno dei pilastri della dichiarazione che martedì ha unito rappresentanti europei e arabi e che ha concluso la conferenza organizzata da Francia e Arabia Saudita. Ed è a quell'appuntamento che Wadephul ha fatto riferimento parlando del crescente isolamento di Israele.

Trump rimane con Netanyahu

Al tempo stesso Netanyahu può continuare a contare sul suo principale alleato. Donald Trump, dopo aver snobbato la decisione di Macron («le sue parole non contano») ha definito la scelta di Keir Starmer «una ricompensa per Hamas».

Con il Canada è stato ancora più duro, legando il riconoscimento della Palestina con il dossier dazi. «Ora sarà molto più difficile un accordo commerciale», ha minacciato il tycoon.

Le reazioni israeliane

Dello stesso tenore, chiaramente, sono state le reazioni israeliane. Anche perché il pressing diplomatico dell'Occidente va a contrastare il fine ultimo dei partiti della destra israeliana: rendere impossibile i due Stati.

«I ministri della Difesa Israel Katz e della Giustizia Yariv Levin lavorano da molti anni per attuare la sovranità israeliana in Giudea e Samaria (Cisgiordania). In questo momento, c'è un'opportunità che non dobbiamo perdere», ha recitato una nota diffusa dai due ministri.

Una dichiarazione che va a sovrapporsi a quanto affermato nei giorni scorsi da Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, i due ministri dell'ultradestra israeliana.