A «Che tempo che fa»Bernie Sanders da Fabio Fazio: «Trump calpesta la Costituzione, l'anarchia internazionale è un pericolo estremo»
fon
18.5.2026
Bernie Sanders è stato ospite a «Che tempo che fa».
IMAGO/SGPItalia
Il senatore progressista americano Bernie Sanders, ospite di Fabio Fazio a «Che tempo che fa», non si è tirato indietro, attaccando la politica estera di Donald Trump in Iran e a Gaza e il «partito-culto» dei repubblicani. Nessuna riserva nemmeno per i democratici, a suo dire colpevoli di aver voltato le spalle alla classe lavoratrice.
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Keystone-ATS, Redazione blue News
18.05.2026, 16:54
fon
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Bernie Sanders è stato ospite domenica sera a «Che tempo che fa» di Fabio Fazio.
Il senatore ha condannato duramente la politica estera di Donald Trump in Iran e a Gaza, definendola incostituzionale e avvertendo del rischio di un'estesa «anarchia internazionale».
Sanders ha criticato la deriva estremista del Partito Repubblicano, ormai trasformato in un «culto dell'individuo» in cui chiunque si opponga alla linea del presidente viene politicamente eliminato.
Infine, il leader progressista ha compiuto un'autocritica verso i democratici, colpevoli di aver favorito le grandi aziende e abbandonato la classe lavoratrice, lasciando così spazio alla rielezione di Trump.
L'America di Donald Trump vista con gli occhi di chi, da decenni, ne incarna l'anima più progressista.
Ospite di Fabio Fazio a «Che tempo che fa», il senatore statunitense Bernie Sanders ha tracciato un bilancio impietoso e a tutto campo dell'attuale corso politico della Casa Bianca, toccando i temi caldi della geopolitica mondiale e le profonde fratture sociali che stanno attraversando gli Stati Uniti.
«Anarchia internazionale» ed escalation militare
Il punto più drammatico dell'intervento dello statunitense riguarda la politica estera della presidenza trumpiana, definita senza mezzi termini illegale e fuori controllo.
Al centro delle critiche c'è in particolare il recente coinvolgimento bellico in Iran: «Dal mio punto di vista è illegale e non costituzionale – ha dichiarato il senatore –. Il presidente non può fare la guerra dove e come vuole, deve avere l'approvazione del Congresso e Trump non l'ha fatta per niente».
Secondo Sanders, l'azione congiunta tra Washington e il governo di Netanyahu a Tel Aviv rappresenta una rottura dei trattati globali che rischia di creare un pericoloso effetto domino, con possibili riflessi anche su Cuba o sul Venezuela, scatenando un'«anarchia internazionale» in cui il diritto del più forte sostituisce le regole condivise.
Fabio Fazio discute con Bernie Sanders.
IMAGO/SGPItalia
Il senatore non ha risparmiato critiche nemmeno all'operato del premier israeliano a Gaza, parlando apertamente di posizioni che la stragrande maggioranza degli americani non approva.
Su questo fronte, il politico ha chiesto un cambio di passo anche ai propri colleghi: «Stiamo facendo progressi nel cercare di tagliare gli aiuti militari a Israele, siamo molto attivi, ma c'è molto ancora da fare».
Il «culto dell'individuo» e lo strappo con il Papa
Passando alla politica interna, Sanders ha analizzato la radicale trasformazione del fronte conservatore oltreoceano.
«In passato i repubblicani erano un partito di centrodestra, non diversi da quelli che ci sono in Europa, ma con Trump sono diventati degli estremisti di destra, il partito del culto dell'individuo».
Chi si oppone alla linea del presidente, insomma, viene politicamente eliminato, come dimostrato dal recente caso di un senatore della Louisiana «mandato a casa» per aver votato a favore dell'impeachment.
A indignare profondamente l'opinione pubblica americana – non solo quella cattolica – sono stati inoltre gli attacchi di Trump contro Papa Leona XIV e l'uso di immagini provocatorie, come quella del tycoon travestito da Cristo.
«Il Papa a noi americani ci rende orgogliosi, lo amiamo perché difende i poveri, i migranti ed è contro la guerra», ha ricordato Sanders, sottolineando l'isolamento del presidente rispetto ai valori della popolazione.
Il legame con l'Europa e il mea culpa dei democratici
Nonostante le recenti frizioni diplomatiche, anche con l'Italia, Sanders ha voluto rassicurare gli alleati storici: «La stragrande maggioranza degli americani rispetta l'Europa. Faremo qualsiasi cosa sia possibile per riuscire a mettere una pezza a tutti i danni che Trump ha fatto nell'ambito dei nostri rapporti».
Per il senatore l'atteggiamento autoritario di Trump lo porta a trovarsi più a proprio agio con i dittatori dell'Arabia Saudita che con i partner democratici europei.
Ma come è stato possibile l'avvento di questa nuova era populista dopo i fatti di Capitol Hill? Su questo punto, Sanders compie una lucida autocritica a sinistra, accusando il Partito Democratico di essersi appiattito sugli interessi delle grandi corporation e di aver abbandonato la classe lavoratrice.
Una miopia politica che ha lasciato campo libero al tycoon, mentre il 60% degli americani fatica ad arrivare a fine mese in un sistema in cui, a differenza della realtà europea o italiana, il diritto alla sanità non è garantito a tutti.
«Quello che stiamo facendo adesso negli Stati Uniti – ha concluso Sanders con lo sguardo rivolto alle prossime sfide elettorali – è far crescere un movimento progressista che sta con la classe lavoratrice e contro gli oligarchi, per creare un governo che funzioni finalmente per tutti e non solo per pochi».