Ecco il favorito Cile al voto, migranti e sicurezza spingono il Paese a destra

SDA

14.12.2025 - 21:17

I due candidati nella corsa alla presidenza cilena: José Antonio Kast (a sinistra) e Jeannette Jara.
I due candidati nella corsa alla presidenza cilena: José Antonio Kast (a sinistra) e Jeannette Jara.
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Al termine di una lunga campagna elettorale centrata sui temi della sicurezza e della migrazione il Cile affronta il ballottaggio decisivo delle presidenziali con la concreta possibilità di una decisa svolta a destra che porterebbe il Paese a uno scenario inedito dal ritorno della democrazia nel 1990.

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I contendenti sono il leader ultraconservatore del Partito Repubblicano, José Antonio Kast, che dopo aver passato lo scoglio del primo turno gode del sostegno di tutto l'arco della destra e del centrodestra, e la comunista Jeannette Jara, a capo di una coalizione di sinistra che include anche la Democrazia Cristiana.

Gli ultimi sondaggi non lasciano spazio a molti dubbi e indicano un chiaro vantaggio di Kast, accreditato di un 58% delle preferenze, contro il 42% di Jara. Il leader ultraconservatore, giunto a 59 anni al terzo tentativo di insediarsi nel palazzo presidenziale de La Moneda, sembra aver convinto gli elettori – preoccupati dalla crescente presenza delle gang venezuelane nel Paese e da un lieve incremento del tasso di omicidi – dell'efficacia delle sue ricette di pugno di ferro contro la delinquenza e l'immigrazione clandestina.

La promessa: meno di tre mesi per epurare i residenti illegali

Nell'ultimo dibattito televisivo, Kast ha promesso la chiusura delle frontiere e ha dato 92 giorni di tempo ai residenti illegali per lasciare il Paese. Si tratta del tempo che intercorre tra il ballottaggio e l'eventuale insediamento in caso di vittoria.

Le parole di Kast hanno immediatamente scatenato una crisi al confine settentrionale con il Perù, dove si sono riversati centinaia di migranti, principalmente venezuelani, in cerca di rifugio nel Paese vicino.

La 'psicosi' sicurezza – nell'indice di omicidi il Cile figura ancora tra i Paesi più sicuri di tutta l'America Latina – ha avuto un impatto anche sulla campagna della candidata della sinistra. Per rimontare il distacco nei sondaggi Jara è stata costretta nelle ultime settimane ad indurire il suo discorso sulla lotta alla criminalità lasciando parzialmente in disparte le promesse sull'accelerazione della crescita economica e sulla riduzione della diseguaglianza.

Ultime speranze per Boric

Dopo aver votato, Kast ha assicurato ad ogni modo che in caso di vittoria sarà «il presidente di tutti i cileni al di là delle differenze politiche» mentre Jara, in un ultimo tentativo di recuperare voti, ha preso le distanze dall'attuale presidente Gabriel Boric. «Posso rispondere solo per il mio operato come ministra del Lavoro», ha affermato in un punto stampa a chi gli chiedeva di fare un bilancio del governo uscente.

«Posso parlare della riforma della previdenza sociale, della riduzione della giornata lavorativa a 40 ore settimanali, della ripresa dell'occupazione con 580.000 posti di lavoro e dell'aumento del salario minimo», ha detto.

Sono trascorsi solo sei anni dalle proteste sociali del 2019 che proiettarono Boric alla presidenza e oggi, a trentacinque dalla fine della dittatura, il Cile potrebbe veder tornare alla presidenza uno dei suoi più convinti difensori. In caso di vittoria Kast sarebbe il primo presidente democratico che votò a favore di Pinochet nello storico plebiscito del 1988 che impedì al dittatore cileno di perpetuarsi al potere.