Vaccini: rischio di infiltrazioni di clan mafiosi nella diffusione

SDA

6.1.2021 - 08:23

Immagine d'illustrazione
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Ti-Press

I clan mafiosi sfruttano l'emergenza Covid. Le indagini rivelano che stanno già tentando di accedere alle misure di sostegno all'economia e di infiltrarsi nei servizi di sanificazione per le strutture turistiche e commerciali.

Il pericolo è che ora cerchino di mettere le mani sui vaccini. A lanciare l'allarme è il quarto rapporto dell'Organismo di monitoraggio istituito dal capo della Polizia italiana sul rischio di infiltrazione nell'economia da parte delle mafie.

La diffusione dei vaccini, segnala il documento, potrebbe interessare i gruppi criminali per «l'elevata domanda» e per «la fisiologica bassa offerta iniziale».

Dal rapporto emerge inoltre un boom di attacchi informatici nell'era della pandemia. Quelli diretti alle Infrastrutture critiche di rilevanza nazionale nei primi dieci mesi del 2020 sono aumentati del 353% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con un incremento del 104% delle persone denunciate.

In controtendenza con la generalità dei reati- che dall'inizio dell'emergenza Covid sono calati del 25%, in rapporto con il 2019 – quelli informatici hanno registrato un aumento di quasi il 35% (passando da 86'811 a 117'060). Secondo il dossier sia gli attacchi diretti alle grandi Infrastrutture italiane erogatrici di servizi essenziali sia quelli rivolti a singoli enti, imprese o cittadini, sono «ascrivibili all'operato di sodalizi ben strutturati, spesso operanti a livello transnazionale», e hanno soprattutto una matrice criminale di natura puramente economica, orientata al conseguimento di profitti illeciti.

Ne è stato vittima anche il sistema sanitario e della ricerca e in questo caso l'obiettivo era carpire «informazioni riservate riguardanti lo stato di avanzamento della pandemia e l'elaborazione di misure di contrasto, specie con riguardo all'approntamento di vaccini e terapie anti-Covid». Alcune delle più rilevanti Infrastrutture sanitarie italiane impegnate nel trattamento dei pazienti Covid sono state inoltre oggetto di campagne di «cyberestorsione». Si sono viste chiedere cryptovalute per ripristinare l'operatività dei loro sistemi insidiati da attacchi di tipo ransomware concepiti allo scopo di rendere inservibili – mediante cifratura – i dati sanitari contenuti al loro interno.

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