Guerra commerciale L'obiettivo dei dazi? Trump segue le idee d'un economista, ma a modo suo. Le spiegazioni

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9.4.2025 - 06:01

L'obiettivo del presidente statunitense Donald Trump è quello di riportare negli Stati Uniti la produzione di molti beni che attualmente avviene all’estero.
L'obiettivo del presidente statunitense Donald Trump è quello di riportare negli Stati Uniti la produzione di molti beni che attualmente avviene all’estero.
KEYSTONE

Le recenti decisioni sui dazi del presidente Trump, basate su un rapporto dell'economista Stephen Miran, mirano a rilanciare la produzione interna e ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti. L'analisi del giornalista economico della RSI Marzio Minoli.

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Paolo Beretta, Igor Sertori

Hai fretta? blue News riassume per te

  • La prima ondata di dazi imposta da Donald Trump per tutti i partner commerciali prevede un aumento minimo del 10%.
  • Per la Svizzera, da mercoledì, saranno del 31% .
  • Il giornalista economico della RSI Marzio Minoli ha spiegato su Rete Uno le origini delle misure, il loro obiettivo e perché il tycoon non ha torto sul fondo, ma nei modi.
  • I provvedimenti sono in parte contenuti in un rapporto del novembre 2024 dell'economista Stephen Miran, capo del gruppo di consiglieri economici del presidente statunitense.
  • L'obiettivo è chiaro: riportare negli Stati Uniti la produzione di molti beni che attualmente avviene all’estero, in modo da creare posti di lavoro, ricchezza e ridurre la bilancia commerciale che da 50 anni circa è negativa.
  • Le tariffe dovrebbero spingere le aziende a produrre su suolo statunitense, ovviando così al problema significativo del dollaro forte, che rende i beni « Made in USA» più costosi, spingendo i consumatori verso prodotti importati.
  • L'economista statunitense propone un aumento graduale dei dazi, ma Trump adotta un approccio più aggressivo.

Le borse mondiali sono in agitazione a causa dei dazi imposti dal presidente statunitense Donald Trump. La prima ondata prevede un aumento del 10% per tutti i partner commerciali, seguita da quelli più elevati, fino al 31% per paesi come la Svizzera, che entrano in vigore mercoledì.

Queste misure derivano, tra l'altro, da un rapporto del novembre 2024 dell'economista Stephen Miran, attualmente a capo del gruppo di consiglieri economici di Trump.

Ma cosa rende questo studio così influente? Lo ha spiegato nel dettaglio il giornalista economico della RSI Marzio Minoli al Radiogiornale sulla Rete Uno

Riportare la produzioni di molti beni negli USA

Secondo Marzio Minoli, Trump ha un obiettivo chiaro: «Donald Trump ha un obiettivo dichiarato: riportare negli Stati Uniti la produzione di molti beni che attualmente avviene all’estero, in modo da creare posti di lavoro, ricchezza e ridurre la bilancia commerciale che da cinquant’anni circa è negativa».

Gli Stati Uniti, infatti, importano più di ciò che esportano.

I dazi per ovviare al problema del dollaro forte

Il dollaro però rappresenta un problema significativo. Essendo la principale valuta di riserva, un dollaro forte rende i beni statunitensi più costosi, spingendo i consumatori verso prodotti importati.

Molti economisti ritengono che l moneta statunitense sia sopravvalutata del 25%.

Minoli spiega che una svalutazione del 20% potrebbe incentivare la produzione interna, ma raggiungere questo obiettivo è complesso. I dazi diventano quindi uno strumento per stimolare le aziende a produrre negli Stati Uniti, evitando così di pagare tariffe elevate.

Dazi come leva, in maniera graduale

Tuttavia, i dazi possono causare inflazione e un aumento dei tassi d'interesse. Il rapporto di Miran suggerisce che una loro applicazione graduale potrebbe mitigare questi effetti.

Il giornalista della RSI sottolinea inoltre come le tariffe possono essere usate come leva negoziale: iniziare con delle basse e aumentarle se i Paesi non collaborano. Questo potrebbe portare a una svalutazione delle valute estere, rendendo i prodotti importati più economici e compensando i dazi.

Resta da vedere se la svalutazione delle valute estere sarà sufficiente a bilanciare l'aumento dei dazi.

Minoli cita l'esempio della Cina: «Nel primo mandato Trump, il risultato tra dazi da una parte e svalutazione dello yuan dall’altra portò a un aumento dei prezzi del 4,1%, stando al rapporto Miren. L’inflazione restò contenuta».

L'approccio più aggressivo di Trump

L'economista statunitense propone un aumento graduale dei dazi, ma Trump ha adottato un approccio più aggressivo, inventando cifre sulle tariffe applicate dagli altri paesi.

La Svizzera, ad esempio, è particolarmente colpita, con una del 31% sui suoi prodotti, nonostante non applichi dazi sui prodotti americani.

Il redattore ha scritto questo articolo con l'aiuto dell'AI.