«Dopo le elezioni ci saranno grossi disordini, a prescindere da chi vincerà»

Di Gil Bieler

5.10.2020

Sprint finale nella turbolenta campagna elettorale statunitense: un ricercatore dell'Università di Zurigo spiega quale tattica sta adottando Donald Trump, perché i democratici non sono impotenti e per quale ragione non ci sarà un trasferimento di potere pacifico. 

Tra un mese, il 3 novembre, gli americani eleggeranno un nuovo presidente. E come se la campagna elettorale non fosse stata già abbastanza insolita, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e sua moglie Melania Trump sono risultati anche positivi al Coronavirus.

L’annuncio è arrivato nel bel mezzo della fase cruciale della corsa alla Casa Bianca. Quale candidato è in vantaggio prima dello sprint finale? «blue News» l’ha chiesto a Marco Steenbergen, esperto conoscitore degli Stati Uniti dell’Università di Zurigo.

Signor Steenbergen, la settimana scorsa, il primo duello televisivo tra Trump e Biden ci ha fatto vedere due candidati che si insultano e che parlano ognuno per conto proprio. Questo mostra anche lo stato della nazione?

Credo che dimostri piuttosto quanto queste elezioni siano importanti per entrambe le parti. E il dibattito ha rivelato ancora una volta la personalità di Donald Trump. Non ha nemmeno provato a tenere una discussione sui contenuti. Voleva invece dimostrare che l’atteggiamento da statista di Biden sarebbe andato in frantumi se si fosse trovato sotto forte pressione. Trump non ha mai voluto esprimere la propria opinione in modo costruttivo ma piuttosto provocare e monopolizzare completamente il dibattito.

Cosa che gli è anche riuscita. La sostanza non è stata oggetto di discussione.

Esatto, è spesso il caso di dibattiti di questo tipo, ma questa volta alla fine lo spettatore ha imparato davvero poco.

A proposito di Marco Steenbergen

Marco Steenbergen è professore di scienze politiche all’Università di Zurigo. Una delle sue principali aree di ricerca è la politica statunitense. Ha studiato ad Amsterdam e alla Stony Brook University nello Stato di New York.

Allora quale candidato ha avuto la meglio?

Credo che ci siano stati solo perdenti – ma quello che ha perso di meno è stato Joe Biden. Allo stesso tempo, però, non è riuscito a segnare punti. Non ci ha guadagnato nulla. Tuttavia, la maggior parte di coloro che hanno visto il dibattito si sono comunque chiesti cosa stesse succedendo a Trump. Ha fatto alcune cose che non si fanno in un format televisivo di questo tipo.

Può fare un esempio concreto?

Ha accusato il figlio di Biden di essere un tossicodipendente. Già questo è un tabù assoluto. E ancora peggio: Trump si è rifiutato ancora una volta di prendere le distanze dal movimento razzista bianco, la cosiddetta supremazia bianca. Al contrario, ha sostenuto che tutta la violenza negli Stati Uniti proviene dall’Antifa di sinistra, contraddicendo così l’FBI. Come sempre, riceverà applausi dalla sua base, ma non riuscirà a conquistare nuovi elettori. In ogni caso, con questo dibattito ha fallito nei suoi tentativi di conquistare gli elettori di colore.

Nella nostra ultima conversazione a luglio, lei ha espresso dubbi sul fatto che Trump avrebbe accettato una sconfitta. Oggi, non sembra esserci più alcun dubbio al riguardo ...

Non accetterà una sconfitta, questo sembra ormai certo. Trump non se ne andrà così. Ci sono sempre nuove notizie su come voglia cambiare le regole del gioco a suo favore. Inoltre, dopo la morte del giudice Ruth Bader Ginsburg, si trova in una posizione di vantaggio: può contare sul fatto di aver nominato un nuovo membro della Corte Suprema prima delle elezioni e di potervi stabilire una netta maggioranza conservatrice. In caso di contestazione dei risultati elettorali, potrà avere una Corte Suprema schierata a suo favore. Anche questa mi sembra una strategia da parte sua.

L’ultima volta che è emersa la questione di un trasferimento di potere pacifico, il leader dei repubblicani al Senato Mitch McConnell ha garantito che tale trasferimento sarebbe avvenuto in quel modo. Con questo ha tracciato una linea rossa che il presidente non deve oltrepassare?

Beh, non so cosa pensare di Mitch McConnell e delle sue linee rosse. Quattro anni fa, ne tracciò un’altra per impedire una nuova assunzione di giudici alla Corte Suprema durante un anno di elezioni – e ora si comporta in modo completamente diverso.

E i democratici, possono fare qualcosa?

I democratici potrebbero conquistare la maggioranza in Senato – perché anche lì verranno assegnati alcuni posti. Anche se in questa campagna elettorale nulla è certo, per lo meno i sondaggi in Stati come Georgia, Carolina del Sud e Iowa mostrano un cambio di posizione a favore dei democratici. Se otterranno effettivamente la maggioranza, la realtà sarà molto diversa: allora Trump potrebbe dire «Non me ne vado» ma a quel punto ci sarebbe di nuovo una procedura di impeachment. Solo che questa volta verrebbe anche destituito.

In quali strati dell’elettorato si sta ancora decidendo la campagna elettorale?

Tradizionalmente c’è un gruppo di elettori indecisi, ma questa volta è molto più piccolo del solito. Questa è una differenza rispetto alla campagna elettorale del 2016, quando moltissimi cittadini non rivelarono fino alla fine per chi avrebbero votato. E Biden ha ancora un vantaggio.

Cioè?

Allora, o i sondaggi sono completamente fuori strada per quanto riguarda il sostegno di Trump o le cose non stanno andando davvero bene per lui. Ad esempio, alcuni Stati sono in bilico e Trump dovrebbe chiaramente conquistarli. È il caso dell’Ohio e della Georgia. E se si parla di un duello serrato anche in Texas, allora ciò dimostra che Trump ha seri problemi.

Torniamo a Joe Biden: molti commentatori hanno criticato il fatto che in campagna elettorale dovrebbe spingere un po’ di più l’acceleratore. È d’accordo con questa affermazione?

Anch’io lo trovo troppo assente. Certo, è una strana campagna elettorale per via della pandemia di Coronavirus, ma Biden potrebbe essere molto più presente. Dovrebbe esserlo anche perché con la nomina di un nuovo giudice della Corte Suprema, la sua candidata alla vicepresidenza Kamala Harris deve essere spesso a Washington in quanto fa parte della Commissione giustizia del Senato. In fin dei conti, per quanto riguarda la campagna elettorale negli «Swing States» è molto ben rappresentato, ma non personalmente.

La società statunitense può ancora riprendersi da questi quattro anni di mandato di Trump?

Temo di essere piuttosto pessimista al riguardo. Penso che dopo le elezioni ci saranno grossi disordini, indipendentemente da chi vincerà, ma spero sia solo una situazione passeggera. Poi dovrà iniziare il difficilissimo lavoro di trovare una visione comune per il Paese polarizzato, tuttavia senza esagerare: ci sono anche tantissimi statunitensi che hanno nostalgia della normalità.

Quali sono i compiti che attendono il vincitore?

Non sarà tutto rose e fiori. Se Biden dovesse vincere, dovrà affrontare tre crisi contemporaneamente: la pandemia di Coronavirus, la crisi economica e il dibattito sulla violenza della polizia e la discriminazione razziale. Se dovesse vincere Trump, la spaccatura durerà ancora. Perché se c’è una cosa che ha dimostrato, è che non si considera il presidente di tutti gli americani.

Il 22 agosto, un gruppo di estremisti di destra ha tenuto una manifestazione a Portland, in Oregon, con il motto «Say No to Marxism».
Keystone
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