Tensione tra Cina e GiapponeUn drone cinese vola vicino a Taiwan, Tokyo fa decollare i suoi jet
SDA
17.11.2025 - 19:48
Immagine d'archivio
KEYSTONE
Il Giappone ha fatto decollare i caccia dopo il sospetto avvistamento di un drone vicino a Taiwan, seguendo i protocolli di risposta a violazioni o minacce percepite nel suo spazio aereo.
«Un velivolo senza pilota, ritenuto di origine cinese, è stato confermato in volo tra l'isola Taiwan e Yonaguni», il punto più meridionale dell'arcipelago nipponico, in base a un post su X del ministero della Difesa. L'episodio, avvenuto il 15 novembre, la dice lunga sulle tensioni bilaterali in decisa crescita.
Tokyo non cambia la sua politica di sicurezza
Tokyo, dopo un weekend agitato, ha mosso per una de-escalation dello scontro con la Cina su Taiwan, che ha spinto Pechino a esortare i connazionali a evitare i viaggi e gli studenti a rinunciare ai piani nel Sol Levante.
Masaaki Kanai, a capo del dipartimento del ministero degli Esteri per gli affari asiatici, è già arrivato nella capitale cinese per incontrare l'omologo Liu Jinsong, con la difficile missione di riferire che la politica di sicurezza del Giappone non è cambiata e di sollecitare la Cina a evitare danni ulteriori ai legami.
La Cina non permetterà, con qualsiasi mezzo, a Taiwan di staccarsi
La disputa è scoppiata dopo che la premier Sanae Takaichi, in una sessione parlamentare del 7 novembre, ha detto che un attacco cinese a Taiwan, capace di minacciare la sopravvivenza del Giappone, potrebbe innescare la risposta militare in base alla «autodifesa collettiva».
I suoi commenti hanno causato l'ira di Pechino che rivendica la sovranità sull'isola. La Cina è disposta «a fare ogni sforzo per la riunificazione pacifica», ma «non prometteremo mai di rinunciare all'uso della forza, né lasceremo spazio a qualsiasi forma di attività separatista per l'indipendenza di Taiwan», ha ricordato l'ambasciata cinese in Giappone su X.
«Diversi canali di comunicazione sono aperti», ha detto il capo di gabinetto di Tokyo, Minoru Kihara. Tuttavia, il premier cinese Li Qiang non ha intenzione di incontrare Takaichi a margine del G20 (22-23 novembre) in Sudafrica, ha assicurato la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning. Il Giappone, invece, dovrebbe ritrattare le sue dichiarazioni «ingiuste», ha rincarato.
Palpabile tensione tra Tokyo e Pechino
La tensione bilaterale potrebbe persistere per mesi. «La Cina sa che Takaichi non può ritrattare i commenti, è all'inizio del suo mandato e, dato che la sua posizione non è ancora stabile, è possibile voglia testare più a fondo i suoi limiti. Quindi, punterà ad aumentare la pressione sul Giappone tra sanzioni, stretta ai legami economici, diplomatici e militari, secondo metodi visti in passato», ha detto una fonte diplomatica occidentale a Pechino, in un colloquio con l'Agenzia di stampa italiana Ansa.
L'ultima volta nel 2012
Nell'ultima grande disputa tra i due Paesi, quella del 2012 sulle isole contese Senkaku/Diaoyu, il Giappone subì un lungo boicottaggio su merci e viaggi che gli costò una perdita di Pil di circa lo 0,5%. E domenica, quattro navi della guardia costiera cinese hanno navigato nelle acque intorno al piccolo arcipelago nel mar Cinese orientale, controllate dal Giappone ma rivendicate dalla Cina.
Cresce la popolarità della premier Takaichi
Intanto, a dispetto dello scontro diplomatico, la popolarità di Takaichi, prima donna premier del Sol Levante dallo scorso mese, vola al 69,9% (+5,5% da fine ottobre), secondo un sondaggio della Kyodo. Il Partito liberaldemocratico di Takaichi e l'alleato Nippon Ishin continueranno il dialogo per la prima modifica formale alla Costituzione pacifista del dopoguerra allo scopo di superare i limiti dell'articolo 9 che vietano a Tokyo di avere «potenziale bellico».
Il Sol Levante, in altri termini, intende ripensare il suo ruolo strategico, con una visione meno «difensiva» e più integrata nel sistema di sicurezza collettiva a guida Usa, insieme agli altri alleati.