Parla l'ex ministro svizzeroIl duro giudizio sul Board of Peace per Gaza: «Cose da far piangere»
SDA
22.1.2026 - 18:01
Joseph Deiss è stato a lungo responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri.
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La creazione del Board of Peace, il consiglio di pace promosso a Davos dal presidente americano Donald Trump, solleva scetticismo e forti critiche.
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22.01.2026, 18:01
22.01.2026, 18:11
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Fra i più decisi oppositori si schiera ora l'ex consigliere federale Joseph Deiss, che in un'intervista ha definito l'iniziativa «zum jammern», ovvero una cosa da far piangere.
Deiss, che nel 2010 presiedette l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha letto la Carta del consiglio e non ha usato mezzi termini per descriverla: «È inaudita», afferma in dichiarazioni riportate dal Tages-Anzeiger. Cose «da far rizzare i capelli» che lasciano senza parole.
«Cagnolini in braccio a Trump»
La critica dell'ex ministro degli esteri elvetico si concentra sulla struttura ipercentralizzata del Board of Peace. Come Chairman non viene nominato il presidente degli Stati Uniti, ma esplicitamente Donald Trump, e a vita. I membri vengono invitati dal Chairman, esclusi dal Chairman, lui solo determina il suo successore e ha diritto di veto su tutte le risoluzioni.
Questa concentrazione di potere, secondo l'80enne, è inaccettabile e mina la sovranità degli stati partecipanti. «Lì comanda solo il Chairman: tutti gli altri sono i cagnolini in braccio a Trump», argomenta l'uomo politico eletto nelle file dell'allora PPD (oggi Centro). Il suo verdetto è netto: «Questa Carta è incompatibile con i nostri principi costituzionali. Se firmassimo una cosa del genere, potremmo dire addio alla nostra sovranità».
L'invito alla Svizzera
Per questo, Deiss invita la Svizzera e gli altri paesi europei a resistere alla tentazione di aderire. La sua raccomandazione alle autorità elvetiche è chiara: si deve declinare gentilmente e amichevolmente. Ma ciò non basta: a suo avviso si doverebbe parlare chiaro, «tutto il resto sarebbe da vigliacchi». La sua speranza è che un rifiuto collettivo dell'Europa possa rafforzare la coesione continentale.
Oltre alle riserve di principio, l'ex consigliere federale (1999-2006) ed ex presidente della Confederazione (2004) esprime forti dubbi sulla fattibilità stessa dell'operazione, prevedendone un rapido fallimento strutturale: «Non può funzionare a lungo. Il Board è così mal concepito che crollerà su se stesso», conclude.