Malgrado nuovi negoziati Ecco cinque punti non favorevoli a una pace in tempi brevi in Ucraina

Philipp Dahm

1.12.2025

Il presidente russo Putin insieme al suo omologo USA Trump.
Il presidente russo Putin insieme al suo omologo USA Trump.
Keystone/EPA/Sergey Bobylev/Sputnik/Kremlin Pool

Donald Trump sta facendo tutto il possibile per porre fine alla guerra in Ucraina e sta anche cercando di accelerare i tempi. E, visto l'obiettivo anche di ottenere il Premio Nobel per la pace, il 79enne non si sottrae a misure radicali. Ci sono però ben cinque punti contrari a un rapido successo al tavolo dei negoziati.

Philipp Dahm

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Questa settimana Steve Witkoff a Mosca e Dan Driscoll a Kiev vogliono portare avanti il piano di pace degli Stati Uniti.
  • Ma ci sono cinque ostacoli a un risultato positivo.
  • E non si può escludere una sconfitta economica della Russia.

Volodymyr Zelensky si aspetta «importanti negoziati» questa settimana, in vista di una pace nella sua Ucraina: «Stiamo preparando un terreno solido per queste trattative», ha annunciato il 27 novembre.

È infatti previsto un nuovo incontro tra il presidente ucraino e il suo omologo statunitense Donald Trump.

Negli scorsi giorni Kiev e Washington hanno segnalato l'esistenza di una posizione ampiamente comune. Ci sarebbero solo delle piccole differenze, anche se è possibile che dietro a ciò si nasconda la questione centrale di come trattare le aree occupate dai russi in Ucraina.

Per parlarne in modo sempre più approfondito, l'inviato speciale statunitense Steve Witkoff volerà di nuovo a Mosca, mentre per il coordinamento con l'Ucraina rimane «solo» il segretario dell'Esercito, Dan Driscoll, il quale ha avvertito Kiev che il Paese sta affrontando una «sconfitta imminente».

Vittoria o sconfitta sul campo di battaglia, ci sono comunque diversi altri ostacoli che potrebbero far fallire gli sforzi. Ecco le possibili pietre d'inciampo sulla strada della pace.

Chi ha diffuso la conversazione tra Witkoff e Ushakov a Mosca?

Dopo l'ultima visita di Steve Witkoff in Russia, qualcuno ha fatto trapelare a «Bloomberg» le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra il confidente di Trump e l'inviato speciale di Vladimir Putin Yuri Ushakov.

Ciò ha suscitato indignazione perché la versione iniziale degli Stati Uniti era più una lista di desideri russi che un vero e proprio piano di pace, che prendesse in considerazioni entrambe le parti in causa.

More evidence that the Trump/Witkoff “peace plan” for Ukraine came straight from the Russians - it uses Russian syntax. www.theguardian.com/world/live/2...

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— Ron Filipkowski (@ronfilipkowski.bsky.social) 21. November 2025 um 16:58

Ora ci si chiede chi abbia passato queste informazioni e perché. Il «Wall Street Journal» (WSJ) elenca i possibili responsabili.

Ad esempio, si sospetta che possa essere un servizio segreto europeo. L'obiettivo sarebbe quello di rendere pubblico il piano, troppo amichevole per la Russia, per evitare che venga portato avanti.

Someone (Rubio?) is MEGA pissed at the Ukraine peace plan situation if they leaked a full on *recording* of this Witkoff call (with transcript, lol).

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— George Pearkes (@peark.es) 25. November 2025 um 20:51

Gli europei, invece, sospettano che il colpevole sia a Mosca, perché pubblicizzando un piano con richieste che Kiev può solo rifiutare, il Cremlino sta posizionando l'Ucraina come la parte che resiste alla pace.

Secondo l'interpretazione, la Russia ha interesse a continuare la guerra e conta sull'interruzione dei colloqui. Una fonte europea ipotizza inoltre che i russi vogliano dimostrare con una fuga di notizie di avere Witkoff in tasca.

Una terza possibilità avanzata dal «Wall Street Journal» è un tradimento da parte di un americano, che teme che Trump possa concludere un accordo che favorisca Putin.

Chiunque ci sia dietro, è certo che voglia far fallire ancora una volta i negoziati di pace.

L'intransigenza di Putin

Il 27 novembre il presidente russo ha parlato in modo eloquente del processo di pace. «Nel complesso, abbiamo notato che la parte statunitense sta tenendo conto della nostra posizione, che è stata discussa prima di Anchorage e dopo l'Alaska», ha affermato Putin in vista del vertice con Trump di agosto.

«Per quanto riguarda alcuni settori, dobbiamo assolutamente sederci insieme e discutere seriamente di alcune questioni», ha affermato il 71enne durante la visita di Stato a Bishkek, in Kirghizistan, secondo quanto riportato da «ABC News».

Non è però ancora stato concordato un piano, che però sarebbe «inutile» alla luce dell'attuale Governo ucraino, al quale Putin nega ancora una volta la legittimità.

Il presidente insiste sul ritiro delle truppe di Kiev da Donetsk e finché questo non avverrà, non ci sarà nemmeno un cessate il fuoco: «Se le truppe ucraine lasceranno il territorio occupato, le operazioni militari cesseranno. Se non se ne andranno, le faremo andare via noi con la forza delle armi».

La Russia è dunque pronta a combattere «fino all'ultimo ucraino».

Tatiana Stanovaya del think tank berlinese Carnegie Russia Eurasia Center spiega il tutto con parole chiare su X: «Al momento, non vedo nulla che possa costringere Putin a ricalcolare i suoi obiettivi o a rinunciare alle sue richieste fondamentali. Queste sono rimaste sostanzialmente invariate per oltre due anni. E lui è più fiducioso che mai sulla situazione sul campo di battaglia».

Anche Zelensky insiste sulle richieste fondamentali

Nel frattempo, l'ex confidente di Zelensky Andriy Jermak aveva sottolineato in un'intervista a «The Atlantic» che Kiev non è disposta a ritirarsi da territori che la Russia non possiede nemmeno: «Nessuna persona sana di mente firmerebbe oggi un documento per rinunciare a un suo territorio».

Il suo ragionamento è questo: «Finché Zelensky sarà presidente, nessuno deve aspettarsi che cederà delle terre. La Costituzione lo vieta e quindi nessuno può farlo, a meno che non voglia andare contro la Costituzione e il popolo ucraino».

C'è da sottolineare che si tratta di una delle ultime interviste che Jermak ha rilasciato alla stampa occidentale: il capo dell'ufficio presidenziale ucraino si è infatti dimesso dal suo incarico a seguito di una perquisizione domiciliare da parte dell'autorità anticorruzione.

L'Ucraina non può comunque permettersi di ritirarsi dalla parte di Donetsk che non è ancora stata conquistata. Quest'area contiene una cintura di fortezza con diverse città pesantemente fortificate.

In base all'attuale andamento della guerra, la Russia impiegherebbe anni per conquistare completamente Donetsk e nel frattempo subirebbe ingenti perdite.

ISW

Se Donetsk dovesse cadere nelle mani di Putin, la Russia non solo avrebbe un percorso relativamente chiaro per avanzare nuovamente verso ovest, ma l'Ucraina perderebbe anche milioni di cittadini e opportunità economiche.

Zelensky ha però un enorme problema su questo punto: Trump è pienamente in linea con Putin.

Il 29 novembre, il presidente ha semplicemente ignorato le preoccupazioni di Kiev, ma anche degli Stati dell'UE, riguardo al desiderio della Russia di annettere Donetsk: ha infatti riconosciuto il desiderio di Mosca di annetterla.

Si tratta di un chiaro dilemma per Zelensky. meglio violare la Costituzione e la volontà del popolo o rischiare di perdere l'aiuto degli Stati Uniti?

Terzi che rifiutano il piano

Nella prima versione del cosiddetto piano di pace, la NATO avrebbe dovuto impegnarsi a non espandersi ulteriormente e a escludere l'inclusione dell'Ucraina. E questo il segretario generale dell'Alleanza non può accettarlo.

«La Russia non ha voce in capitolo o diritto di veto sulla questione di chi può diventare membro della NATO. L'adesione richiede l'unanimità all'interno dell'alleanza», ha sottolineato Mark Rutte in un'intervista al quotidiano spagnolo «El Pais».

La versione del piano rivista a Ginevra è «una buona base per ulteriori negoziati», ma sono ancora necessarie «discussioni separate e parallele» con la NATO «su alcune questioni». La pace deve garantire «che Putin non tenti mai più di attaccare l'Ucraina».

Rutte ha ribaduto: «Se l'adesione alla NATO non è un'opzione, dobbiamo almeno offrire garanzie di sicurezza abbastanza forti da assicurare che la Russia non ci provi mai più».

L'UE è sulla stessa linea: «Se vogliamo evitare che questa guerra continui, allora dovremmo limitare l'esercito russo e il suo bilancio militare», ha dichiarato il 26 novembre il rappresentante dell'UE per gli affari esteri a «Euronews». «Se si spende quasi il 40% [del bilancio] per l'esercito, allora vorranno usarlo di nuovo, e questa è una minaccia per tutti noi».

E le sanzioni?

Sono appena state discusse la consegna di missili da crociera Tomahawk all'Ucraina e ulteriori sanzioni statunitensi a Mosca, ma da quando il cosiddetto piano di pace è stato reso pubblico non se ne è più parlato.

Ciò infastidisce sia il finanziere americano-britannico Bill Browder che il giornalista YouTube filo-ucraino Jake Broe

Non c'è mai stata la possibilità che questo piano venisse accettato, scrive Browder su X. Il rumore è solo una distrazione: «Tutti hanno dimenticato le sanzioni statunitensi contro i principali acquirenti di petrolio russo».

Un progetto di legge in tal senso era già nel cassetto. «Se gli Stati Uniti fossero andati fino in fondo, la Russia sarebbe stata fuori in sei mesi».

By getting Trump to endorse and push Russia's "peace plan," Steve Witkoff successfully took the sanctions pressure off Russia. Last week we were talking about Congress voting to sanction Russia and now we are not.

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— Jake Broe (@realjakebroe.bsky.social) 26. November 2025 um 04:23

«Le sanzioni contro le compagnie petrolifere russe sono state piuttosto efficaci», aggiunge Broe. «E se ne facessero altre? Che ne dite di sanzioni contro le banche russe?».

Anche i piani di sanzioni di diversi senatori statunitensi sono stati accantonati. «Sono state accantonate perché la Russia vuole la pace», critica l'americano, che parla di «una tattica per temporeggiare».

Il quotidiano britannico «Guardian» aggiunge che l'Occidente potrebbe imporre sanzioni anche su altre industrie essenziali per la macchina bellica russa. Ad esempio, ci sono solo poche aziende al mondo che producono lubrificanti meccanici. Senza olio per motori di carri armati e veicoli, Mosca avrebbe seri problemi...