Vuole miliardi di risarcimento «In settimana presento la denuncia»: ecco il riassunto della faida fra Donald Trump e la BBC

dpa

16.11.2025 - 11:28

Il presidente degli Stati Uniti Trump vuole fare causa alla BBC per ottenere miliardi.
Il presidente degli Stati Uniti Trump vuole fare causa alla BBC per ottenere miliardi.
Manuel Balce Ceneta/AP/dpa

Le scuse non bastano a Donald Trump: il presidente degli Stati Uniti vuole anche intraprendere un'azione legale contro la «BBC». Il motivo scatenante è un programma sul giorno in cui i suoi sostenitori hanno preso d'assalto il Campidoglio.

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DPA, Agence France-Presse, Redaktion blue News

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Donald Trump vuole intentare una causa miliardaria contro la «BBC», accusandola di aver manipolato un suo discorso del 6 gennaio 2021.
  • L'emittente ha ammesso errori nel montaggio ma nega che ci siano basi per una causa per diffamazione.
  • Critici vedono nell'iniziativa di Trump un nuovo tentativo di intimidire i media a lui sgraditi.

Nonostante le scuse della «BBC», il presidente statunitense Donald Trump vuole intentare una causa miliardaria contro l'emittente britannica. La denuncia sarà «probabilmente presentata durante la prossima settimana» e punterà a un risarcimento compreso tra uno e cinque miliardi di dollari, ha dichiarato il repubblicano ai giornalisti a bordo dell'Air Force One. «Hanno cambiato le parole uscite dalla mia bocca», ha accusato.

All’origine della vicenda c'è una trasmissione televisiva, in particolare il montaggio di un discorso pronunciato da Trump il 6 gennaio 2021, utilizzato dal programma «Panorama». La puntata era andata in onda poco prima delle elezioni presidenziali del novembre 2024, poi vinte da Trump contro la democratica Kamala Harris.

Una trasmissione sullo sfondamento del Campidoglio

Per la trasmissione, la «BBC» aveva assemblato delle parti provenienti da diversi momenti del discorso che l'allora presidente aveva rivolto ai suoi sostenitori. Quella giornata, a Washington, era sfociata nel violento assalto al Campidoglio, dove il Congresso avrebbe dovuto certificare la vittoria elettorale del democratico Joe Biden.

Trump - sconfitto dopo il suo primo mandato (2017-2021) ma ancora in carica - aveva ribadito nel discorso la sua più volte smentita tesi secondo cui la vittoria gli sarebbe stata sottratta tramite brogli. Dopo quel discorso, i suoi sostenitori fecero irruzione nella sede del Parlamento.

La «BBC» ha riconosciuto degli errori. Nella trasmissione era emersa involontariamente l’impressione che si trattasse di un'unica sequenza di frasi. Questo poteva far credere che Trump avesse incitato direttamente alla violenza, ha spiegato l'emittente sul proprio sito. La «BBC» ha anche presentato le sue scuse all'ex presidente. L'episodio è stato indicato come uno dei motivi principali delle dimissioni del direttore generale Tim Davie e della giornalista responsabile dell'informazione Deborah Turness.

La BBC: «Nessuna base per una causa per diffamazione»

Lo staff legale di Trump aveva minacciato una causa se la «BBC» non avesse chiesto scusa, ritirato la trasmissione e pagato un risarcimento. Gli avvocati avevano fissato una scadenza per la sera di venerdì, minacciando una richiesta di almeno un miliardo di dollari (circa 795 milioni di franchi). Poche ore dopo il termine, Trump ha poi annunciato la sua intenzione di procedere con la causa.

La «BBC» ha dichiarato che la puntata non sarebbe più stata riproposta, ma ha escluso il pagamento di un risarcimento. L'emittente sostiene che non ci siano basi per un'azione legale per diffamazione.

Tra le ragioni indicate in una lettera agli avvocati di Trump, l'emittente britannica ha ricordato che la puntata di «Panorama» non era stata diffusa sui canali statunitensi e che era accessibile solo al pubblico britannico.

Inoltre, non avrebbe danneggiato Trump, che poco dopo la messa in onda aveva comunque vinto le elezioni presidenziali. Il montaggio non era stato concepito per essere fuorviante, ma semplicemente per condensare un discorso più lungo.

Trump: «Niente è più fake della BBC»

In un’intervista pubblicata sabato dal canale britannico di destra «GB News», Trump ha sostenuto che un'azione legale è necessaria per evitare future distorsioni anche ai danni di altre persone. «È stato qualcosa di inaudito. Se non si fa nulla, non si impedirà che accada di nuovo», ha detto.

Il tycoon ha aggiunto di aver ottenuto «molti successi» nelle sue cause contro le «fake news» dei media. «Ma non ho mai visto nulla di così fake come la BBC», ha affermato.

Causa come attacco ai media sgraditi?

Da anni Trump si descrive come vittima di una stampa particolarmente ostile e critica nei suoi confronti. Negli Stati Uniti ha già intrapreso azioni legali contro diverse testate, tra cui «CBS» e «ABC». In entrambi i casi le parti hanno raggiunto un accordo milionario, evitando il processo. I critici vedono nelle cause di Trump tentativi di intimidazione che rappresenterebbero un attacco alla libertà di stampa.

Di recente Trump ha denunciato anche il «New York Times», accusando il quotidiano di averlo «deliberatamente e maliziosamente» diffamato prima delle elezioni del 2024. Il repubblicano chiede un risarcimento di 15 miliardi di dollari (circa 11,9 miliardi di franchi).

Il giornale sostiene che la denuncia sia priva di qualsiasi base legale e rappresenti piuttosto un tentativo di ostacolare e intimidire il giornalismo indipendente.

«Un incubo per la BBC»

Certo è che la linea dura annunciata da Trump rischia di diventare un incubo per la «BBC». A sostenerlo è anche Sir Craig Oliver, già direttore di rete nel servizio pubblico britannico e poi braccio destro per la comunicazione a Downing Street dell'ex premier conservatore David Cameron.

Oliver ha sottolineato come si tratti di uno scenario pesante a prescindere dall'esito del procedimento (sul cui successo finale diversi esperti dubitano). Se infatti l'iter fosse avviato - ipotesi plausibile laddove un giudice della Florida riconosca che la «BBC» abbia potuto condizionare anche il pubblico statunitense - alla tv di stato del Regno non resterebbe che svenarsi: «spendendo denaro pubblico o per sostenere le spese legali o per cercare una transazione» extragiudiziale, a un costo inferiore rispetto alla richiesta di risarcimento processuale, ma comunque oneroso.

Questa seconda opzione rappresenterebbe peraltro una marcia indietro rispetto alla già citata linea seguita finora, in base alla quale l'emittente ha ammesso la manomissione del discorso del presidente nel documentario incriminato, ma evocando un errore involontario, senza intenzioni diffamatorie.