Da Beyoncé al PapaEcco perché l'ultima lista di nomi dei file Epstein è (quasi) solo fumo negli occhi
Philipp Dahm
18.2.2026
La procuratrice generale Pam Bondi (a destra) ha citato vari nomi: tra questi Beyoncé (a sinistra) e Bruce Springsteen (a destra).
Imago / Keystone / Fotomontaggio di blue News
Il Dipartimento di giustizia (DOJ) degli Stati Uniti ha rilasciato una lista di oltre 300 nomi di celebrità che compaiono nei file del dossier su Jeffrey Epstein. Quello che all'apparenza sembra un chiarimento, e in realtà più fumo negli occhi. Ecco perché.
Philipp Dahm
18.02.2026, 06:00
Philipp Dahm
Hai fretta? blue News riassume per te
Il Dipartimento di giustizia (DOJ) degli Stati Uniti ha pubblicato una lista di oltre 300 nomi, tra i quali anche celebrità, che compaiono nei file su Jeffrey Epstein.
Da Beyoncé al Papa, la lista di questi nominativi lanciata della procuratrice generale Pam Bondi presenta un problema: non è dato sapere la frequenza e il contesto in cui compaiono.
«Questa è la classe Epstein»: è così che il repubblicano Thomas Massie, che si batte per un chiarimento, descrive coloro che del suo stesso partito vogliono affossare la faccenda.
La repubblicana Marjorie Tylor Greene critica l'operato di Donald Trump nel caso: «L'unica ragione per cui ha firmato la proposta di legge della Camera dei rappresentanti è perché doveva farlo».
Il Dipartimento di giustizia (DOJ) degli Stati Uniti ha pubblicato un elenco di oltre 300 nomi di spicco che compaiono nei file su Jeffrey Epstein. Tra questi figurano celebrità, miliardari, potenti stranieri e politici statunitensi sia del Governo che dell'opposizione.
Ma nessuno è soddisfatto, anzi...
La procuratrice generale Pam Bondi ha voluto far credere alla nazione e a Washington che in sei pagine la sua agenzia ha pubblicato davvero tutto quello che c'è da sapere sul caso del condannato per abusi sessuali.
Allo stesso tempo, ha dato in pasto al mondo questi 300 nominativi, lasciando però aperta la questione della frequenza e del contesto in cui compaiono nei documenti.
Da Beyoncé al Papa
E così al lettore l'elenco si presenta come un bouquet variopinto di personalità che vengono tutte trattate allo stesso modo, anche se questo confonde e sminuisce la gravità del caso.
Basta scorrere velocemente lo sguardo sull'elenco per capirlo.
Basti pensare che, nonostante Marilyn Monroe sia stata un'icona sexy agli occhi del pubblico, quando l'attrice è morta all'età di 36 anni Epstein aveva appena nove anni.
E Elvis Presley può essere accusato di molte cose, ma non di aver avuto a che fare con il pedofilo, che aveva solo 24 anni quando il re del rock'n'roll è deceduto.
I democratici Bill e Hillary Clinton hanno qualcosa in comune con il repubblicano George W. Bush: tutti e tre sono anche nella lista dei nomi di Pam Bondi (foto d'archivio).
Keystone
Anche Papa Giovanni Paolo II è nella lista fornita da Bondi. Anche lui senza alcuna spiegazione sul contesto.
Meno sorprendente è la presenza di vari membri del Governo e dell'opposizione degli Stati Uniti, rappresentati dalla stessa procuratrice generale, e dai deputati Ro Khanna e Thomas Massie, che hanno fatto approvare la legge sulla divulgazione dei file sul defunto imprenditore.
Quale miliardario viene nominato più spesso?
Il problema è che è impossibile distinguere tra i veri colpevoli. Ad esempio, nell'elenco sono presenti molti presidenti statunitensi.
Non è chiaro però se Barack Obama o addirittura Ronald Reagan abbiano lo stesso peso di Donald Trump: quest'ultimo compare nei file «più di un milione di volte», afferma il deputato democratico Jamie Raskin, che ha potuto visionare i documenti parzialmente non censurati.
È inoltre noto che Epstein era particolarmente ben collegato all'industria tecnologica.
In effetti l'elenco omette alcuni nomi: i fondatori di Google Sergey Brin e Larry Page o il capo di Apple Tim Cook compaiono anche nei documenti pubblicati in precedenza, ma non nella «nuova» lista fornita da Bondi.
Uno compare più spesso nei file Epstein, l'altro meno: (da sinistra) Donald Trump, l'investitore Peter Thiel e il CEO di Apple Tim Cook.
Keystone
Ma è anche una questione di proporzione: Brin, Page e Cook compaiono rispettivamente 265, 293 e 152 volte, secondo «Mashable». Reid Hoffman, Bill Gates e Peter Thiel sono presenti 2'638, 2'527 e 2'273 volte.
Il presidente attacca uno dei promotori della legge sui file
La procuratrice generale sta rallentando le indagini sul caso invece di contribuire a chiarirlo e il presidente sta tirando le fila.
Almeno così sostiene Massie, uno dei due promotori dell'Epstein Act. Il ringraziamento? Lo stesso Trump e i suoi potenti donatori stanno ora sostenendo il suo avversario all'interno del partito.
«Questa è la classe Epstein», dice Massie all'ABC, descrivendo l'attacco proveniente ai suoi stessi ranghi. «Le persone che stanno finanziando gli attacchi contro di me possono essere o meno nei file di Epstein, ma sicuramente hanno contatti con persone che sono nel dossier».
Il tycoon aveva promesso trasparenza, ma non l'ha fornita, afferma Massie: «È ancora nella classe di Epstein». Il senatore chiede l'accesso senza censure a tutti i fascicoli: «Vogliamo poter vedere tutti questi documenti. Non possono nasconderli dopo averli creati».
«È diventata una questione politica enorme»
La lotta per la trasparenza continua, così come l'esame dei documenti.
Anche la repubblicana Nancy Maceha chiesto su X di pubblicare i file completi e critica il fatto che manchino dei nomi nell'elenco del DOJ. La deputata aveva anche visionato in precedenza i documenti parzialmente non censurati.
Una cosa è già chiara, analizza il «New York Times» «I file raccontano la storia di un efferato criminale che ha ottenuto un lasciapassare dalla classe dirigente in cui viveva perché aveva qualcosa da offrire loro: soldi, conoscenze, cene sontuose, un aereo privato, un'isola remota e, in alcuni casi, sesso».
Ma perché Trump ha firmato la legge su Epstein se vuole impedirne la pubblicazione?
«L'unica ragione per cui ha firmato la nostra proposta di legge che abbiamo approvato alla Camera dei rappresentanti è perché doveva farlo. È diventata una questione politica enorme», afferma l'ex deputata Marjorie Taylor Greene.
Marjorie Taylor Greene just admitted the Epstein files were blocked by Trump:
“He fought the hardest to STOP these files from being released.”
«Il più grande errore di calcolo politico nella carriera di Trump è stato quello di aver inizialmente etichettato la legge come una bufala e di essersi opposto alla sua pubblicazione».
«Così Thomas Massie, io, Nancy Mace e Lauren Boebert abbiamo dovuto votare con tutti i democratici per farla passare», ha detto l'ex deputata.
La vita e la carriera di Jeffrey Epstein, il pedofilo amico dei potenti
Il finanziere statunitense, condannato per reati sessuali, Jeffrey Epstein aveva rapporti influenti nel mondo della politica, dell'economia e dello spettacolo. Arrestato nel 2019 poche settimane dopo è morto in cella.