Fisco L'Ungheria pone il veto sulla minimum tax in Ue

SDA

16.6.2022 - 15:12

Il mancato raggiungimento di un accordo europeo in seguito al veto dell'Ungheria del premier Viktor Orban minaccia di bloccare lo slancio internazionale per la riforma fiscale globale. (Immagine d'archivio del 30 maggio)
Il mancato raggiungimento di un accordo europeo in seguito al veto dell'Ungheria del premier Viktor Orban minaccia di bloccare lo slancio internazionale per la riforma fiscale globale. (Immagine d'archivio del 30 maggio)
Keystone

L'Ungheria ha indicato la sua volontà di porre il veto sull'adozione della tassa minima per le multinazionali al 15% dell'utile nell'Ue. Lo annunciano fonti diplomatiche europee alla vigilia del vertice dell'Ecofin, ossia i ministri delle finanze degli Stati membri.

16.6.2022 - 15:12

Budapest ha espresso una posizione contraria netta e, spiegano le fonti, al momento non sembrano esserci prospettive per un accordo dell'ultimo minuto domani a Lussemburgo.

La contrarietà di Budapest è subentrata subito dopo che la Polonia – che fin qui si era opposta alla tassazione minima – aveva annunciato di togliere il suo veto, complice anche l'ok appena incassato al suo Piano nazionale di ripresa e resilienza dopo la pandemia di Covid-19. Per l'approvazione finale è necessaria l'unanimità tra i paesi membri.

Budapest, secondo quanto spiegano le stesse fonti, ha indicato che l'evoluzione del contesto economico giustifica la necessità di prendere più tempo per l'adozione della tassazione minima. Argomentazioni che, viene sottolineato, non sono risultate convincenti e hanno sorpreso la Commissione europea e le altri capitali, secondo le quali l'adozione di questa modifica fiscale è al contrario benefica per l'economia europea poiché ripristina la parità di condizioni per le multinazionali che operano nei diversi paesi europei, e non ha impatti negativi per l'Ungheria.

L'esecutivo comunitario e la presidenza di turno francese dell'Ue sono ora impegnati a valutare il caso mantenendo aperto il canale diplomatico con Budapest, che resta in attesa anche di una valutazione dell'Ue positiva sul suo Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Il mancato raggiungimento di un accordo europeo minaccia di bloccare lo slancio internazionale per la riforma fiscale globale, che i leader del G20 avevano concordato lo scorso autunno con una direttiva volta a contrastare i paradisi fiscali e a garantire che le multinazionali paghino le loro giuste quote di tasse dove operano. A rischio, se non si troverà l'unanimità, c'è anche una nuova fonte di risorse importante per l'intera Ue.

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