Brexit, torna lo spettro di un mancato accordo con l'Unione Europea

6.12.2018 - 20:33, ATS

Theresa May Brasier è nata a Eastbourne, nel Regno Unito, il 1 ottobre 1956. Dal mese di luglio del 2016 è leader del partito conservatore inglese e primo ministro. Ha preso il posto di David Cameron, anch’egli conservatore, al 10 di Downing Street.Theresa May Brasier è nata a Eastbourne, nel Regno Unito, il 1 ottobre 1956. Dal mese di luglio del 2016 è leader del partito conservatore inglese e primo ministro. Ha preso il posto di David Cameron, anch’egli conservatore, al 10 di Downing Street.
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La sua ascesa politica legata di fatto al referendum che si è tenuto sul territorio britannico il 23 giugno 2016, con il quale i cittadini hanno chiesto di uscire dall’Unione europea. È proprio in seguito al voto, infatti, che Cameron si è dimesso, aprendo le porte dell’esecutivo a Theresa May.
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La leader della destra inglese, seguendo le indicazioni dell’elettorato, ha dunque preso le redini del governo avviando il processo di uscita dall’Ue, la cosiddetta Brexit. Un negoziato che però non appare semplice, sia per ragioni economiche, sia per il nodo rappresentato dalla frontiera in Irlanda del Nord.
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In questa immagine il primo ministro inglese tiene un discorso sulla questione dello sviluppo edilizio a Londra, il 5 marzo 2018.
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La formazione di Theresa May è da geografa. In passato, a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, la conservatrice ha lavorato presso Bank of England, la banca centrale inglese. Quindi è stata assunta per più di un decennio negli organismi britannici che si occupano di fisco.
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L’ingresso in politica arriva negli anni Novanta: nel 1997, dopo due tentativi non andati a buon fine, viene eletta per la prima alla Camera dei Comuni. È stata membro di diversi “governi ombra” (organizzati dall’opposizione per contrastare le politiche dell’esecutivo ufficiale) e presidente del partito conservatore dal 2002 al 2003.
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Nel governo Cameron è stata segretaria di Stato agli Affari interni (tra il 2010 e il 2016) e ministro delle Donne e delle Pari opportunità (tra il 2010 e il 2012).
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In questa foto è ritratta all’esterno del Parlamento di Londra, il 22 marzo 2018, in occasione di una cerimonia di commemorazione delle vittime dell’attacco terroristico avvenuto nella stessa giornata dell’anno precedente. Un cittadino britannico, Khalid Masood, ha investito con un veicolo dei pedoni sul Westminster Bridge, uccidendo cinque persone e ferendone almeno 45.
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Sempre il 22 marzo, Theresa May si è recata a Bruxelles per partecipare al Consiglio europeo, focalizzato – tra le altre cose - su temi economici e sulle questioni legate alla Brexit.
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In occasione della riunione in Belgio, sono state approvate delle linee guida che saranno utilizzate nel corso dei negoziati, con l’obiettivo di stabilire le nuove relazioni tra il Regno Unito e il resto dell’Europa. Per Theresa May ciò rappresenta uno dei primi passi di un cammino che si preannuncia lungo.
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Lo spettro un traumatico divorzio dall'UE senza accordo, è l'ultima arma in mano a Theresa May per cercare di risalire la corrente in vista del voto di ratifica ai Comuni, l'11 dicembre, dell'intesa sulla Brexit raggiunta con Bruxelles.

Uno spettro agitato dai ministri rimasti fedeli alla premier nel governo Tory, che numeri alla mano appare tuttora ad altissimo rischio d'impallinamento martedì. Ma anche da avversari come il sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan: convinto che l'epilogo più temuto possa verificarsi alla fine per inerzia di fronte a uno stallo innescato dall'eventuale bocciatura parlamentare.

La May per ora mostra di non pensarci nemmeno a fare passi indietro o aprire a "piani B". La sua strategia in queste ore è concentrata a rincorrere "i colleghi" deputati ribelli del Partito Conservatore e gli alleati in libera uscita della pattuglia unionista nordirlandese del Dup, non pochi dei quali ricevuti singolarmente al numero 10 di Downing Street.

In cosa consiste la proposta di May

Sul piano politico, l'offerta è quella di concedere "un ruolo" al parlamento britannico sull'ipotetica attivazione futura del contestatissimo backstop, il meccanismo imposto dall'UE a garanzia del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord: un'ultima parola rispetto alla decisioni che il governo potrebbe dover fronteggiare in materia, ma di sicuro non rispetto ai voleri di Bruxelles.

Dalla capitale belga, in ogni modo, Michel Barnier, cerca di dare una mano. Ribadendo anche lui che l'accordo di divorzio siglato con May è "l'unico e il migliore possibile", non senza rassicurare che il backstop è un mero strumento di salvaguardia, che "non dovrà entrare necessariamente in vigore" e, anzi, sarà archiviato se le parti si concentreranno nei prossimi due anni di transizione a chiudere la successiva intesa tombale sulle relazioni future. Parole concilianti, ma certo non risolutive per la partita della ratifica a Londra.

Verso il voto

La premier britannica si conferma decisa ad andare alla conta l'11 dicembre nonostante resti al momento a corto di voti. Nella terza giornata di dibattito ai Comuni, sugli aspetti economici dell'accordo, il titolare del Tesoro, Philip Hammond, ha avvertito che l'idea di poter negoziare un testo migliore "è semplicemente un'illusione".

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