Tensioni tra USA e Cina Washington vende armi per 11 miliardi a Taiwan, scatta l'ira di Pechino

SDA

18.12.2025 - 20:08

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Gli Stati Uniti approvano una nuova vendita d'armi da 11 miliardi di dollari a Taiwan, a dimostrazione del sostegno di Washington all'isola. Una cifra monstre che ha mandato la Cina su tutte le furie, anche per la tipologia dei mezzi bellici coinvolti, utili a rafforzare l'assetto del «porcospino» e a complicare le velleità di attacco della Repubblica popolare. 

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Il tutto mentre il presidente Donald Trump si concentra sugli accordi commerciali e mostra una straordinaria postura morbida verso Pechino.

L'avvertimento seccato di Pechino

La Cina ha chiesto agli Usa «di smettere immediatamente di armare Taiwan», sollecitando il rispetto del principio della «Unica Cina» e «la fine immediata delle azioni pericolose», ha tuonato il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun, accusando la parte americana «di vendita di armi avanzate» in violazione di «sovranità, sicurezza e integrità territoriale della Cina».

Insomma, un segnale «gravemente sbagliato alle forze separatiste indipendentiste».

Pechino «si oppone e condanna tutto questo con forza» e denuncia l'operazione dalla «cifra più alta mai registrata». Ma nessuno, ha ammonito Guo, deve «sottovalutare la ferma determinazione e la forte capacità di governo e popolo cinesi di salvaguardare sovranità nazionale e integrità territoriale».

La Repubblica popolare «adotterà tutte le misure risolute ed energiche per difendere la propria sovranità, sicurezza e integrità territoriale».

La mossa di Trump va contro le mire cinesi

La mossa del tycoon si muove nella direzione opposta di quella che è la strategia mandarina per prendere il controllo della provincia ribelle: alimentare il senso di riunificazione come prospettiva ineludibile. Il duro scontro diplomatico in corso tra Pechino e Tokyo è parte del piano.

La premier Sanae Takaichi, ritrattando i giudizi di novembre come preteso dalla Cina sul possibile intervento militare giapponese in caso di attacco a Taiwan, darebbe un colpo alle attese di Taipei di solidarietà «dei Paesi con lo stesso sentire».

Invece, la vendita di armi Usa punta a supportare gli sforzi dell'isola per «modernizzare le sue forze armate e mantenere una credibile capacità difensiva», ha chiarito la Defense Security Cooperation Agency del Pentagono. 

Missili, software e pezzi di ricambio

Un salto di qualità e dimensionale, a partire dagli 82 Himars (sistemi missilistici d'artiglieria ad alta mobilità), parte di una voce da oltre 4 miliardi di dollari comprensivo di 420 Atacms (sistemi missilistici tattici dell'esercito) e di 60 sistemi di obici semoventi più i relativi equipaggiamenti.

Inoltre, software militari, missili Javelin e Tow; pezzi di ricambio per elicotteri e kit di ricondizionamento per i missili Harpoon.

Accordi del presidente George W. Bush

L'entità potenziale dell'intesa avvicina i 18 miliardi di dollari di vendite militari a Taiwan concordati dall'allora presidente americano George W. Bush nel 2001, malgrado poi la cifra sia stata ridotta nella fase dei negoziati commerciali.

Dopo il primo pacchetto Trump di novembre da 330 milioni di dollari, incentrato su «componenti, pezzi di ricambio e accessori non standard», Taiwan ha rinnovato l'apprezzamento per il continuo adempimento di Washington «ai suoi impegni di sicurezza» verso l'isola.

«Il governo taiwanese esprime la sua sincera gratitudine», ha detto la portavoce dell'Ufficio presidenziale di Taipei, Karen Kuo.

Il bilancio della difesa taiwanese supererà il 3% del Pil nel 2026, in linea con gli standard Nato, puntando al 5% entro il 2030, ha ricordato Kuo. Insomma, la missione è chiara: «preservare la pace attraverso la forza».