Trump sotto accusa La questione Groenlandia agita il Congresso USA: «È una fantasia imperialista senza senso»

SDA

18.1.2026 - 21:31

Le recenti mosse del tycoon non sono state apprezzate da tutti.
Le recenti mosse del tycoon non sono state apprezzate da tutti.
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L'affondo di Donald Trump sulla Groenlandia non piace al Congresso Usa. I democratici sono sul piede di guerra e assicurano che faranno di tutto per fermare il presidente. Malumori sono palpabili anche fra i repubblicani, spiazzati dalla minaccia di imporre dazi agli alleati della Nato.

Keystone-SDA

E mentre gioca la sua partita per l'Artico, Trump torna a puntare al Canada: con i suoi confidenti si è lamentato della debolezza del paese nel difendere il suo confine al nord e, pur senza parlare di una possibile acquisizione o di un intervento militare, ha aleggiato l'ipotesi di stringere un accordo con Ottawa per rafforzare la sicurezza al nord della nazione.

Per mesi il presidente ha rivendicato il Canada come 51esimo stato americano, logorando i rapporti con il vicino. A suon di dazi e di attacchi incessanti a parole, il tycoon ha allontanato Ottawa, alleato storico, spingendola a cercare altre alleanza, come dimostra il recente accordo commerciale con la Cina.

Come la Groenlandia, anche il Canada rientra nella strategia americana di supremazia e sicurezza nell'emisfero occidentale. E come l'isola nell'Artico, anche Ottawa rientra nell'ambizioso progetto del Golden Dome, lo scudo in stile Iron Dome israeliano a cui Washington sta lavorando.

L'importanza della Groenlandia

Pur guardando con crescente attenzione al vicino Canada, Trump sembra intenzionato a chiudere prima sulla Groenlandia, nonostante le resistenze del suo stesso partito.

L'amministrazione è compatta nel portare avanti il messaggio del presidente: «Ci serve per la sicurezza nazionale» e «l'Europa è troppo debole» per difendere l'isola, ha ribadito il segretario al Tesoro Scott Bessent, spiegando che un Trump «strategico» sta guardando al futuro, dove l'Artico giocherà un ruolo fondamentale.

Lo scioglimento dei ghiacci – che nell'area è quattro volte più veloce che nel resto del mondo – sta aprendo nuove vie marittime e portando alla luce risorse abbondanti, dai diamanti al litio passando per il rame, divenendo così sempre più terreno conteso fra le superpotenze, incluse Cina e Russia.

Congresso dissonante

Le spiegazioni della Casa Bianca non sembrano però far breccia in Congresso, dove prevale la convinzione bipartisan che si possano portare avanti gli interessi americani in Groenlandia mantenendo intatti i rapporti con la Nato. Fra i repubblicani i mal di pancia per la strategia del presidente sono evidenti.

Le minacce di Trump sono una «buffonata», ha detto senza mezzi termine il deputato conservatore Don Bacon. «La strada da seguire è quella della diplomazia», ha spiegato lo speaker della Camera, il repubblicano Mike Johnson. I dazi sono «negativi per l'America, le aziende americane e per i nostri alleati», ha tuonato il senatore Thom Tillis che, con la collega Lisa Murkpwski, ha accompagnato nei giorni scorsi un gruppo di democratici in una visita in Danimarca.

Quella del presidente «è una fantasia imperialista senza senso», ha detto Ron Wyden della commissione bancaria del Senato bocciando i dazi di Trump agli alleati Nato, di cui la costituzionalità – come messo in evidenza dall'ex vicepresidente Mike Pence – è «incerta».

Le contromisure

Il senatore democratico Tim Kaine e quello repubblicano Rand Paul vogliono presentare due risoluzione per bloccare Trump: una sui poteri di guerra per vietargli di invadere la Groenlandia e un'altra per impedirgli di imporre dazi ai partner europei che si oppongono ai suoi piani per l'isola. Un'iniziativa che è una scommessa vista la maggioranza conservatrice sia alla Camera sia al Senato.

Kaine e Paul nelle ultime settimane hanno presentato iniziative analoghe per il Venezuela ma senza successo. Sulla Groenlandia potrebbero però capitalizzare la frustrazione dei repubblicani scettici sul «Trump imperialista» che per realizzare i suoi sogni non teme di perdere gli alleati storici europei, quelli con cui gli Stati Uniti hanno vinto la Guerra Fredda.