Stati Uniti Hegseth silura il capo della Marina, mentre Trump deve accelerare sull'Iran

SDA

23.4.2026 - 20:31

Pete Hegseth
Pete Hegseth
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La lista delle uscite eccellenti al Pentagono si allunga. Mentre Donald Trump ha i giorni contati per evitare di affrontare il Congresso sull'Iran, Pete Hegseth silura il capo della Marina nel mezzo della guerra e del blocco dello Stretto di Hormuz.

Keystone-SDA

Con una breve telefonata il ministro della Difesa americano ha liquidato John Phelan, miliardario e importante finanziatore della campagna del presidente.

A guidare la Marina al suo posto è stato nominato Hung Cao, veterano finito in passato al centro di polemiche per aver legato il calo del cristianesimo negli Stati Uniti alla «stregoneria» dilagante e aver criticato l'arruolamento delle drag queen sostenendo che le forze armate avevano bisogno solo di «maschi e femmine alfa».

L'uscita di Phelan, il civile più alto in grado nella Marina, non ha alcun effetto sulla strategia militare, ma potrebbe complicare gli sforzi per rifornire le scorte di missili Tomakawk e di sistemi di difesa aerea ampiamente usati in Iran.

Il suo licenziamento è giunto al termine di mesi di tensione, confermando le difficoltà del Pentagono.

Uscita di decine di ufficiali e alte cariche

Non è un caso che il «Dipartimento della guerra» sotto la guida di Hegseth abbia visto l'uscita di decine di ufficiali e alte cariche finalizzata ad avere vertici delle forze armate più in linea con l'ideologia MAGA.

Amico di Trump e assiduo frequentatore di Mar-a-Lago, Phelan era un grande promotore della 'Golden Fleet' del presidente e gli ha suggerito personalmente alcune idee da cavalcare. Il tycoon lo ha quindi ringraziato su Truth: «Ha svolto un lavoro eccezionale».

Ma il contatto diretto con il commander-in-chief non è piaciuto da subito a Hegseth che, sentendosi scavalcato e forse in pericolo, ha deciso di rimuoverlo.

Appresa la notizia del suo licenziamento direttamente dal capo del Pentagono, Phelan – secondo indiscrezioni – non si è fidato e ha cercato una seconda conferma, parlando direttamente con Trump. Solo allora ha capito che per lui l'esperienza nell'amministrazione era finita.

Avvicendamento che arriva in un momento delicato

L'avvicendamento ai vertici della Marina arriva in un momento delicato della guerra in Iran. Le trattative fra Teheran e Washington sono in stallo e gli Stati Uniti continuano dello Stretto di Hormuz. Quanto ancora durerà la tregua non è chiaro: la Casa Bianca ha precisato che non c'è alcuna «scadenza tassativa» e che a decidere sarà Trump.

In attesa della risposta dell'Iran alla sua proposta, il commander-in-chief appare riluttante a riprendere i combattimenti, convinto che tutti gli obiettivi militari siano stati raggiunti. Trump vorrebbe chiudere la guerra in tempi rapidi e tornare a concentrarsi sulle elezioni di metà mandato.

Una fretta dettata anche dalla voglia di evitare uno scontro con il Congresso che potrebbe far emergere le divisioni all'interno del partito repubblicano sul conflitto. La legge prevede che entro i 60 giorni di un conflitto il presidente chieda l'autorizzazione al Congresso.

Cruciale la data del 1. maggio per Trump

Per l'Iran il termine scade il 1. maggio. Finora i repubblicani hanno consentito a Trump di muoversi liberamente, bloccando anche tutte le risoluzioni per i poteri di guerra presentate dai democratici. Ma il 1. maggio è una scadenza sulla quale molti conservatori non intendono soprassedere.

Trump potrebbe guadagnare ulteriori 30 giorni se dichiarasse per iscritto che c'è bisogno di più tempo per facilitare il ritiro sicuro delle forze americane, ma un'eventuale estensione non gli garantirebbe l'autorità di continuare l'offensiva. Oppure potrebbe ignorare la scadenza come fatto da molti dei predecessori, incluso Barack Obama.

Farlo però esporrebbe i conservatori a forti rischi politici in un anno elettorale e alimenterebbe le polemiche su un conflitto bocciato dalla maggioranza degli americani e del mondo Maga.

Al di là di ripetere che l'Iran non deve avere l'arma nucleare, il presidente non ha mai espressamente dichiarato quali siano gli obiettivi dell'operazione, rendendo difficile – secondo gli osservatori – valutare se gli Stati Uniti stanno vincendo o perdendo.

In ogni caso Epic Fury – aggiungono i critici – si è limitata finora a far aumentare i prezzi della benzina, a consegnare all'Iran lo Stretto di Hormuz e far avanzare a Teheran l'ala più radicale del regime, mostrando come non c'era un piano chiaro fin dall'inizio per approfittare dell'uccisione della vecchia leadership iraniana.