E l'Europa ne fa le spese I blocchi navali sono il nuovo «sport delle superpotenze»? La Cina imita gli USA

Andreas Fischer

20.4.2026

Imbarcazioni cinesi bloccano l'accesso alla secca di Scarborough nel Mar Cinese Meridionale. (immagine d'archivio)
Imbarcazioni cinesi bloccano l'accesso alla secca di Scarborough nel Mar Cinese Meridionale. (immagine d'archivio)
EPA

Gli Stati Uniti bloccano lo stretto di Hormuz e la Cina osserva con attenzione. A Pechino l’azione di Donald Trump viene letta come un via libera per chiudere a sua volta rotte marittime strategiche. E i primi segnali sono già visibili.

Andreas Fischer

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Il blocco dello Stretto di Hormuz da parte degli Stati Uniti potrebbe diventare un pericoloso precedente.
  • La Cina, in particolare, sta osservando da vicino: dopo tutto, Donald Trump sta fornendo un modello per violare impunemente il diritto marittimo internazionale.
  • Gli esperti temono che Pechino possa ora affermare senza ostacoli i propri interessi nel Mar Cinese Meridionale: questo potrebbe essere particolarmente pericoloso per Taiwan.

Che lo stretto di Hormuz sia una delle rotte marittime più importanti al mondo è apparso evidente a tutti nelle ultime settimane.

Prima è l’Iran a bloccare questo snodo cruciale dell’economia globale, interrompendo il passaggio del petrolio. Poi gli Stati Uniti minacciano un intervento militare per riaprirlo. Teheran, a quel punto, allenta parzialmente la pressione.

Ma non finisce qui: il presidente americano Donald Trump decide a sua volta di istituire un blocco navale. Risultato: dal Golfo Persico arriva ancora meno petrolio sul mercato globale.

La misura colpisce soprattutto la Cina, principale importatore di greggio iraniano.

Il presidente Xi Jinping richiama quindi il rispetto del diritto internazionale. «Non possiamo permettere – afferma durante un incontro con il principe ereditario di Abu Dhabi – che il mondo torni alla legge della giungla».

Eppure, per quanto possa sembrare paradossale, Xi potrebbe non essere del tutto scontento della linea adottata da Trump — a patto che le stesse regole valgano per tutti.

Pechino testa il terreno

Mentre l’attenzione globale resta concentrata sullo stretto di Hormuz, 3'700 miglia nautiche più a est si profila una crisi potenzialmente ancora più delicata.

Nel Mar Cinese Meridionale, la Cina sta stringendo la propria presa sulla secca di Scarborough, situata nella zona economica esclusiva delle Filippine — un dettaglio che Pechino sembra ignorare.

Le tensioni militari vanno avanti da anni, ma ora la Cina avrebbe di fatto bloccato l’accesso all’area con navi e una barriera galleggiante. Lo mostrano immagini satellitari recenti ottenute dall’agenzia «Reuters».

La zona è ormai sotto controllo cinese, con conseguenze dirette soprattutto per i pescatori locali.

Chi potrebbe impedire a Pechino di estendere queste pratiche ad altri snodi strategici?

Con il blocco di Hormuz, gli Stati Uniti hanno di fatto rivendicato il diritto di controllare e chiudere vie marittime internazionali anche senza un mandato ONU, invocando ragioni di sicurezza nazionale.

Secondo molti esperti, questo approccio rischia di fornire alla Cina una giustificazione giuridica. Pechino potrebbe sostenere che Washington abbia modificato di fatto le norme internazionali, legittimando così azioni simili per difendere i propri interessi.

Il timore è quello di un’escalation.

Carlyle Thayer, professore all’Australian Defence Force Academy, avverte sulla rivista «Time» del rischio di un precedente «che permetterebbe alla Cina di rivendicare il diritto di bloccare e controllare l’accesso alle rotte marittime internazionali».

Verrebbe così messo in discussione il principio della libertà di navigazione sancito dalla Convenzione ONU sul diritto del mare (UNCLOS).

La Cina sta valutando fino a che punto può spingersi

Nel Mar Cinese Meridionale — teatro di dispute territoriali tra Pechino e quasi tutti i Paesi rivieraschi — transita circa un terzo del commercio mondiale.

Se la Cina decidesse di utilizzare pienamente la propria potenza navale, l’impatto sul traffico globale sarebbe ben più significativo rispetto al blocco di Hormuz.

E sullo sfondo resta la questione di Taiwan.

Pechino potrebbe infatti adottare la linea del più forte inaugurata da Trump e imporre blocchi nelle acque attorno all’isola, sempre in nome della sicurezza nazionale. Le conseguenze per Taiwan e per il commercio internazionale sarebbero enormi.

La Cina considera Taiwan parte del proprio territorio e ha già più volte minacciato di ricorrere alla forza per assumerne il controllo.

Gli Stati Uniti avrebbero poche argomentazioni credibili per opporsi, anche alla luce delle recenti azioni militari e coercitive.

«È probabile che i cinesi ritengano oggi meno forte la volontà della comunità internazionale di punirli», osserva sul «Time» Oriana Skylar Mastro, esperta di forze armate cinesi alla Stanford University.

Per Klemens Fischer dell’Università di Colonia, il blocco della secca di Scarborough rappresenta un vero e proprio test: «Si tratta di capire fin dove ci si può spingere», spiega al quotidiano «Bild».

Il rischio, secondo l’esperto, è che la Cina riesca nell’intento e prenda progressivamente il controllo delle rotte marittime della regione.

L’Europa paga il prezzo

A farne le spese, alla fine, sarebbero soprattutto gli europei, fortemente dipendenti dalle rotte commerciali. Se la Cina consolidasse il proprio controllo, i costi di trasporto aumenterebbero, con ricadute sui prezzi di numerosi prodotti.

«Se Pechino controllasse l’accesso a vie marittime cruciali, le conseguenze per il commercio globale sarebbero pesanti», avverte Fischer.

L’Europa avrebbe margini di reazione limitati.

«Se il blocco delle rotte marittime vitali per l’economia mondiale diventa uno sport delle grandi potenze», conclude l’esperto, «gli europei saranno quelli che pagheranno il conto, senza avere la possibilità di intervenire».

Secondo gli analisti, la comunità internazionale — e in particolare l’Europa — si trova di fronte a una sfida cruciale: evitare che l’azione statunitense nello stretto di Hormuz diventi un modello per la Cina e che i blocchi navali si trasformino in una nuova normalità.

In caso contrario, il mondo potrebbe entrare in una vera e propria era delle blocchi, con gravi conseguenze per la cooperazione internazionale.