Medio Oriente Raid dei coloni e moschea bruciata in Cisgiordania, cresce la pressione su Israele

SDA

13.11.2025 - 19:56

Coloni fuori controllo in Cisgiordania, minacciato anche l'IDF.
Coloni fuori controllo in Cisgiordania, minacciato anche l'IDF.
Keystone

L'aumento degli attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania preoccupa Washington, che teme per la tenuta del cessate il fuoco a Gaza e per gli equilibri della regione.

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L'escalation in Cisgiordania preoccupa gli Stati Uniti. L'aumento degli attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi che, con l'avvio della raccolta delle olive in ottobre, ha segnato un picco di violenze con morti, feriti (anche tra attivisti stranieri) e danni ad aree agricole e industriali, potrebbe «compromettere» il fragile cessate il fuoco a Gaza, dove già il piano di Donald Trump stenta ad avanzare nella cosiddetta fase due.

Ad ammetterlo è stato il segretario di Stato Marco Rubio a margine del G7, prima che la scorsa notte avvenisse solo uno degli ultimi episodi: i coloni hanno dato alle fiamme una moschea nel villaggio di Kifl Hares, danneggiando parte dell'interno, bruciando copie del Corano e lasciando scritte sui muri con minacce ai palestinesi e al capo del Comando centrale dell'Idf, Avi Blot: «Non abbiamo paura di Avi Blot», «Ci vendicheremo di nuovo» e «Continuate a condannare», recitavano i graffiti.

Condanne dell'esercito e accuse alla polizia

Il giorno prima il comandante Blot aveva infatti condannato il raid di circa 50 coloni incappucciati a Beit Lid, vicino a Tulkarem, in cui erano rimasti feriti quattro palestinesi. Il gruppo di violenti aveva dato fuoco anche ai veicoli militari che erano intervenuti. «Così danneggiano gli insediamenti e lo Stato di Israele», aveva avvertito.

Alla condanna si era unito il capo di stato maggiore dell'esercito israeliano, generale Eyal Zamir, che aveva usato parole durissime nell'accusare «una minoranza criminale» che «oltrepassa la linea rossa» e aveva promesso di «agire con severità finché giustizia non sarà fatta».

Tuttavia tre dei quattro sospettati israeliani arrestati per i gravi attacchi incendiari di martedì sono già stati rilasciati, facendo infuriare funzionari dell'Idf, che criticano la polizia. Anzi, molti in Israele la accusano di chiudere un occhio, con la compiacenza del ministro per la Sicurezza nazionale, l'ultranazionalista Itamar Ben Gvir, tra i sostenitori dell'annessione della Cisgiordania.

L'esercito, la polizia e lo Shin Bet hanno inoltre riferito di aver smantellato una roccaforte di Hamas che operava nell'area di Betlemme, pianificando attacchi contro le forze di sicurezza e i civili israeliani. Oltre 50 arresti e diverse armi sequestrate, tra cui un M16, il bilancio dell'operazione secondo l'Idf.

Gaza, nuovi scambi di salme e tregua fragile

Sul fronte di Gaza intanto Hamas e Jihad islamica hanno recuperato nell'area di Khan Yunis il corpo di un altro ostaggio israeliano per consegnarlo a Israele.

Altre tre salme dovranno essere restituite in base all'accordo per il cessate il fuoco. E, con la tregua in corso, Israele starebbe puntando, secondo Axios, a un nuovo accordo di sicurezza con gli Stati Uniti che duri 20 anni, il doppio di quello attuale dal valore di 4 miliardi di dollari all'anno.

Washington valuta i nuovi aiuti militari

A complicare i negoziati ci sono però la dottrina trumpiana dell'America First e le crescenti frustrazioni del mondo Maga nei confronti di Israele.

Tra le proposte per superare l'impasse, ci sarebbe quella di limitare gli aiuti diretti all'Idf e utilizzare parte del denaro per la ricerca e lo sviluppo di progetti congiunti in materia di sicurezza.

«È falso», ha commentato in un'intervista il premier israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui l'obiettivo di Israele è, al contrario, rafforzare la propria industria della difesa e ridurre la dipendenza dagli aiuti esteri.