Dopo il voto

Meloni lavora alla squadra di governo, tensioni con la Lega

SDA

27.9.2022 - 13:54

Incassata la vittoria elettorale, Giorgia Meloni inizia a mettere mano alla squadra di governo.

Il leader sempre più contestato della Lega Matteo Salvini con Giorgia Meloni in un'immagine d'archivio.
Il leader sempre più contestato della Lega Matteo Salvini con Giorgia Meloni in un'immagine d'archivio.
KEYSTONE

SDA

27.9.2022 - 13:54

Nulla di concreto al momento ma la leader di Fdi ha iniziato a definire la cornice del nuovo esecutivo da discutere con gli alleati.

Nello schema, diverse sono le caselle su cui i riflettori sono puntati. Economia e Farnesina innanzitutto tenendo conto della situazione internazionale: dalla crisi energetica alla messa a punto del Pnrr che oggi vedrà il via libera ufficiale di Bruxelles alla seconda tranche di fondi.

Forti tensioni con la Lega

Il percorso per la costruzione della squadra di governo non è però tutta in discesa. A complicare il quadro è la Lega con le tensioni interne dopo il risultato elettorale ben al di sotto delle aspettative.

Alle 15 è convocato il consiglio federale del partito e lì, Matteo Salvini, si troverà a confronto con i governatori che non hanno di certo risparmiato critiche alla linea scelta dal segretario alla luce anche dell'esito delle urne.

A mettere in discussione la leadership è l'ex governatore della Lombardia Roberto Maroni che dalle colonne del Foglio chiede senza mezzi termini un «congresso straordinario della Lega ed un nuovo segretario».

Parole dure che si uniscono anche alla notizia dell'esclusione di Umberto Bossi. Dopo 35 anni il Senatur e fondatore della Lega non siederà negli scranni del Parlamento.

Una esclusione che rischia di pesare ulteriormente negli equilibri interni tanto che Salvini propone subito come «giusto riconoscimento» la nomina a senatore a vita «Porterò avanti questa proposta con l'appoggio della Lega e di tantissimi italiani».

Cosa fa il PD?

Il congresso è invece il tema dominante del Partito Democratico dopo la decisione del segretario Enrico Letta di non ricandidarsi.

La capogruppo del Dem al Senato Simona Malpezzi ribadisce che «il partito democratico non ha paura di dire che ha subito una sconfitta, perché così si chiama, e non solo non ha paura e non si nasconde, ma dice anche che non si mette in un fortino ma anzi vuole costruire un percorso di apertura per capire che cosa non è andato, che cosa deve essere nel futuro, quali devono essere i rapporti rispetto al M5s ma anche rispetto a Calenda, che sono le altre forze che sono all'opposizione del governo della destra».

Sul piede di guerra infine anche i piccoli partiti, uno su tutti è Più Europa. «Chiederemo il riconteggio dei voti – attacca Emma Bonino sui social – visto che alla soglia del 3% è mancato pochissimo, appena lo 0,05. Questo per dare valore al voto di ciascuno dei nostri elettori che ha deciso di fare una scelta di libertà in un'Italia che vogliamo democratica ed europea».

SDA