Ecco cosa c'è da sapere La tregua prima della tempesta: cosa stanno pianificando Iran e Stati Uniti?

Philipp Dahm

16.4.2026

Due cacciatorpediniere statunitensi si avvicinano allo Stretto di Hormuz

Due cacciatorpediniere statunitensi si avvicinano allo Stretto di Hormuz

15.04.2026

Tensione alle stelle nello stretto di Hormuz: gli Stati Uniti stanno bloccando la rotta marittima che un tempo volevano mantenere aperta. Pentagono e Teheran si preparano alla fine della tregua, mentre il mondo resta in attesa.

Philipp Dahm

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Gli Stati Uniti hanno inviato navi da guerra nello stretto di Hormuz, sfidando le minacce iraniane.
  • Durante la missione, secondo fonti americane, sarebbe stato abbattuto un drone iraniano.
  • Washington ha imposto un blocco navale contro i porti iraniani, creando forti tensioni nella regione.
  • Centinaia di navi e migliaia di marittimi sono bloccati, con pesanti ripercussioni soprattutto per la Cina.
  • Entrambe le parti sfruttano la tregua per rafforzarsi, mentre cresce il rischio di una nuova escalation.

È una scena ad alta tensione quella che si è svolta l’11 aprile: le navi da guerra americane USS Frank E. Petersen Jr. e USS Michael Murphy sono entrate nello stretto di Hormuz dal Golfo dell'Oman.

I due cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke sono state le prime unità della US Navy ad avvicinarsi alla zona dall’inizio del conflitto con l’Iran.

Una stazione costiera iraniana è intervenuta via radio: se le navi non faranno marcia indietro, saranno prese di mira.

La USS Frank E. Petersen Jr. nel Golfo del Messico nell'agosto 2021.
La USS Frank E. Petersen Jr. nel Golfo del Messico nell'agosto 2021.
US Navy

Una voce femminile ha risposto via radio: le «navi della coalizione» stanno transitando «nel rispetto del diritto internazionale», ha detto.

La replica iraniana è stata secca: «È l’ultimo avvertimento», ripetuto tre volte.

Alle altre imbarcazioni è stato intimato di tenersi a distanza: sarebbero potuti partire colpi. Un motoscafo iraniano si è diretto verso uno dei cacciatorpediniere, salvo poi invertire la rotta all’ultimo momento.

Le navi avrebbero abbattuto un drone

Quanto è accaduto in seguito resta poco chiaro. Teheran sostiene di aver respinto le navi americane.

Una versione smentita dalla US Navy e dai dati del sistema di identificazione automatica (AIS), che hanno collosato la USS Michael Murphy nei pressi di Dubai.

Secondo il «New York Times», durante la missione i cacciatorpediniere avrebbero abbattuto un drone da ricognizione iraniano.

Per la Marina statunitense, l’episodio non rappresenterebbe una violazione della tregua. Le navi, inoltre, non si sarebbero spinte in profondità nello stretto.

La manovra aveva un valore simbolico: le unità hanno attraversato un’area che l’Iran aveva precedentemente dichiarato insicura, segnalando la possibile presenza di mine.

Washington voleva rassicurare la navigazione commerciale internazionale.

Un gioco del gatto e del topo

Lo spostamento dei corridoi marittimi verso nord - indicato da Teheran -  sembra avere motivazioni strategiche.

Ora sia la rotta d’ingresso sia quella d’uscita dallo stretto ricadono in acque territoriali iraniane. In precedenza, la via di uscita passava attraverso il territorio dell’Oman.

L'Iran ha spostato a nord i corridoi per il passaggio dello Stretto di Hormuz, presumibilmente a causa delle mine.
L'Iran ha spostato a nord i corridoi per il passaggio dello Stretto di Hormuz, presumibilmente a causa delle mine.
via USNI

Teheran punta così a impedire che l'Oman possa imporre tariffe di transito, consolidando al contempo il proprio controllo sullo stretto. 

Ma dal 13 aprile è in vigore un blocco statunitense che colpisce tutte le navi dirette verso porti iraniani.

Il 12 aprile, infatti, Donald Trump ha esteso il blocco con un messaggio su Truth Social: anche le navi che pagheranno il «pedaggio illegale» imposto dall’Iran potranno essere fermate dalla US Navy, che continuerà le operazioni di sminamento.

«L’Iran non deve trarre profitto da questa estorsione illegale», ha scritto il tycoon, riferendosi alla tassa di oltre due milioni di dollari istituita da Teheran.

Centinaia di navi bloccate 

Il risultato è paradossale: gli Stati Uniti, che volevano garantire la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz, finiscono per bloccarlo.

Secondo Washington, il 12 aprile solo 34 navi hanno attraversato la rotta.

Il post di Trump del 13 aprile.
Il post di Trump del 13 aprile.
TruthSocial/@RealDonaldTrump

Un numero irrisorio rispetto alle 500-700 imbarcazioni in attesa di passaggio, secondo lo US Naval Institute.

Ancora più ampia la stima del segretario generale dell’Organizzazione marittima internazionale dell’ONU, Arsenio Dominguez, che parla — secondo la «Reuters» — di circa 20’000 marittimi bloccati su 1’600 navi nel Golfo Persico.

Tra i Paesi più colpiti c’è la Cina, che importa circa il 35% della sua energia attraverso il Golfo Persico, riferisce il «New York Times».

Secondo «Bloomberg», Pechino avrebbe quindi iniziato ad attingere alle proprie riserve strategiche per sostenere l’economia.

Una tregua utile a prepararsi

Resta da capire come evolverà il blocco: una petroliera sudcoreana verrebbe davvero fermata se pagasse il pedaggio? Gli Stati Uniti interverrebbero contro una nave diretta in Cina? E Pechino reagirebbe inviando navi da guerra di scorta, oppure eserciterebbe pressioni sull’Iran?

Una cosa è certa: gli Stati Uniti si stanno preparando a una presenza prolungata nella regione e a un possibile inasprimento del conflitto.

La portaerei USS George H.W. Bush è salpata dalla costa orientale americana e ha già raggiunto le acque al largo della Namibia, diretta verso l’area di crisi.

A breve si unirà alle portaerei USS Abraham Lincoln e USS Gerald R. Ford: tre gruppi d’attacco completi, comprendenti anche cacciatorpediniere e sottomarini.

Nel frattempo, voli continui di aerei cargo C-17 Globemaster III stanno rifornendo di munizioni le truppe statunitensi in Medio Oriente.

Washington sfrutta dunque la tregua per rafforzare il proprio arsenale nell'area di crisi. Se i negoziati dovessero fallire, i bombardamenti contro l’Iran potrebbero riprendere.

Teheran, dal canto suo, cerca di riorganizzarsi e attrezzarsi in vista di un possibile scontro.

Il tempo stringe. E il mondo continua a guardare con il fiato sospeso verso il Golfo Persico.


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