Trump se la prende con il Papa «Una sorta di pulsante nucleare per il Vaticano»
«Non ho paura dell'amministrazione Trump», «io parlo del Vangelo e continuerò ad alzare la voce contro la guerra», in ogni caso «non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui». Papa Leone è lapidario. Il suo tono di voce resta mite e garbato,
14.04.2026
Tra politica e morale, uno scontro insolito si fa sempre più acceso: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump attacca apertamente Papa Leone XIV. È la storia di una escalation verbale senza precedenti.
Hai fretta? blue News riassume per te
- Lo scontro tra Donald Trump e Papa Leone XIV si inasprisce apertamente dopo che il tycoon attacca pubblicamente il Papa definendolo «debole» e «terribile».
- Leone XIV ha risposto con insolita chiarezza, definendo la retorica bellicosa del presidente degli Stati Uniti «davvero inaccettabile» e rifiutando di farsi intimidire.
- La disputa tra i due potenti statunitensi risale a un decennio fa. Ecco la storia.
Ora manca davvero poco perché si elevi a divinità.
Donald Trump si mette in scena come un «Gesù statunitense» e continua ad alimentare la polemica contro Papa Leone XIV con un’immagine generata dall’intelligenza artificiale.
Il post, pubblicato su Truth Social, è nel frattempo scomparso. Il presidente cerca di minimizzare le critiche piovute sulla sua auto-rappresentazione.
«L’ho pubblicata pensando che mi mostrasse come un medico», ha dichiarato ai giornalisti alla Casa Bianca.
Trump ha sostenuto di credere che fosse raffigurato come «un operatore della Croce Rossa», evitando però di commentare la chiara e drammatica messa in scena dell’immagine, tipica dell’iconografia religiosa.
La provocazione, però, era tutt’altro che casuale.
Il presidente ha innescato uno scontro frontale con il capo della Chiesa cattolica che, anche per gli standard di Trump, molti osservatori giudicano apertamente irrispettoso.
«Papa Leone è DEBOLE contro la criminalità ed è disastroso in politica estera», ha scritto Trump domenica sulla sua piattaforma.
Non voglio un Papa che pensa sia accettabile che l’Iran abbia un’arma nucleare.» A suo dire, il pontefice sarebbe «molto liberale» e dovrebbe smettere di avvicinarsi «alla sinistra radicale».
«Non sono un fan di Papa Leone.»
E ancora, nella sua lunga invettiva, Trump ha aggiunto che Leone sarebbe diventato Papa «solo perché era americano e pensavano fosse il modo migliore per gestire il presidente Donald J. Trump. Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano.»
Tono sempre più duro
Che il linguaggio di Trump nei confronti di Papa Leone XIV si stesse irrigidendo era evidente da tempo.
Il pontefice aveva criticato più volte il presidente, inizialmente in modo indiretto ma sempre inequivocabile.
Nel fine settimana, Leone ha parlato di una «illusione di onnipotenza» che sta alimentando la guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Senza citarlo esplicitamente, il riferimento a Trump e ad altri membri della sua amministrazione è apparso chiaro.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva invitato gli americani a pregare «nel nome di Gesù Cristo» per la vittoria nel conflitto.
Il Papa, dal canto suo, ha condannato la «violenza insensata e disumana» in Medio Oriente, affermando che i cristiani non possono schierarsi con chi «oggi sgancia bombe».
Davanti ai fedeli nella Basilica di San Pietro ha ribadito: «Basta guerra!»
Un Papa che non si lascia intimidire
Alle critiche Donald Trump reagisce sempre allo stesso modo: non arretra. È una costante della sua comunicazione politica.
Reporter: Why did you attack Pope Leo?
Trump: I don’t think he’s doing a very good job. He likes crime I guess. We don’t like a pope who says it’s ok to have a nuclear weapon. We don’t want a pope that says crime is ok. I am not a fan of Pope Leo.
[image or embed]
— Acyn (@acyn.bsky.social) 13. April 2026 um 03:33
Le pressioni provenienti dalla Casa Bianca, però, non sembrano intimidire Leone XIV.
«Non ho paura dell’amministrazione Trump», ha dichiarato lunedì durante il volo verso l’Algeria, prima tappa di un viaggio di dieci giorni in Africa.
Il pontefice ha ribadito che continuerà a «proclamare il messaggio del Vangelo e invitare tutti a cercare vie per costruire ponti di pace e riconciliazione, e a evitare la guerra ogni volta che sia possibile».
Secondo gli analisti, la posizione di Leone riflette una tradizione consolidata della Chiesa.
«È una linea che affonda le radici nella Sacra Scrittura, nella teologia e nella filosofia», spiega William Barbieri della Catholic University di Washington.
Un intervento senza precedenti
Più inedita, invece, è stata la reazione del Papa alle minacce di Trump di «cancellare» una civiltà in Iran. Leone XIV, primo pontefice statunitense della storia, ha criticato il presidente in modo diretto e inequivocabile.
La linea bellicista di Trump è «veramente inaccettabile», ha fatto sapere da Roma.
Ha invitato i cittadini americani non solo a pregare per le vittime innocenti, ma anche a «cercare modi per farsi sentire – magari contattando parlamentari e autorità – e dire chiaramente che non vogliamo la guerra, vogliamo la pace».
Un intervento così diretto nel dibattito politico è raro per un Papa.
Il Vaticano si esprime tradizionalmente su questioni morali – guerra, povertà, migrazione – ma evita lo scontro frontale con i capi di Stato.
«Una sorta di pulsante nucleare per il Vaticano»
«Non è affatto normale», osserva Massimo Faggioli, professore al Trinity College di Dublino, interrogato da «MS Now».
«Il Papa interviene nel processo democratico e nella rappresentanza di un sistema politico moderno. È qualcosa di unico, una sorta di pulsante nucleare per il Vaticano.»
Lo scontro ha radici lontane.
Già durante il primo mandato presidenziale, Trump entrò in conflitto con il Vaticano. Nel 2016 Papa Francesco criticò duramente il progetto del muro al confine con il Messico, affermando che chi costruisce muri invece di ponti «non è cristiano».
Trump reagì con indignazione, accusando il Papa di interferenze politiche e definendo le sue parole «vergognose».
Una frattura mai del tutto sanata, né durante il primo mandato né dopo il ritorno alla Casa Bianca.
«Qualcuno deve prendere posizione»
Nel febbraio 2025, poche settimane prima della sua morte il 21 aprile, Papa Francesco inviò una lettera ai vescovi americani in cui denunciava la politica migratoria e le deportazioni di massa dell’agenzia ICE come una «deriva morale».
«Le politiche migratorie basate sulla coercizione (…) finiranno male», si leggeva nel testo.
A redigere quella lettera fu proprio l'allora cardinale Robert Francis Prevost, ovvero Papa Leone XIV.
Conosciuto per la sua prudenza, negli ultimi mesi ha però mostrato una chiarezza sempre più marcata: «Chi dice: 'Sono contro l’aborto, ma accetto il trattamento disumano degli immigrati negli Stati Uniti', non so se possa definirsi davvero 'pro-life'», osservava già lo scorso settembre.
«Oggi troppe persone soffrono nel mondo», ha ribadito ora Leone XIV durante il viaggio verso l’Africa.
«Troppi innocenti vengono uccisi. E credo che qualcuno debba prendere posizione e mostrare che esiste una strada migliore.»
Anche se questo non piace a Donald Trump.
Articolo redatto con materiale delle agenzie di stampa AFP e DPA.