Lombardia e Piemonte finiscono tra le zone rosse

ATS / sam

4.11.2020

Il premier italiano Conte
Roberto Monaldo/LaPresse/AP/dpa

Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e Calabria zona rossa, Puglia e Sicilia in zona arancione, il resto del Paese in zona gialla.

Il premier italiano Giuseppe Conte annuncia, in diretta TV, la divisione dell'Italia in tre aree in base alla diffusione del Covid, come previsto dal nuovo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), che entrerà in vigore il 6 novembre.

Conte difende inoltre la scelta del Governo di non adottare un unico provvedimento in tutto il Paese: «Se lo avessimo fatto avremmo ottenuto un duplice effetto negativo, non saremo intervenuti con misure veramente efficaci dove c'è un maggior rischio e avremo imposto misure irragionevolmente restrittive dove la situazione è meno grave».

Da venerdì, dunque, le misure saranno operative: uno slittamento di 24 ore rispetto ai programmi dell'Esecutivo deciso per consentire a tutte le regioni di disporre «del tempo utile per organizzare le proprie attività». Ma non ci saranno passi indietro.

Il colore verrà valutato settimanalmente

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha già firmato le ordinanze con i dati dell'ultimo monitoraggio e le misure resteranno in vigore, almeno per quanto riguarda le zone rosse, per «almeno due settimane».

I dati relativi alle Regioni inserite nelle zone gialla e arancione saranno invece aggiornati ogni settimana e, in caso di peggioramento, ci sarà il passaggio automatico nella fascia più alta e l'applicazione di misure più restrittive.

«Dobbiamo necessariamente intervenire per rallentare la circolazione del virus», ha detto Conte illustrando il decreto, poiché i sistemi sanitari di «molte regioni rischiano di andare in sofferenza» nelle prossime settimane. Dunque le scelte sono obbligate: «Non abbiamo alternative, dobbiamo affrontare queste restrizioni per raffreddare la curva».

Cosa prevedono il DPCM e i vari colori

L'impianto del provvedimento è quello contenuto nelle bozze, con pochi aggiustamenti: dà la possibilità ai parrucchieri di rimanere aperti anche nelle zone rosse e 'salva' le crociere delle navi battenti bandiera italiana.

Nella 'zona gialla' - dove ci sono Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Toscana, Veneto, Umbria e le province autonome di Trento e Bolzano - varranno le misure nazionali, dal coprifuoco alle 22 alla chiusura dei centri commerciali nei fine settimana, dallo stop a mostre e musei alla chiusura dei corner di giochi e scommesse, dalla riduzione della capienza nel trasporto pubblico locale fino alla Didattica a distanza al 100% per le superiori.

Nella 'zona arancione', quella con un rischio elevato, finiscono invece Puglia e Sicilia: non si può uscire dalla regione e sono vietati anche gli spostamenti tra i comuni mentre bar e ristoranti rimarranno chiusi tutto il giorno. "È assurdo e irragionevole" dice il governatore siciliano Nello Musumeci.

Il lockdown generale, di fatto, scatta invece per le quattro regioni con gli indici più alti, quelle dove la diffusione del virus è fuori controllo. Oltre alle misure previste per le altre zone, sono chiusi anche i negozi, salvo alimentari e farmacie, e si potrà uscire solo per comprovate esigenze lavorative, di salute, necessità e per portare i bambini a scuola.

«È vietato ogni spostamento in qualsiasi orario», ha spiegato Conte. «È uno schiaffo in faccia ai lombardi, non ce lo meritiamo», attacca il governatore Attilio Fontana.

Con la divisione in fasce del paese torna inoltre l'autocertificazione: da venerdì, sia per circolare nelle aree con le restrizioni più dure sia per il resto d'Italia dopo le 22.

Conte: «Misure differenziate e ben mirate»

«Misure differenziate e ben mirate», come ha detto il premier, che i governatori hanno ripetutamente criticato. «Il governo si assumerà la responsabilità sanitaria e sociale conseguente alle sue scelte, sempre ritardate, e sempre parcellizzate», ha tuonato il presidente della Campania Vincenzo De Luca prima di sapere che la sua regione non sarebbe finita né in zona arancione né in quella rossa.

La critica principali arrivate al governo dai presidenti è anche quella di non aver coinvolto le regioni nelle valutazioni. Accuse che Conte ha respinto. Le ordinanze non sono basate su decisioni «arbitrarie o discrezionali» perché recepiscono il monitoraggio settimanale al quale partecipano l'Istituto superiore di Sanità, il ministero della Salute e i rappresentanti degli stessi territori.

Dunque, rivendica Conte, le Regioni «non sono un alter ego, ma parte integrante di questo monitoraggio».

Il premier rifiuta anche qualunque ipotesi di accordo nel governo per mettere in difficoltà le regioni governate dal centrodestra. «I criteri sono predefiniti e oggettivi e sfuggono ad ogni contrattazione, non si negozia sulla pelle dei cittadini».

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