«È il caos, ragazzi!» Marco Rubio contro JD Vance: sarà un duello elettrico per la successione di Donald Trump

Gregoire Galley

6.5.2026

Finora né Marco Rubio (a sinistra) né JD Vance hanno dichiarato apertamente il loro interesse a succedere a Donald Trump.
Finora né Marco Rubio (a sinistra) né JD Vance hanno dichiarato apertamente il loro interesse a succedere a Donald Trump.
ats

Il capo della diplomazia statunitense Marco Rubio si gode il fermento mediatico attorno alla sua apparizione alla Casa Bianca, che mette in ombra una trasferta del vicepresidente JD Vance, suo potenziale rivale in vista delle presidenziali del 2028.

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Agence France-Presse, Antonio Fontana

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Marco Rubio ha attirato grande attenzione mediatica alla Casa Bianca,.
  • Il segretario di Stato ha alternato dichiarazioni sull’Iran e sulla visita in Vaticano a battute più leggere, cercando forse di mostrarsi meno istituzionale e più vicino al pubblico.
  • La sua apparizione è stata interpretata da alcuni come una presa di distanza dalla retorica identitaria di altri esponenti trumpiani, mentre ambienti della destra lo indicano già come un candidato credibile.
  • JD Vance, nel frattempo, prova a rilanciarsi dopo alcune missioni diplomatiche fallimentari e ha iniziato a muoversi in Stati chiave come Ohio e Iowa.
  • Sebbene nessuno dei due abbia annunciato una candidatura, il possibile duello per la successione a Donald Trump appare già condizionato dal bilancio del presidente e dalla guerra in Iran.

Martedì, il segretario di Stato Marco Rubio si è presentato davanti a una sala stampa gremita, sostituendo per un giorno la portavoce dell’esecutivo americano, Karoline Leavitt, in congedo maternità.

Il 54enne repubblicano è stato tempestato di domande sull’Iran e sulla sua imminente visita in Vaticano: un viaggio ampiamente interpretato dalla stampa come uno smacco per JD Vance, anche lui cattolico praticante.

«DJ Rubio» affronta pure temi leggeri

Rubio ha affrontato anche temi più leggeri.

«Non siete pronti per il mio nome da DJ», ha scherzato, dopo che negli ultimi giorni un video che lo mostra alla consolle durante una festa privata è circolato ampiamente sui social network.

Forse desideroso di incrinare l’immagine di diplomatico levigato, l'appassionato di rap ha infilato nelle sue risposte un riferimento ai Cypress Hill, accusando i dirigenti iraniani di essere «Insane in the Brain», titolo di una canzone del collettivo californiano del 1993 che potrebbe essere tradotto con «fuori di testa».

Una delle frasi pronunciate durante la conferenza stampa, riguardo alla sua idea di America, sembra già un tratta da un discorso di campagna elettorale.

«Vogliamo che resti un luogo in cui chiunque, indipendentemente dalla sua provenienza, possa avere successo, un luogo in cui non si è limitati né dalla nascita, né dal colore della pelle, né dall’etnia», ha dichiarato, passando dall’inglese allo spagnolo per rispondere a una domanda.

Un «candidato serio»

Qualcuno potrebbe leggervi una sottile presa di distanza dalla retorica identitaria portata avanti da altri esponenti dell’amministrazione Trump, tra cui il consigliere Stephen Miller e, appunto, il vicepresidente JD Vance.

Marco Rubio «ha spaccato» nella celebre sala briefing della Casa Bianca, si è entusiasmato su X l’influencer dell’estrema destra Nick Sortor, aggiungendo: «Quest’uomo è un candidato serio per il 2028».

Vance riparte dagli USA, dopo i fallimenti all'estero

Il vicepresidente, dal canto suo, cerca di far dimenticare due missioni diplomatiche infruttuose condotte a metà aprile.

In Ungheria, dove il suo sostegno non ha impedito al primo ministro nazionalista Viktor Orban di essere sconfitto alle elezioni, e in Pakistan, per colloqui con l’Iran che non hanno prodotto risultati.

Martedì, il conservatore 41enne ha scelto innanzitutto di puntare sul suo Stato d’origine, l’Ohio. Lì, ha espresso il suo voto alle primarie repubblicane per la carica di governatore. 

Anche lui ha cercato di distendere i toni. Un video ripreso da Fox News lo ritrae insieme al figlio al seggio elettorale, mentre tiene in mano la sua scheda e scherza: «Devo nasconderla ai giornalisti, non voglio che sappiano per chi ho votato».

Sugli stessi toni ha poi detto davanti alle telecamere che suo figlio aveva fatto «una scelta rischiosa», votando per il coniglio di Pasqua e non per la fatina dei denti.

Poi, con un messaggio su X, ha rivelato di aver espresso la sua preferenza nei confronti del repubblicano Vivek Ramaswamy.

Sempre martedì, il vicepresidente si è poi recato in Iowa, nel Midwest, per fare campagna elettorale al fianco del deputato repubblicano Zach Nunn.

L'Iowa è uno Stato strategico, dove nel 2028 si aprirà la corsa tra i pretendenti repubblicani alla Casa Bianca. È anche una terra agricola, dove gli effetti del conflitto in Iran si fanno sentire attraverso il forte aumento dei prezzi del carburante e dei fertilizzanti.

Il bilancio di Trump

Finora né Marco Rubio né JD Vance hanno dichiarato apertamente di voler succedere a Donald Trump e candidarsi alle presidenziali del 2028: un appuntamento distante più di due anni, un’eternità ai ritmi della politica americana.

Alcuni sondaggi sporadici, da prendere con molta cautela, segnalavano di recente un certo slancio del segretario di Stato capo della diplomazia rispetto al vicepresidente.

 A febbraio, quest’ultimo aveva peraltro assicurato che non esisteva «alcun conflitto» tra loro due.

Da parte sua, Rubio aveva dichiarato nel dicembre 2025, in un’intervista a Vanity Fair, che non si sarebbe messo sulla sua strada. «Se JD Vance si candiderà alla presidenza, sarà il nostro candidato e sarò tra i primi a sostenerlo», aveva affermato.

Per la sua funzione, Vance è più strettamente associato al bilancio del capo dello Stato in carica. E la popolarità di Donald Trump è in calo, appesantita in particolare dalla guerra in Iran.

JD Vance ha cercato di prendere le distanze dal conflitto senza però rompere con l’imprevedibile presidente: un esercizio politicamente rischioso e non necessariamente chiaro agli occhi degli elettori.