Non parlo di politica con i miei nuovi vicini

René Sollberger, Las Vegas

15.10.2020

Mi sono trasferito qui da poche settimane e, poco a poco, sto facendo conoscenza con i miei vicini. Ci vuole cautela in questa campagna elettorale statunitense, specialmente quando non si appartiene allo stesso schieramento politico.

Ci sono indizi esteriori che riflettono le nostre convinzioni. Negli Stati Uniti, alcuni espongono deliberatamente dei segni esteriori per mostrare le loro opinioni politiche al mondo. Come, per esempio, una bandiera degli Stati Uniti sulla facciata di casa o un adesivo sulla macchina. Ma quale significato ha un canestro da basket davanti a un garage?

Poche settimane fa, ho lasciato la regione di San Francisco per Las Vegas, la California per il Nevada. Devo ancora mostrarmi prudente con i miei nuovi vicini, non ho idea di come la pensino politicamente.

La noia politica in California

La California si è sempre dimostrata uno Stato saldamente democratico e nel mio distretto, quattro anni fa, l’85% delle persone ha votato a favore di Hillary Clinton e contro Donald Trump. E poiché, negli Stati Uniti, il sistema elettorale di ogni Stato segue il principio chiamato «the winner takes it all», in California tutti i voti dei grandi elettori sono sempre finiti nel campo blu, cioè dei democratici.

In altre parole, se si vota in California, tanto vale restare a casa, tanto non cambierà mai nulla. Il candidato democratico Joe Biden conquisterà tutti i voti dei 55 grandi elettori dello Stato. Poiché la California è lo Stato più popolato, nessun altro ne porta altrettanti.

Focus sulle presidenziali statunitensi 2020

Gli statunitensi alle urne: «blue News» segue la fase cruciale del duello per la Casa Bianca, non solo dalla Svizzera ma anche attraverso dei reportage di giornalisti svizzeri residenti negli Stati Uniti. Donald Trump o Joe Biden? Il voto è previsto per il 3 novembre.

La situazione è molto diversa in Nevada. Qui, ogni voto conta. Tuttavia, lo Stato porta solo sei grandi elettori, vale a dire sei voti. In passato per lo più rosso, cioè repubblicano, il Nevada si sta lentamente ma costantemente trasformando in uno Stato blu, ossia democratico. Questo cambiamento è dovuto all’evoluzione demografica rilevata nella città desertica di Las Vegas. È una delle metropoli degli Stati Uniti che si sviluppano più rapidamente e molti dei nuovi arrivati votano democratico.

Sono per la maggior parte giovani, spesso Latinos. Così, dal 2019, i due eletti che rappresentano lo Stato alla camera alta, cioè il Senato, provengono dal Partito democratico. E sono due donne.

Sempre nel 2019, per la prima volta si è insediato un governatore democratico. E alle ultime elezioni, quattro anni fa, Hillary Clinton ha battuto Donald Trump con due punti buoni di distacco. Il Nevada quindi non è più conservatore.

Auto sportive e bandiere a stelle e strisce

Uno dei vicini che abitano di fronte a casa mia guida una Chevy Camaro nera ribassata, con uno stereo potente, un alettone e un tubo di scappamento molto rumoroso: una vera «muscle car». O è une Ford Mustang? No, è una Dodge Charger.

All’angolo della via abita un uomo alla cui casa è sempre appesa, vicino all’ingresso, una bandiera statunitense. A destra, c’è una giovane coppia con un bambino piccolo, loro vengono dal nord-est degli Stati Uniti, una regione liberale. E a sinistra della mia abitazione vive una coppia gay, due uomini carinissimi che hanno spesso ospiti. In realtà tutti sono gentili. Ma a quale schieramento politico appartengono?

Gli indizi esteriori fanno immaginare chi vota chi. Il bolide nero e la bandiera sono tipici di chi è a favore del campo conservatore, mentre il nord-est degli Stati Uniti e la coppia gay rimandano più all’idea di sostenitori dei democratici. Ma non si può esserne assolutamente certi.

Si parla quindi del più e del meno, della provenienza, della professione di ciascuno, del carattere del cane, del caldo estivo – ma mai di politica fino a quando non si è perfettamente sicuri di capirsi perché si è dalla stessa parte dello stesso schieramento.

Ed è un peccato. Perché tutti si aspettano che i 435 membri della Camera dei rappresentanti e i 100 senatori di ogni campo si parlino, costruiscano ponti, colmino le distanze per riuscire a trovare dei buoni compromessi

René Sollberger vive negli Stati Uniti dal 2013. Dopo aver trascorso due anni a Boston e poi cinque a San Francisco, si è trasferito a Las Vegas nel 2020. Sposato con una cittadina statunitense, è giornalista economico e politico. In passato , tra le altre testate, ha lavorato per «Cash», «Berner Zeitung» e «Handelszeitung».

Pagina speciale USA 2020 Tornare alla home page