Parigi e Berna dialogano sui rifugiati afghani

ev, ats

16.12.2021 - 20:00

Frédéric Journès, ambasciatore di Francia in Svizzera dal settembre 2019.
Keystone

Francia e Svizzera sono impegnate attualmente a condurre un dialogo «molto intenso» sul transito attraverso la Confederazione dei rifugiati afghani che vogliono raggiungere Calais. Parigi teme la creazione di una vera e propria rete.

ev, ats

16.12.2021 - 20:00

L'obiettivo è di mettere in atto «modalità di controllo per evitare la creazione di una rete», ha dichiarato oggi pomeriggio, giovedì, l'ambasciatore francese in Svizzera, Frédéric Journès, in una conferenza stampa a Berna. «Il dialogo è in atto e sta andando bene», ha detto.

Il diplomatico faceva riferimento al forte aumento degli ingressi illegali di rifugiati afghani al confine orientale della Svizzera. Le autorità sangallesi hanno segnalato 2'500 arrivi alla fine di novembre, soprattutto provenienti da Vienna e Bucarest. Gli afghani solitamente vogliono andare a Calais, nel nord della Francia, per tentare la pericolosa traversata della Manica verso la Gran Bretagna.

Contattata da Keystone-ATS, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha confermato gli scambi «stretti e regolari» tra la Svizzera e la Francia in questo dossier. I due paesi intendono continuare a migliorare la loro collaborazione transfrontaliera, in particolare per impedire la «migrazione secondaria».

La SEM, tramite la sua portavoce Anne César, ha indicato inoltre di prevedere che la situazione si distenderà con l'avanzare dell'inverno.

Crisi migratoria

Journès aveva invitato la stampa per evocare le priorità del semestre di presidenza francese del Consiglio dell'Unione europea (Ue), che inizia a gennaio. Tra queste figurano le questioni migratorie.

In particolare, Parigi intende modificare l'accordo di Schengen per proteggere meglio le frontiere europee, soprattutto alla luce della recente crisi migratoria in Bielorussia. La Svizzera sarà coinvolta negli incontri, ha detto il diplomatico.

La presidenza francese vuole anche fare progressi riguardo al Patto sulla migrazione e l'asilo, un progetto di riforma proposto dalla Commissione europea che è ostacolato dalle divisioni tra gli Stati membri.

F-35: «Si è passato ad altro»

Interrogato sulle relazioni tra la Svizzera e l'Unione europea, compromesse dalla decisione di Berna di interrompere i negoziati su un accordo quadro, Journès ha confermato che la palla è nel campo della Svizzera. «Abbiamo bisogno di un segnale politico chiaro», ha detto l'ambasciatore. La Svizzera deve dire «di cosa, come e quando» vuole parlare.

Un incontro tra il capo della diplomazia svizzera Ignazio Cassis e il commissario europeo Maros Sefcovic è stato annunciato al World Economic Forum (WEF) in gennaio. Il responsabile dell'Ue chiede che entro quella data sia stabilita una tabella di marcia per risolvere questioni istituzionali come l'adozione del diritto europeo e il regolamento delle controversie tra la Svizzera e l'Ue.

Interrogato riguardo all'impatto sulle relazioni tra Berna e Parigi della decisione svizzera di acquistare 36 jet da combattimento americani F-35A preferendoli al Rafale del francese Dassault, Journès ha detto: «Si è preso atto e si è passati ad altro». Era l'occasione per cambiare il livello di una relazione bilaterale. Un'opportunità che si presenta ogni 20-30 anni».

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