USA-Venezuela Parte l'operazione «Southern Spear»: Caracas nel mirino di Trump, Maduro chiede la pace

SDA

14.11.2025 - 20:42

Immagine d'archivio
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Combattere i narcoterroristi che seminano morte in America e oltre. Ma il vero obiettivo dell'operazione 'Southern Spear', annunciata dal Pentagono, non è difficile pensare che sia Caracas. Per colpire il regime di Nicolas Maduro che gli Usa considerano uno dei principali attori del traffico internazionale di droga.

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Schierata una flotta imponente di navi da guerra a pochi chilometri dalla costa venezuelana, l'amministrazione Trump sta valutando ora le prossime mosse e la possibilità di innescare un'escalation.

Al presidente sono state già presentate tutte le opzioni a disposizione, inclusi gli attacchi a terra, ma nessuna decisione definitiva sarebbe stata ancora presa. Ma tra i potenziali target ci sarebbero porti e aeroporti controllati dall'esercito venezuelano e considerati hub per il trasporto della droga.

Maduro chiede a Trump di lottare per la pace

L'aumento della tensione fra Washington e Caracas ha spinto Maduro a lanciare un appello direttamente a Donald Trump, chiedendogli di «unirsi per la pace del continente» ed esortandolo a dire «no ad altre guerre eterne e ingiuste. Basta Libia, mai più Afghanistan. Viva la pace».

La lotta alla droga tra le priorità di Trump

Se le sue parole avranno effetto resta tutto da vedere. La Casa Bianca ha fatto della lotta alla droga una delle sue priorità, e i 20 attacchi degli ultimi mesi nel Mar dei Caraibi contro presunte navi per il trasporto di stupefacenti ne sono una prova chiara.

Ai raid mirati che hanno causato oltre 80 morti si è aggiunto un dispiegamento massiccio di forze armate, inclusa la portaerei più grande del mondo, la USS Gerald Ford, con la quale i militari americani nella regione salgono a 15'500, il numero più alto da decenni.

Per Hegseth è un'operazione che prosegue

Nell'annunciare l'operazione 'Southern Spear' il segretario alla Difesa Pete Hegseth non ha chiarito se si tratti di un proseguimento della missione già in atto oppure di qualcosa di interamente nuovo.

L'amministrazione Usa finora non ha presentato prove tangibili del fatto che le persone uccise negli attacchi nel Mar dei Caraibi fossero realmente narcotrafficanti, alimentando dubbi e perplessità sulla legalità dei raid.

L'illegalità di colpire civili, che non rappresentano una minaccia

Molti esperti di diritto internazionale hanno denunciato l'irregolarità delle azioni contro le imbarcazioni in quanto – spiegano – gli Stati Uniti per legge non possono volontariamente prendere di mira civili che non rappresentano una imminente minaccia, neanche quelli sospettati di essere criminali.

Gran Bretagna, Canada e un terzo degli statunitensi non appoggia la missione

Non è un caso che, di fronte a queste perplessità, anche i più stretti alleati degli Usa stanno prendendo le distanze dai numerosi attacchi.

La Gran Bretagna, secondo le indiscrezioni indiscrezioni dei giorni scorsi, ha sospeso la condivisione di intelligence con gli Stati Uniti riguardo alle imbarcazioni sospettate di trasportare droga nel Mar dei Caraibi, per non essere complice – ha spiegato – di attacchi indiscriminati e la cui legalità è incerta.

La stessa decisione è stata presa dal Canada. Scettica sui raid anche la maggior parte dell'opinione americana: solo il 29% approva l'uso della forza per uccidere i trafficanti di droga senza un mandato o il coinvolgimento del Congresso e delle istituzioni giudiziarie.

La Casa Bianca però tira dritto e ritiene gli attacchi perfettamente legali: per Trump gli Stati Uniti sono in un formale conflitto armato con i cartelli della droga.