«Poi ho visto un soldato mirare alla testa e sparare»

Philipp Dahm

25.6.2020 - 17:00

Clemens von Ketteler venne ucciso 120 anni fa a Pechino. L’assassinio dell’ambasciatore tedesco durante la «ribellione dei Boxer» ha rapidamente condotto a un’alleanza internazionale contro la Cina.

I cinesi ne hanno abbastanza del modo in cui sono trattati dagli europei, gli statunitensi e i giapponesi. I britannici e i francesi hanno strappato loro delle concessioni durante la seconda guerra dell’oppio e da allora hanno inondato il paese di droga prodotta dal papavero, che ha purtroppo delle ripercussioni fatali sulla società cinese: nel 1880, si contano circa 20 milioni di tossicodipendenti.

Questi «trattati non ugualitari» insieme al lavoro dei missionari cristiani suscitano l’odio nei confronti degli stranieri. L’ultima volta che la Gran Bretagna e la Francia hanno sottratto dei territori a Pechino con tali documenti risale al 1898 – e ovviamente, gli Stati occidentali si riservano il diritto di decidere da soli della sorte dei propri cittadini se questi commettono crimini in Cina. Per dirla tutta, gli stranieri sono decisamente al di sopra delle leggi cinesi.

Questi diritti speciali, coniugati all’incapacità dei propri dirigenti nell’affermarsi di fronte all’Occidente, ai conflitti nazionali tra riformatori e conservatori ma anche e soprattutto alle catastrofi naturali e alla fame, portano a un clima di crisi che si aggrava nel 1900.

Lo stesso nome di «ribellione dei Boxer» illustra bene la situazione: i combattenti della resistenza cinese si uniscono sotto il nome di «Pugni di giustizia e concordia» e sono riconosciuti rispettosi delle leggi dall’imperatrice vedova Cixi l’11 gennaio 1900.

La caccia ai cristiani

Dopo alcuni attentati, gli Stati Uniti e il Giappone esigono un’interdizione del movimento, che viene pronunciata alla metà di aprile del 1900, ma che non può essere applicata. I Boxer sono semplicemente troppo poco organizzati.

In realtà avviene il contrario: le truppe regolari di Pechino e di Tientsin si uniscono al movimento. Il mese seguente, i tumulti si moltiplicano e divampa la caccia ai cinesi cristiani: ben 73 persone muoiono soltanto il 18 maggio. L’Occidente si mobilita e invia delle truppe in Estremo Oriente.

Un Boxer viene internato dalla cavalleria statunitense a Tientsin nel 1901 – la foto è stata colorata a posteriori.
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Il 10 giugno, un corpo di spedizione internazionale di circa 2000 uomini sbarca in Cina con l’obiettivo di raggiungere Pechino per proteggere gli emissari occidentali. Ma il 14 giugno, l'armata affronta i «Boxer» e deve ritirarsi dopo quattro giorni di combattimento.

Nel frattempo, circa 473 stranieri, 451 soldati e più di 3000 cristiani cinesi sono trincerati nella capitale. Contemporaneamente, al largo delle coste si riunisce una flotta da guerra internazionale, mentre a Pechino le case degli stranieri vengono incendiate e i cristiani cinesi sono atrocemente assassinati.

L’ultimatum indirizzato agli Occidentali

La situazione nel quartiere delle legazioni di Pechino è estremamente tesa: i diversi protagonisti lavorano chiusi fianco a fianco. Una mitragliatrice austriaca mette in sicurezza la via delle Dogane a nord, gli statunitensi hanno posizionato una mitragliatrice Gatling sulla via delle legazioni ad ovest, mentre un cannone italiano copre la via che conduce ad est.

Mappa del quartiere delle legazioni a Pechino.
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I Russi controllano il ponte sud, gli inglesi sorvegliano il ponte nord, oltre alla strada del canale che conduce a nord. Il 19 giugno, Pechino ordina a tutti gli emissari occidentali e giapponesi di lasciare il paese entro 24 ore. Due giorni prima, la flotta occidentale ha preso d’assalto i forti di Taku vicino a Tientsin, provocando una protesta nell’Impero di Mezzo.

Il quadro «La Presa dei forti di Taku» di Fritz Neumann.
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I diplomatici accettano l’ultimatum, ma chiedono garanzie di sicurezza e sui mezzi di trasporto. Poiché alla richiesta non segue alcuna risposta, l’emissario tedesco scrive una lettera che annuncia che si presenterà alla corte l’indomani mattina alle nove. Dopo una concertazione, viene deciso che sarà Clemens von Ketteler a rappresentare i suoi colleghi stranieri.

L’assassinio di Clemens von Ketteler

La mattina del 20 giugno 1900, Clemens von Ketteler ed Heinrich Cordes si avviano al luogo dell'appuntamento. L’ambasciatore rifiuta di far scortare le due lettighe: la corte è informata del loro arrivo e la presenza di soldati stranieri potrebbe provocare dei disordini nelle vie. Heinrich Cordes, uomo d’affari e interprete, descrive in «Der Krieg in China» («La guerra di Cina»), pubblicato nel 1909, cosa succede allora ai due tedeschi sul loro cammino:

Clemens von Ketteler è l’unico diplomatico straniero che parla la lingua del paese: per questo è dunque incaricato di negoziare a nome delle legazioni internazionali.
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«Ho visto un soldato delle Bandiere, visibilmente un manciù, in uniforme completa […], saltare avanti, sollevare il suo fucile a circa un metro dal finestrino della lettiga, puntare alla testa dell’emissario e fare fuoco. Nello stesso momento, è risuonato il colpo d’artiglieria e la lettiga è stata deposta.

Sono saltato a terra, ma sono stato colpito da una pallottola all’addome. Due persone armate di lance mi hanno seguito ma hanno rapidamente rinunciato, probabilmente perché temevano che avessi armi. Mi sono trascinato, coperto di sangue, soprattutto in vie piene di cinesi che mi guardavano in questo stato senza provare pietà né muoversi e che non si degnavano di rispondere quando chiedevo loro indicazioni stradali. […] Una mezz’ora dopo l’assassinio dell’emissario, sono arrivato all’ingresso della missione statunitense dove sono svenuto.»

L’assassino decapitato

Tre giorni dopo, il tiratore viene arrestato da alcuni soldati giapponesi mentre tentava di vendere l’orologio di Clemens von Ketteler. Il soldato cinese, chiamato En Hai, viene condotto alla delegazione tedesca e sarà decapitato per questo crimine nel dicembre 1900.

In seguito all’assassinio, un’alleanza di otto nazioni decide di formare un corpo di spedizione che marcerà da Tientsin a Pechino all’inizio del mese di agosto.

All’Impero tedesco, Regno Unito, Stati Uniti, Russia e Giappone si uniscono Francia, Italia e Austria-Ungheria in questa guerra non dichiarata, anche se questi ultimi tre Paesi non sono in grado di portare delle truppe prima della fine del conflitto. Come fa Berlino, forniscono soltanto alcuni fucilieri marini.

Immagini di guerra: le truppe statunitensi assediano Pechino alla metà di agosto del 1900.
Keystone

Anche i soldati che Guglielmo II ha salutato con il famoso «discorso degli Unni» non arrivano in tempo in Cina: l’imperatore tedesco aveva ordinato ai suoi uomini di mostrarsi impietosi, «perché mai più un cinese osi guardare un tedesco di traverso».

10,3 miliardi di franchi di spese di guerra

Pechino non ha nulla da opporre all’armata alleata, forte di 20’000 uomini. A fine settembre, l’esercito raggiunge la capitale cinese; perde un migliaio di uomini in combattimento, principalmente russi e giapponesi, ma non mostra alcuna tenerezza nei confronti dei nemici né dei civili nel corso della conquista. L'obiettivo, d'altronde, era quello di inculcare il timore di una nuova rivolta contro gli stranieri.

Le trattative di pace cominciano ad ottobre e saranno effettive a settembre dell’anno seguente. I termini del «protocollo dei Boxer» sono uno schiaffo per la Cina.

Dopo il trattato di pace, la situazione precipita per i Boxer: un gran numero di essi viene decapitato in pubblico, come in questo caso.
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Le sole spese di guerra sono considerevoli: fino al 1940, la Cina dovrà versare la somma di 70 milioni di sterline, che corrispondono oggi a 8,66 miliardi di sterline o a 10,3 miliardi di franchi. Inoltre, Pechino ha l’obbligo di indennizzare tutti gli stranieri colpiti da quest’episodio. Ma il primo articolo del trattato di pace riguarda Clemens von Ketteler.

L’arco eretto a Pechino in omaggio a Clemens von Ketteler, in una foto del 1909.
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Nel luogo in cui Clemens von Ketteler è stato assassinato, la Cina dovrà infatti erigere un arco in omaggio all’ambasciatore. Il secondo principe Chun dovrà inoltre recarsi in persona a Berlino per presentare le sue scuse a Guglielmo II.

L'unico successo diplomatico per Pechino è stato il fatto che il membro della famiglia imperiale cinese non si sia inginocchiato davanti all’imperatore tedesco, contrariamente a quello che veniva formalmente richiesto.

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