Il braccio di ferro continuaIl pressing degli USA: «Dazi al 500% a chi fa affari con la Russia»
SDA
2.4.2025 - 20:04
Witkoff ha incontrato l'emissario russo Dmitriev.
Keystone
In un complesso scacchiere diplomatico e commerciale, i senatori americani propongono dazi del 500% sui beni di Paesi che commerciano con la Russia, una mossa volta a spingere Mosca verso la pace in Ucraina.
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02.04.2025, 20:04
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La complessa dinamica negoziale tra Stati Uniti e Russia è un continuo alternarsi di aperture e prove muscolari. Stavolta a mobilitarsi sono stati i senatori americani, che con una mozione bipartisan hanno proposto dazi del 500% sui beni importati dai Paesi che acquistano petrolio, gas, uranio e altri prodotti russi, per spingere Mosca a fare passi concreti verso la pace in Ucraina.
Allo stesso tempo, la porta del dialogo con la regia della Casa Bianca e del Cremlino resta aperta, come dimostra l'annunciata visita dell'inviato per l'economia di Vladimir Putin Kirill Dmitriev a Washington per incontrare Steve Witkoff.
Donald Trump sui dazi sta giocando una partita parallela a livello globale. Da una parte le tariffe imposte per riequilibrare la bilancia commerciale americana, come quelle che stanno colpire l'Europa, e dall'altra quelle minacciate per sbloccare altri dossier strategici, come l'Ucraina. In questo caso, il presidente americano li ha evocati più volte nei confronti del Cremlino, ma ora per la prima volta il Congresso si è spinto più avanti.
Trump «arrabbiato» con Putin
L'iniziativa è partita da cinquanta senatori statunitensi repubblicani e democratici (la metà del totale), concordi su una proposta di legge per imporre sanzioni «pesanti» contro la Russia se non si impegnerà «in buona fede» a favore della pace in Ucraina o se «minaccerà la sovranità» del Paese invaso una volta raggiunto l'accordo con Kiev. Tariffe che colpirebbero il cuore dell'export russo e che, hanno assicurato i firmatari, «riceveranno un sostegno schiacciante e bipartisan» in caso di voto al Senato e alla Camera.
Trump per primo nei giorni scorsi si era detto «arrabbiato» con Putin per sua postura rigida nei confronti di Volodymyr Zelensky e di una tregua parziale sul mare e alle reti energetiche, pur annunciando comunque l'intenzione di sentire nuovamente il leader del Cremlino a breve. Ma Mosca continua a non rispondere puntualmente.
La telefonata tra i due leader non è ancora in programma e non è previsto neanche un faccia a faccia in Arabia Saudita, dove è atteso Trump nelle prossime settimane. Lo ha chiarito Dmitry Peskov respingendo ogni speculazione in tal senso: «Questi sono puramente i piani del capo di stato statunitense, in nessun modo correlati a Putin».
Un emissario russo a Washington
Il dialogo Mosca-Washington continua comunque ad altri livelli. «Cnn» e «Cbs» hanno dato notizia di un faccia a faccia alla Casa Bianca tra l'inviato speciale Witkoff e il negoziatore Dmitriev, CEO del Fondo per gli investimenti diretti russi.
Un incontro reso possibile dal Tesoro Usa, che avrebbe temporaneamente revocato le sanzioni contro l'emissario di Mosca. L'uomo ha preso parte ai recenti colloqui a Riad e il suo viaggio negli Stati Uniti sarebbe il primo di un alto funzionario russo dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina. E il ruolo da inviato per l'economia fa supporre che Mosca punti innanzitutto a rinsaldare una partnership commerciale con gli Usa con il contestuale allentamento delle sanzioni.
Il conflitto continua
Nel frattempo sul fronte del conflitto si continuano a contare vittime. Sono almeno quattro i morti in un raid missilistico russo contro Kryvyi Rih, la città natale di Zelensky, nel centro dell'Ucraina. Otto i feriti, tra cui un bambino di 9 mesi, in un attacco con droni a Kharkiv.
Per il leader ucraino questi attacchi incessanti dimostrano che «Putin non vuole neanche una tregua parziale».
Accuse rinviate al mittente da Mosca, secondo cui l'esercito ucraino «lancia sistematicamente attacchi contro le nostre infrastrutture energetiche utilizzando droni e sistemi di artiglieria».