Tensioni in Medio Oriente Teheran vuole la «rimozione delle sanzioni»: Usa e Iran apriranno i colloqui venerdì in Turchia

SDA

2.2.2026 - 20:42

Masoud Pezeshkian, presidente iraniano
Masoud Pezeshkian, presidente iraniano
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Stati Uniti e Iran tornano a parlarsi dopo i tentativi falliti dell'anno scorso, la guerra dei 12 giorni con Israele e i raid americani sui siti nucleari degli ayatollah.

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Sotto la minaccia di Donald Trump, che ha rafforzato la presenza di forze statunitensi nella regione sin dai primi giorni della dura repressione delle proteste di inizio anno, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accettato – anche grazie alla mediazione di Turchia, Qatar e Russia – di inviare una delegazione a sedersi al tavolo con gli Usa per avviare colloqui sul dossier nucleare. L'incontro, secondo Axios, avverrà venerdì a Istanbul tra il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, e l'inviato americano Steve Witkoff.

L'emissario di Trump sarà infatti, già nelle prossime ore, in Israele per discutere con Benyamin Netanyahu e il capo di stato maggiore dell'esercito, Eyal Zamir, proprio del dossier iraniano, oltre che della seconda fase dell'accordo di cessate il fuoco a Gaza. Mercoledì e giovedì sarà poi negli Emirati per colloqui con russi e ucraini, prima di volare venerdì in Turchia.

Per Teheran la rimozione delle sanzioni «è essenziale»

L'Iran ha fatto sapere che nei prossimi giorni verrà finalizzato un «quadro» per i negoziati, sottolineando che «la rimozione delle sanzioni è una priorità essenziale» per Teheran.

«I Paesi della regione, coinvolti nello scambio di messaggi Iran-Stati Uniti e anche nella mediazione, sanno che le conseguenze delle tensioni non si limiteranno all'Iran, ma si estenderanno all'area», ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, precisando di non aver mai ricevuto «un ultimatum» da Trump.

Sanzioni anche da parte di Londra

La pressione sull'Iran tuttavia non scema: dopo Unione europea e Stati Uniti, anche il Regno Unito ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro 10 alti funzionari iraniani, tra cui il ministro dell'Interno, accusati di responsabilità dirette nelle repressioni delle ultime proteste anti-governative in diverse città del Paese.

Quattro cittadini stranieri arresti a Teheran

Anche quattro cittadini stranieri sono stati arrestati per aver partecipato alle manifestazioni a Baharestan, quartiere della capitale: «Quattro granate assordanti artigianali, utilizzate nelle rivolte in questa città, sono state trovate dalla polizia nella borsa di uno di questi individui», ha riferito la polizia, senza precisare la nazionalità dei quattro arrestati.

Accuse di terrorismo dalle due parti

Teheran ha intanto convocato gli ambasciatori dei Paesi Ue dopo che i 27 hanno inserito i Guardiani della rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche, definendo la mossa «un insulto e un errore strategico» fatto per compiacere Stati Uniti e Israele. E ha avvertito che «ci sono altre opzioni allo studio per reagire».

Un portavoce della Commissione europea ha derubricato la convocazione come una «prassi diplomatica», e ha respinto «in toto» l'accusa di «terrorismo» avanzata dall'Iran agli eserciti europei come ritorsione per i pasdaran.

La Francia invita l'Iran a fare concessioni importanti

Ora, in vista dei colloqui di venerdì, anche la Francia insiste affinché il regime «accetti concessioni importanti» nonché un «cambiamento radicale di atteggiamento» per scongiurare i raid Usa sul suo territorio.

L'Iran, ha detto il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, deve ''imperativamente'' accogliere la proposta di negoziati da parte degli Stati Uniti.