Iran Continua il pugno duro di Teheran: minacce a Trump e blitz delle milizie nelle case delle vittime 

SDA

14.1.2026 - 20:26

Teheran
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Il regime iraniano continua a resistere alla piazza, con una sfida agli Stati Uniti. Le proteste che stanno travolgendo il Paese vengono represse anche con l'intimidazione, oltre alla violenza, con irruzioni dei pasdaran nella case delle famiglie dei manifestanti uccisi, secondo quanto denunciano le opposizioni.

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E cresce l'allarme per la ripresa delle impiccagioni: il capo della magistratura ha promesso «processi rapidi», che potrebbero portare alla pena capitale. Nonostante il monito di Donald Trump a non imboccare questa strada.

Per la seconda volta in pochi giorni le autorità di Teheran hanno convocato per le strade migliaia di persone, che si sono radunate per i funerali di oltre 100 membri delle forze di sicurezza e altri «martiri» uccisi durante le proteste.

Le riprese della televisione di stato hanno mostrato la folla sventolare bandiere della Repubblica Islamica durante la cerimonia e sono apparsi striscioni con la scritta «Morte all'America».

Minacce a Trump e la denuncia di una «distruzione mai vista»

Oltre a foto della Guida Suprema Ali Khamenei e del presidente americano, con il volto insanguinato dopo l'attentato nel 2024. E la didascalia: «Questa volta non lo mancheranno».

Il capo di stato maggiore dell'esercito Abdolrahim Mousavi, anche lui in piazza, ha denunciato un «livello di distruzione mai visto» a causa dei «rivoltosi».

«Processi rapidi», «processi farsa»

L'altra immagine simbolo a beneficio del regime è quella del capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni, ripreso seduto nella grande stanza di una prigione mentre interroga personalmente un uomo in uniforme grigia da carcerato il cui volto è sfocato.

«Se qualcuno ha dato fuoco a una persona, l'ha decapitata e poi ne ha bruciato il corpo, dobbiamo fare il nostro lavoro in fretta», avverte Mohseni, promettendo processi «rapidi e pubblici».

Processi «farsa», secondo gli attivisti in difesa dei diritti umani, che temono aumenti la probabilità che riprendano le impiccagioni. La prima esecuzione, del 26enne Erfan Soltan, sarebbe già dovuta avvenire, ma della sua sorte non si sono avute notizie.

Blitz delle milizie nelle case delle vittime

Sul fronte delle proteste, tra i tanti abusi denunciati, il canale satellitare basato a Londra Iran International ha riferito di blitz delle milizie delle Guardie rivoluzionarie nelle abitazioni dei familiari delle vittime, tra spari e insulti.

Con l'ordine di raccogliere i corpi dei loro congiunti e seppellirli rapidamente e in privato. Inoltre, secondo l'ong Hrana, almeno 97 manifestanti sono stati costretti a confessare crimini con la forza, spesso con la tortura. Anche loro rischiano la pena di morte.

Almeno 3'500 morti, ferite sugli occhi e sulla testa

Altre terribili testimonianze arrivano dai medici riusciti ad avere contatti con l'esterno: le ferite da arma da fuoco dei manifestanti sono concentrate principalmente sugli occhi e sulla testa.

Una tattica già usata durante le proteste per le donne del 2022. Tutto questo mentre gli ospedali ed i reparti di pronto soccorso sono sovraffollati. E continua a crescere il bilancio dei morti accertati, fornito quotidianamente dalla ong norvegese Ihr: sono almeno 3'428, anche se tutte le fonti non legate al regime concordano che sono molte di più.

Continuano l'oscuramento del web

La violenza che scorre in questa protesta, la prima che sfida al cuore il regime teocratico, continua ad essere coperta dal blackout del web, che potrebbe durare ancora per una-due settimane.

Per assistere tutti coloro che non si arrendono è già scesa in campo Starlink di Elon Musk, che starebbe offrendo gratuitamente il suo servizio di connessione via satellite.

Un sostegno analogo ora viene valutato dalla Francia. Il governo di Parigi in un'interrogazione parlamentare ha fatto sapere che sta valutando l'invio di terminali Eutelstat in Iran.