Dopo un mese e mezzo di silenzioPutin chiama Trump: «Giusto dare una chance ai negoziati con l'Iran»
SDA
29.4.2026 - 21:30
Putin è tornato a parlare con il presidente americano.
Keystone
Washington e Mosca tornano a parlarsi. Dopo un mese e mezzo di silenzio, Il presidente americano Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin hanno avuto una conversazione telefonica di «un'ora e mezza» in cui si è discusso di Iran e Ucraina. In un momento in cui le due partite appaiono peraltro sempre più incrociate.
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29.04.2026, 21:30
29.04.2026, 21:54
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L'iniziativa è stata del Cremlino e cade pochi giorni dopo l'incontro a San Pietroburgo tra il presidente russo e il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi.
Vladimir Putin ha lodato quella che ha definito «la saggia decisione» di Donald Trump di estendere il cessate il fuoco che può contribuire a «stabilizzare la situazione» in Medio Oriente e «dare una chance ai negoziati» che al momento appaiono in una fase di completo stallo.
Lo zar, rilanciando la disponibilità di Mosca a mediare per la pace, ha quindi offerto a Washington idee e suggerimenti su come risolvere innanzitutto la questione del nucleare iraniano, forte proprio del suo recente faccia a faccia con Araghchi, ma anche del messaggio ricevuto dalla Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, la scorsa settimana.
«Un'operazione di terra in Iran sarebbe inaccettabile e pericolosa»
E nelle ore in cui la tensione tra Washington e Teheran sembra tornare a salire, Putin ha messo ancora una volta in chiaro col presidente USA che «condurre un'operazione di terra in Iran sarebbe inaccettabile e pericolosa» e comporterebbe «gravissime conseguenze per l'intera comunità internazionale».
Lo zar si è poi detto pronto a una tregua con Kiev per il Giorno della Vittoria, il 9 maggio, con Trump che ha insistito nel sostenere che l'accordo sull'Ucraina è vicino. Finora però nessuna schiarita appare all'orizzonte sia sul fronte ucraino che su quello iraniano.
Trump vuole l'Iran all'angolo, costretto a capitolare
In quest'ultimo caso Trump non sembra per nulla intenzionato a mollare: vuole mettere l'Iran all'angolo e costringerlo a capitolare.
Dopo aver respinto l'offerta per riaprire lo Stretto di Hormuz, il presidente ha confermato che tirerà dritto sul blocco per tutto il tempo che sarà necessario.
E se Teheran non dovesse cedere, sono già pronti – riporta Axios – piani per un'ondata di attacchi «breve e potente» nella speranza di sbloccare lo stallo nei negoziati.
Per mostrare di fare sul serio il commander-in-chief ha pubblicato su Truth un'immagine creata dall'intelligenza artificiale che lo ritrae mentre impugna un mitra in piedi di fronte a una catena montuosa sconvolta dalle esplosioni: il regime deve «darsi una regolata».
La risposta dell'Iran non si è fatta attendere, con la minaccia di intraprendere presto «azioni militari concrete e senza precedenti» se il blocco Usa dei porti iraniani non verrà rimosso.
Schizzano le quotazioni del petrolio
E con la tensione che torna alle stelle schizzano le quotazioni del petrolio, con il Brent che vola a un passo dai 120 dollari al barile e il Wti che sale di quasi il 6%. Una corsa che, secondo gli analisti, continuerà visto che la prospettiva di una riapertura dello Stretto si allontana.
Per mitigare gli effetti del caro-greggio sugli americani in vista delle elezioni di metà mandato, Trump ha incontrato alla Casa Bianca i vertici delle maggiori società petrolifere americane per valutare insieme misure ad hoc per calmierare i prezzi della benzina, salita ai massimi dell'anno a 4,23 dollari al gallone (circa 3,8 litri). Poi ha definito «fantastica» l'uscita degli Emirati dall'Opec.
Se l'Iran cederà e quanto tempo ci vorrà non è chiaro. E il tempo non è al momento dalla parte di Trump: il primo maggio sono 60 giorni dall'inizio della guerra, e se il presidente non chiederà l'autorizzazione al Congresso i democratici sono pronti a fargli causa.
Nel corso della sua prima audizione in Congresso da quando è iniziata la guerra, il capo del Pentagono, Pete Hegseth, non ha risposto ai democratici che lo incalzavano su quanto durerà ancora la guerra.
Difendendo a spada tratta l'operazione Epic Fury, Hegseth ha riferito che finora la campagna in Iran è costata 25 miliardi di dollari senza però sbilanciarsi su quale potrebbe essere il conto finale da pagare per i contribuenti.
«Quanto vale garantire che l'Iran non ottenga mai l'arma nucleare?», ha risposto in tono di sfida bollando i liberal come «anti-americani».