Anti NATO, anti UE Romania, l'ultra-nazionalista Simion stravince, ma sarà ballottaggio

SDA

4.5.2025 - 22:10

La Romania sceglie un altro nazionalista anti-Ue e anti-Nato al primo turno delle presidenziali bis, dopo quelle di novembre vinte da Calin Georgescu e annullate dalla Corte Costituzionale per irregolarità finanziarie e ingerenze russe.

George Simion.
George Simion.
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Vola il candidato di estrema destra George Simion nelle elezioni presidenziali della Romania.

Dopo lo spoglio dell'80% dei voti, Simion, leader del partito Aur, è dato al 40,78%, Crin Antonescu della coalizione governativa Psd-Pnl-Udmt) ottiene il 21,32%, Nicușor Dan, indipendente e sindaco di Bucarest al 18.37% .

L'ex premier Victor Ponta, anch'egli indipendente, ma su posizioni nazionaliste è più indietro al 14,60%.

Chi favoriranno i voti della diaspora?

Questi dati si basano su oltre 5,8 milioni di voti scrutinati su un totale di circa 9,5 milioni espressi.

Con questi numeri, George Simion pur confermandosi abbondantemente in testa, non raggiunge tuttavia la maggioranza assoluta necessaria per evitare il ballottaggio, previsto per il 18 maggio.

Per chi sfiderà Simion, Crin Antonescu sembra consolidare la seconda posizione rispetto a Nicușor Dan, anche se la situazione potrebbe cambiare con i voti della diaspora. E trambi, giova ricordarlo, sono candidati moderati e filo-occidentali.

Infatti, dopo lo spoglio del 21%, delle schede espresse all'estero, Simion ha preferenze per il 56.81% e Nicusor Dan al 27.38%, mentre Antonescu è stato votato fin qui soltanto dall'8.05% dei romeni all'estero.

La sorpresa dell'ex non c'è stata

Chi tra i due passerà al secondo turno verrà chiarito solo con i risultati ufficiali, ma entrambi rappresentano un'alternativa netta a Simion,

Antonescu, sostenuto dalla coalizione di governo Psd-Pnl-Udmr, garantisce una linea di continuità e stabilità istituzionale, mentre Dan, sindaco indipendente di Bucarest e riformista, si rivolge all'elettorato giovane e urbano, proponendosi come volto del cambiamento e dell'integrazione europea.

La «sorpresa Ponta», paventata in campagna elettorale, non si è, come detto, invece verificata: l'ex premier è rimasto indietro, fuori dai giochi.

Georgescu premier?

In mattinata Simion si è presentato al seggio con Georgescu: «Siamo qui con una sola missione, il ripristino dell'ordine costituzionale, il ripristino della democrazia», ha dichiarato al fianco dell'ex candidato, estromesso dalla corsa dai giudici dopo le ingerenze russe veicolate su TikTok.

«Non ho altro obiettivo che il primo posto per il popolo romeno, che voglio servire. Siamo qui con un solo desiderio, fare giustizia per la Romania», ha insistito Simion, evocando anche la possibilità di conferire proprio a Georgescu l'incarico di premier.

Tra i primi a congratularsi è stato su X Matteo Salvini: «In Romania il popolo ha finalmente votato, liberamente, con testa e cuore. Con buona pace dei 'signori' di Bruxelles e dei loro sporchi trucchi. Bravo George Simion».

Cyber attacchi filorussi

La giornata elettorale è stata segnata da attacchi informatici coordinati. I siti web dei ministeri degli Interni e della Giustizia e quello del candidato Antonescu sono stati colpiti da un attacco di tipo DDoS, che ne ha temporaneamente compromesso il funzionamento.

Il gruppo NoName057(16), noto per le sue azioni di disturbo cibernetico a sostegno della narrativa filo-russa, ha rivendicato l'attacco su Telegram, affermando di aver inviato «sorprese DDoS» ai siti istituzionali.

Il Direttorato Nazionale per la Sicurezza Cibernetica ha confermato l'accaduto, precisando che alle ore 14:00 tutti i portali colpiti erano di nuovo operativi.

L'episodio rientra in un contesto di pressione ibrida che ha già visto la Romania bersaglio di decine di migliaia di attacchi informatici nel corso degli ultimi mesi.

Il voto della diaspora potrebbe essere decisivo

In questo clima il primo turno ha visto una partecipazione nazionale del 53,16%, in netto aumento rispetto al voto annullato di novembre.

Particolarmente significativa la mobilitazione della diaspora, dove quasi un milione di romeni ha votato nei tre giorni dedicati al voto estero: una cifra da record assoluto, che potrebbe avere un peso determinante soprattutto nella definizione del secondo posto.

Nonostante la centralità mediatica degli exit poll, la loro attendibilità è sotto osservazione.

Secondo analisi di istituti e giornalisti indipendenti, circa il 50% degli elettori ha rifiutato di dichiarare per chi ha votato, riducendo l'affidabilità delle proiezioni.

Un fenomeno simile era accaduto nel novembre 2024, quando i dati di uscita dalle urne si rivelarono profondamente sbagliati, contribuendo alla delegittimazione del voto poi annullato.