LibiaSaif Gheddafi freddato da quattro sicari: «Un assassinio premeditato»
SDA
4.2.2026 - 20:09
Saif Al-Islam Gaddafi in una foto del 2004.
IMAGO/ABACAPRESS
Chi ha ucciso Saif al Islam Gheddafi? La domanda risuona in tutta la Libia, da Tripoli a Bengasi, dove si scommette sul movente politico di quello che appare un omicidio pianificato e non un'uccisione accidentale, come annunciato in un primo momento.
Keystone-SDA
04.02.2026, 20:09
SDA
Il figlio del defunto rais libico è morto ieri a Zintan, un centinaio di chilometri a sudovest della capitale Tripoli: un commando armato di almeno 4 uomini a volto coperto ha fatto irruzione nella sua abitazione e lo ha freddato a colpi di arma da fuoco.
Il gruppo «aveva disattivato le telecamere di sorveglianza interna, poi lo hanno giustiziato in giardino», ha raccontato il suo consigliere personale, Abdullah Abdurrahim.
Secondo l'ufficio politico, il 53enne avrebbe impugnato un'arma e affrontato invano i suoi killer. La Procura libica ha aperto un'inchiesta e per ora si è limitata a confermare che Gheddafi è morto per le ferite inflitte dai proiettili.
Il suo avvocato francese, Marcel Ceccaldi, ha rivelato di aver appreso circa dieci giorni fa che c'erano problemi con la sicurezza: «la sua tribù (Qadhadhfa) lo aveva chiamato per offrirgli una protezione ma Saif ha rifiutato».
«È stata assassinata ogni possibilità di pace in Libia»
Il video del cadavere della «spada dell'Islam» trasportato sul cassone di un furgoncino è diventato presto macabramente virale. Il corpo sarebbe stato consegnato alla tribù e dovrebbe essere sepolto a Bani Walid, non lontano da Zintan, celebre roccaforte e ultima ridotta dei fedelissimi gheddafiani nella rivolta del 2011, nel corso della quale il figlio e delfino del rais aveva inveito contro i rivoluzionari minacciando «una bagno di sangue» a Bengasi. Che venne sventato solo grazie all'intervento della Nato.
Saif non ricopriva alcun incarico ufficiale in Libia, dove dopo anni travagliati passati in gran parte in detenzione, è stato protagonista di una candidatura alla presidenza del Paese nelle previste elezioni del 2021, una consultazione poi rinviata a tempo indeterminato.
Da allora era rimasto nell'ombra, certamente lontano dalle luci della ribalta. Eppure il suo entourage, chiedendo che il suo omicidio non rimanga impunito, sottolinea che «con lui è stata assassinata ogni possibilità di pace e stabilità in Libia», lasciando intendere che forse dietro le quinte tirasse ancora qualche filo.
«Saif era diventato ingombrante»
Il comandante della 444esima brigata libica, quel Mahmoud Hamza vicino al governo di unità nazionale, si è affrettato a smentire ogni coinvolgimento dell'esecutivo di Tripoli, mentre alcuni esperti puntano addirittura l'indice contro intelligence straniere, perché «è stata un'operazione da professionisti, non da miliziani».
Nessun commento, per ora, dal fronte degli Haftar che pure hanno puntato sugli ex gheddafiani per espandere la sua influenza ben oltre Bengasi, fino alla capitale Tripoli.
«Saif era diventato ingombrante» nella politica libica dopo aver annunciato la sua candidatura alla carica nel 2021, è la riflessione di Hasni Abidi, direttore di un centro studi sul mondo arabo con sede a Ginevra. La sua uccisione «avvantaggia tutti gli attori politici» attualmente in competizione per il potere nel Paese nordafricano, stima l'analista.