Siria: Erdogan, Usa non ritardino safe zone

ATS

29.8.2019 - 10:52

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha recentemente incontrato il presidente russo Vladimir Putin e ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Usa Donald Trump
Source: KEYSTONE/AP EPA POOL/MAXIM SHIPENKOV

La Turchia non permetterà agli Usa di «ritardare» la creazione della zona di sicurezza concordata al suo confine con la Siria nordorientale, nell'area controllata da milizie curde dell'Ypg, alleate di Washington nella lotta all'Isis ma ritenute «terroriste» da Ankara.

Lo ha detto ai reporter il presidente turco Recep Tayyip Erdogan al ritorno dal suo incontro in Russia con il presidente russo Vladimir Putin.

«L'accordo che abbiamo raggiunto con gli Usa è un passo corretto», ma «non tollereremo ritardi come abbiamo visto a Manbij», città strategica in mano ai curdi a ovest del fiume Eufrate. «Il processo deve avanzare rapidamente», ha aggiunto Erdogan.

Il leader turco sostiene che «solo pochi» miliziani curdi finora «si sono effettivamente ritirati» dalle zone di frontiera, dove secondo l'accordo con gli americani dovrebbe essere costituita una zona cuscinetto di profondità variabile tra 5 e 12 chilometri.

Nel frattempo, ieri sera, Erdogan e il presidente statunitense Donald Trump hanno avuto un colloquio telefonico in cui hanno concordato di «proseguire la loro cooperazione per proteggere i civili» e «impedire una nuova crisi umanitaria» nella regione nordoccidentale siriana di Idlib, ultima roccaforte degli insorti sotto assedio delle forze governative con il supporto della Russia. Lo riferisce la presidenza di Ankara.

Il colloquio è giunto all'indomani del faccia a faccia di Erdogan in Russia con Vladimir Putin, con cui quasi un anno fa aveva negoziato una tregua a Idlib da tempo saltata.

La telefonata è stata inoltre effettuata poche ore dopo che Erdogan ha accettato le credenziali del nuovo ambasciatore americano ad Ankara, Michael Satterfield, che ha assunto l'incarico dopo quasi due anni in cui il posto è rimasto vacante anche per le forti tensioni tra Ankara e Washington.

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