GuerraStarmer cede al pressing: a settembre Londra riconoscerà la Palestina
SDA
29.7.2025 - 21:11
Il premier britannico Keri Starmer
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Dopo settimane di cautele, stretto tra il pressing del presidente francese Emmanuel Macron e il timore dell'ira del presidente statunitense Donald Trump, il premier inglese Keir Starmer cede alle richieste, sempre più esplicite, di ministri e parlamentari laburisti.
Keystone-SDA
29.07.2025, 21:11
29.07.2025, 22:10
SDA
«Il Regno Unito riconoscerà lo Stato palestinese a settembre, prima dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite», annuncia il primo ministro a meno che Israele non adotti misure sostanziali per porre fine alla «situazione spaventosa» a Gaza e non soddisfi altre condizioni, come il cessate il fuoco.
Dopo la Francia, la Gran Bretagna diventerà il secondo Paese del Consiglio di sicurezza dell'Onu, la seconda nazione del G7 e la 149/ma a riconoscere lo Stato palestinese. Una mossa che serve in primo luogo a mettere pressione a Israele perché metta fine alla guerra a Gaza e alla tragedia umanitaria che conta ormai 60mila morti e i vivi ridotti alla fame.
«Starmer premia il mostruoso terrorismo di Hamas e punisce le sue vittime. Uno Stato jihadista al confine con Israele oggi minaccerà la Gran Bretagna domani», si indigna il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
«Insieme riapriamo la prospettiva di pace», gioisce invece Macron che per mesi, senza successo, aveva cercato di convincere Londra e Berlino a un riconoscimento congiunto durante l'assemblea delle Nazioni Unite a settembre.
Berlino resta dell'idea di una soluzione «negoziata»
Alla fine sir Starmer, che ha richiamato i ministri dalle ferie per una riunione di emergenza, si è accodato con un annuncio seppur condizionato. Mentre Friedrich Merz resta dell'idea di una soluzione «negoziata» tra le due parti nell'ambito in un processo di pace.
Ma il cancelliere cristiano-democratico non deve rispondere all'interno del suo governo e del suo partito all'onda pro-Palestina che è montata dentro il Labour con malumori, sempre più espliciti, dentro l'esecutivo e tra gli elettori.
Un pressing che ha spinto il premier inglese a sfidare le ire di Donald Trump che ha gelato il «nice guys» Macron affermando che il passo del riconoscimento «non ha alcun valore».
«È tempo di agire»
«Ho sempre detto – ha chiarito Starmer – che avremmo riconosciuto uno Stato palestinese come contributo a un autentico processo di pace, in un momento in cui avrebbe avuto il massimo impatto sulla soluzione dei due Stati. Ora che questa soluzione è minacciata, è tempo di agire».
E, anticipando le critiche israeliane di fare il suo gioco, il premier inglese chiede ad Hamas di rilasciare gli ostaggi rimasti e di disarmare completamente in modo che «non svolga più alcun ruolo chiave» nel territorio palestinese.
Parigi, Londra e Berlino hanno ormai creato un asse per mettere fine alla guerra nella Striscia, muovendosi come fanno già per la coalizione dei Volenterosi per l'Ucraina.
Un visita congiunta in Israele
Giovedì della prossima settimana, annuncia Merz, i ministri degli Esteri di Francia, Gran Bretagna e Germania andranno insieme in Israele «per presentare la posizione dei tre governi», che chiedono la fine delle operazioni militari nella Striscia e un'immediata apertura dell'ingresso degli aiuti internazionali a Gaza.
E pur facendo proprie le critiche delle organizzazioni internazionali sulla scarsa utilità del lancio di cibo per via aerea, domani due aerei tedeschi porteranno aiuti, venerdì sarà la volta di Parigi con 40 tonnellate mentre la Gran Bretagna si era da subito accodata all'iniziativa non appena Israele aveva dato il via libera.
Non è un intento contro Israele
Starmer avrebbe avvertito il premier israeliano Benjamin Netanyahu con una telefonata prima di annunciare il suo passo, probabilmente per spiegare che l'intento non è contro Israele.
Si muove invece contro il governo israeliano l'Olanda che oggi ha dichiarato i ministri dell'ultradestra Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrichpersonae non gratae perché «hanno ripetutamente incitato alla violenza dei coloni», hanno «sostenuto l'espansione degli insediamenti illegali e hanno invocato la pulizia etnica a Gaza». «I Paesi Bassi si sono arresi alle menzogne dell'Islam radicale», tuona il falco Smotrich.