Quello che c'è da sapereStrade insanguinate in Iran, Trump interverrà? Ecco i 5 punti chiave
Philipp Dahm
13.1.2026
Una foto dell'ayatollah Ali Khamenei viene bruciata dai manifestanti.
KEYSTONE
Le proteste nel Paese non si fermano, nonostante la repressione durissima del regime. Donald Trump è pronto a intervenire? Quali strumenti ha a disposizione? Chi era Rubina Aminian e quale ruolo gioca il principe ereditario? Cinque domande per capire la crisi iraniana.
L’Iran sta attraversando le proteste più violente e diffuse dalla morte di Mahsa Amini, la 22enne curda uccisa dalla polizia morale a metà settembre del 2022. Il regime risponde con quella che il procuratore generale ha definito «massima severità»: i manifestanti arrestati rischiano di essere dichiarati «nemici di Dio» e condannati a morte.
Secondo la Human Rights Activist News Agency (HRNA), che opera dagli Stati Uniti, finora sarebbero state arrestate 10'681 persone e i morti sarebbero 544.
Stando a diversi esperti però, come ha dichiarato Chirinne Ardakani, avvocata iraniana in Francia, che difende i dissidenti politici, tra i quali il Nobel per la Pace Narges Mohammadi, detenuta in Iran, lunedì sera su Francia 5, questa cifra è probabilmente molto più bassa di quella reale.
In rete circolano immagini di cumuli di sacchi mortuari nella capitale. Si tratterebbe delle vittime della repressione, ma l’autenticità delle foto non è verificabile.
I cadaveri sarebbero ammassati, questa foto circola su X.
X/@_SampathRam
Il rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Iran, Ian Brian Hook, ha dichiarato a NBC News che le vittime potrebbero superare quota 1'000: «Sappiamo con certezza che sono molte centinaia».
L’assenza di dati certi è dovuta al blackout informativo imposto dal regime con la chiusura di Internet. Filtrano solo pochissime informazioni grazie al sistema satellitare Starlink, che però nelle ultime ore è stato anch'esso oscurato dalla dittatura. Il bilancio reale potrebbe essere molto più alto.
Immagine tratta da un video su X: le persone starebbero cercando parenti tra file di cadaveri.
X/@persianjewess
Il governo di Teheran adotta una retorica sempre più dura. Il ministro degli Esteri Abbas Araghtschi parla di proteste «violente e sanguinose» e di «operazioni terroristiche», sostenendo però che la situazione sia «completamente sotto controllo».
Una fonte di Teheran, citata dalla BBC, racconta una realtà opposta: «Qui la situazione è drammatica. Le forze di sicurezza sparano con munizioni vere. È come in una zona di guerra: le strade sono piene di sangue, i cadaveri vengono caricati sui camion».
Chi era Rubina Aminian?
L’organizzazione Iran Human Rights (IHR) - la cui sede si trova in Norvegia - ha denunciato la morte della 23enne Rubina Aminian, uccisa a Teheran l’8 gennaio con un colpo alla nuca sparato a distanza ravvicinata.
VICTIME. Elle s’appelait Rubina Aminian et avait 23 ans. Cette étudiante en design et mode au Collège technique Shariati de Téhéran, a été tuée à bout portant par derrière jeudi 8 janvier 2026 alors qu’elle manifestait dans la capitale.
Source : @iranhumanrights.bsky.social
Originaria di Marivan, di etnia curda, studiava fashion design nella capitale. Dopo l’università si era unita alle proteste. La famiglia ha dovuto riconoscere il corpo tra «centinaia di giovani cadaveri», riferisce IHR.
“It wasn’t just my daughter, I saw hundreds of bodies with my own eyes.”
The names of the protesters are beginning to emerge despite the internet blackout, and it is heartbreaking. Reports estimate at least 2,000 civilians killed so far.
«Non era solo mia figlia. Ho visto con i miei occhi centinaia di corpi», ha raccontato la madre. «Molti presentavano ferite da arma da fuoco alla testa».
Come sta reagendo Donald Trump?
Le parole del presidente statunitense, che nel fine settimana ha promesso conseguenze per chi userà violenza contro i manifestanti, sembrano aver ulteriormente irrigidito la risposta del regime.
Sta agendo ora? Domenica sera, a bordo dell’Air Force One, Donald Trump ha rivelato che Teheran avrebbe chiesto negoziati dopo la sua minaccia di un intervento militare.
If you claim to support human rights yet can’t bring yourself to show solidarity with those fighting for their liberty in Iran, you’ve revealed yourself. You don’t give a damn about people being oppressed and brutalised so long as it’s being done by the enemies of your enemies. pic.twitter.com/eK3jjh3pD6
«L’Iran ha chiamato. Vogliono trattare», ha dichiarato. «Sono stanchi di essere presi a pugni dagli Stati Uniti».
Allo stesso tempo, Trump ha avvertito che potrebbe dover intervenire rapidamente, viste le notizie di nuove vittime e arresti.
Senator Lindsey Graham called on Trump to take decisive action against Iran's leadership, accusing them of killing their own people. He said removing those in power could weaken groups like Hezbollah and Hamas, and open a path to better Israel-Saudi ties.
Secondo fonti dell’amministrazione Usa, il presidente e i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale stanno valutando «opzioni molto forti» contro la leadership iraniana.
Lunedì, quando in Europa era notte fonda, il presidente statunitense ha poi annunciato su Truth: «Con effetto immediato, qualsiasi paese che intrattenga rapporti commerciali con l'Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni commerciali effettuate con gli Stati Uniti. Questo ordine è definitivo e vincolante».
Resta sul tavolo l'opzione militare per evitare nuove uccisioni, ma secondo gli esperti è più probabile un'azione informatica contro il regime.
Alla minaccia di rappresaglie di Teheran, Trump ha risposto: «Se lo faranno, li colpiremo come non sono mai stati colpiti».
Un’operazione aerea richiederebbe idealmente la presenza di due portaerei nel Golfo, ma attualmente le unità sono state spostate verso i Caraibi, in direzione del Venezuela.
Resta però l’opzione dei bombardieri stealth B-2, già impiegati nel giugno scorso contro il programma nucleare iraniano, con il supporto di caccia basati in Medio Oriente.
Whenever someone says Israel's the US's only ally in the Middle East I think of this map. We'd be fine, y'all.
In alternativa, Washington potrebbe colpire con missili da crociera lanciati da sottomarini o navi, evitando di esporre piloti statunitensi.
Esistono poi strumenti, come anticipato prima, non militari: cyberattacchi per paralizzare le comunicazioni del regime - che a differenza della popolazione ha ancora accesso a internet - o il ripristino dell’accesso alla rete per la popolazione tramite terminali Starlink. «Forse dovremo parlare con Elon Musk», ha detto Trump a CNBC.
Che ruolo ha il figlio dello Scià?
A differenza delle precedenti rivolte, emerge una figura simbolica dell’opposizione: Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, oggi in esilio negli Stati Uniti.
Ha invitato alla mobilitazione nazionale: «Non siamo soli. L’aiuto internazionale arriverà presto», afferma in un video.
❗️BREAKING: Reza Pahlavi: “We are not alone, global assistance will arrive soon.”
He says recent mass protests have shaken the regime and announces a new phase of the national uprising. He urges holding central streets and confronting the regime’s propaganda/blackout apparatus.
Intervenuto su Fox News, si è rivolto direttamente a Trump: «Lei è un uomo di pace che combatte le forze del male. Per questo in Iran alcune strade portano il suo nome. Sanno che lei è l'esatto contrario di Barack Obama e Joe Biden. Sanno che non la tradiranno come [Obama e Biden] hanno fatto».
Don't censor the voice & will of the Iranian people. Iranians are demanding far more when they bravely risk their lives to chant Javid Shah.pic.twitter.com/45B599Aapx
Iranians across the nation have been bravely & clearly chanting Javid Shah (Long live the Shah) in support of…
Pahlavi sostiene che questa sia l’occasione per rovesciare il regime: «Sono pronto a tornare in Iran alla prima opportunità. Sto già preparando un governo di transizione. Speriamo solo che il popolo iraniano sia vittorioso questa volta, e lo sarà».
Reza Pahlavi:
I know that Iranians are prepared to die for this cause and so am I.
«So che gli iraniani sono pronti a morire per questa causa», conclude il principe ereditario. «E lo sono anch’io».
Il limite della sua figura è evidente: non mette piede nel Paese da decenni e il regime autoritario del padre contribuì alla rivoluzione islamica del 1979.
Oggi però resta uno dei pochi volti riconoscibili dell’opposizione.