Tensioni fra Taipei, Pechino e Tokyo Taiwan rafforza le difese, il presidente avverte: «La Cina è pronta ad agire nel 2027»

SDA

26.11.2025 - 22:09

Il presidente di Taiwan William Lai.
Il presidente di Taiwan William Lai.
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Un extra budget storico di 40 miliardi di dollari destinato alla difesa: il presidente di Taiwan, William Lai, scommette sulle capacità di deterrenza dell'isola contro la pressione militare della Cina e risponde alle richieste degli Usa di destinare più risorse al capitolo militare.

Keystone-SDA

Benzina sul fuoco, tra le tensioni regionali che vedono Pechino rivendicare con sempre più insistenza la sovranità sull'isola. E che alimentano uno scontro senza precedenti negli ultimi decenni col Giappone, dopo i commenti della premier nipponica, Sanae Takaichi, secondo cui Tokyo è pronta a intervenire se un conflitto per Taiwan diventasse «una minaccia alla sopravvivenza» del suo Paese.

Il pacchetto varato a Taipei finanzierebbe i programmi dal 2026 al 2033, parte dell'impegno di portare oltre il 3% del Pil (al 3,32%) la spesa per la difesa già dal prossimo anno. Una risposta alla Cina che – ha ammonito Lai – sta «accelerando i preparativi militari» per prendere il controllo dell'isola attraverso l'uso della forza. Con l'obiettivo di agire molto probabilmente nel 2027.

Secca la risposta di Pechino: i tentativi del Partito democratico progressista, di cui Lai è il leader, «di opporsi alla riunificazione o di perseguire l'indipendenza con il rafforzamento militare sono destinati a fallire», ha assicurato la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning.

Lai non ha tutti con sé

I propositi di Lai, anticipati da un inedito editoriale firmato sul Washington Post come «presidente di Taiwan» (già sufficiente a mandare Pechino su tutte le furie), coprono le capacità avanzate di difesa aerea e intercettazione fino all'IA: puntano a «un'elevata preparazione al combattimento» entro il 2027 per scoraggiare le minacce cinesi e ad avere, come scopo finale, forze armate capaci di «difendere in modo permanente la democratica Taiwan.

La pace – ha rincarato Lai in una conferenza stampa – deve dipendere dalla forza. E investire nella difesa significa investire nella sicurezza e nella pace». Ma i problemi per l'approvazione del pacchetto non mancheranno: nello Yuan legislativo, il Parlamento di Taipei, i nazionalisti del Kuomintang (più vicini al dialogo con Pechino) e l'alleato Partito Popolare di Taiwan (Tpp) controllano l'assemblea.

Xi vuole approfittare della relazione con Trump

La mossa del presidente taiwanese è maturata a soli due giorni dalla telefonata che Xi Jinping ha avuto con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Conversazione in cui – secondo la ricostruzione di Pechino – il leader cinese ha dichiarato apertamente che il «ritorno di Taiwan alla Cina» è parte fondante dell'ordine internazionale del dopoguerra. Una nota però inesistente nel resoconto americano.

«Perché la lettura da parte di Pechino della telefonata Trump-Xi si è concentrata così tanto su Taiwan?», ha osservato Neil Thomas, esperto di politica cinese dell'Asia Society. «La Cina non si aspetta che gli Usa abbandonino del tutto Taiwan, ma la crescente fiducia di Xi nel suo rapporto con Trump – e il caloroso entusiasmo del vertice di Busan – gli fa intuire l'opportunità di usare Washington per ottenere una leva diplomatica contro Tokyo. Se Xi ci riesca o meno è un'altra questione», ha aggiunto Thomas.

I ringraziamenti verso il tycoon

Nel suo editoriale Lai ha ringraziato anche il tycoon: «La comunità internazionale è più sicura grazie alla strategia dell'amministrazione Trump di perseguire la pace attraverso la forza. Un'America forte e impegnata resta un pilastro fondamentale per la stabilità globale».

Gli Stati Uniti «sostengono la rapida acquisizione da parte di Taiwan di capacità asimmetriche critiche per rafforzare la deterrenza, in linea con il Taiwan Relations Act e con decenni di impegno di diverse amministrazioni americane», ha commentato in una nota Raymond Greene, direttore dell'American Institute di Taiwan, l'ambasciata de facto Usa a Taipei. Tutta da chiarire, invece, quale sarà la risposta di Pechino alla mossa taiwanese.