Il Times evoca una sfida elettorale «populista»

ATS

5.8.2019 - 12:56

Il premier britannico Boris Johnson (foto d'archivio)
Source: KEYSTONE/AP POOL/KIRSTY WIGGLESWORTH

Si moltiplicano, malgrado le smentite, le previsioni di elezioni anticipate nel Regno Unito sullo sfondo della battaglia per la Brexit.

A riproporle lunedì è il Times, stando al quale il nuovo premier Tory, Boris Johnson, sarebbe pronto a cavalcare l'onda del «populismo», e a scommettere su alcuni sondaggi tutto sommato incoraggianti per lui, facendo leva sullo slogan «popolo contro politica».

A suggerire lo scenario – malgrado Johnson abbia smentito ogni ipotesi elettorale, almeno prima del 31 ottobre, data da lui fissata come tassativa per l'uscita dall'UE – sarebbero le mosse «propagandistiche» del neo-primo ministro: dal piano per il reclutamento di nuovi poliziotti, all'annuncio di fondi extra per la sanità pubblica (Nhs), alla promessa in generale della fine dei tagli delle politiche d'austerity. Mosse che si sommano all'atteggiamento di aperta sfida verso il Parlamento, dove pure la maggioranza nominale del governo è ormai ridotta, e solo sulla carta, a non più di un voto.

Westminster non ha più carte da giocare

Rivolgendosi ai deputati in vacanza, il ministro della Sanità, Matt Hancock, ha avvertito proprio lunedì di ritenere che Westminster non abbia più carte vincolanti da giocare, per provare a fermare il governo, se davvero si arriverà all'epilogo di un divorzio no deal dall'UE di fronte al rifiuto di Bruxelles di rinegoziare l'accordo di recesso.

Mozioni di sfiducia inefficaci

Parole che riecheggiano quelle di Dominic Cummings, consigliere di Johnson e già guru della campagna referendaria di Vote Leave, secondo cui anche una mozione di sfiducia votata a settembre dai Tory dissidenti più moderati non servirebbe ad altro se non a innescare il ritorno al voto dopo il 31 ottobre e far scattare nelle more una Brexit no deal di default.

In caso di dimissioni di Johnson?

In caso di sfiducia, confermano alcuni costituzionalisti, il premier del resto non sarebbe neppure tenuto a dimettersi ipso facto: potrebbe farlo – lasciando 14 giorni di tempo ai deputati per cercare un'assai problematica maggioranza alternativa di emergenza, che a quel punto dovrebbe coagularsi salvo artifici attorno al leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn – o scegliere liberamente di appellarsi subito alle urne.

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