Stati Uniti Dopo le minacce Trump apre a Mamdani: «Il sindaco comunista di New York ha chiesto un incontro»

SDA

20.11.2025 - 21:17

President Donald Trump speaks at the McDonald's Impact Summit, Monday, Nov. 17, 2025, in Washington. (AP Photo/Alex Brandon)
President Donald Trump speaks at the McDonald's Impact Summit, Monday, Nov. 17, 2025, in Washington. (AP Photo/Alex Brandon)
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Dalla minaccia di militarizzare la «sua» New York e privarla di miliardi di dollari di finanziamenti se avesse eletto un sindaco «comunista» all'incontro con il neo eletto primo cittadino nello Studio Ovale, davanti all'iconico camino che ha visto passare migliaia di leader mondiali. 

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Donald Trump tende la mano a Zohran Mamdani ma, contemporaneamente, apre un altro fronte di guerra contro l'opposizione accusando di «tradimento» un gruppo di parlamentari democoratici e minacciandoli di morte.

«Il sindaco comunista di New York City, Zohran «Kwame» Mamdani, ha chiesto un incontro», ha annunciato il presidente americano che, per ribadire come la pensa sul primo sindaco musulmano e millenial della Grande Mela, gli ha riaffibbiato l'appellativo «comunista» e ha messo in evidenza il suo secondo nome, come era solito fare in modo dispregiativo con Barack «Hussein» Obama.

Trump gli riconosce un peso politico

Il colloquio è comunque un segno che quell'«estremista che non ha lavorato un giorno in vita sua», come lo ha definito il tycoon, ha un peso politico.

E non solo a livello cittadino. Nessuno dei predecessori del socialista, Bill de Blasio o Eric Adams, era stato mai ricevuto in un tête-à-tête con un presidente. Pare, inoltre, che al di là dei feroci attacchi pubblici e dell'endorsement dell'indipendente Andrew Cuomo, all'ultimo minuto The Donald in privato abbia descritto Mamdani come un «personaggio di talento, astuto e un buon oratore».

Mamdani: «I miei cittadini vogliono una sola cosa: risolvere la crisi del costo della vita»

«Intendo chiarire al presidente che collaborerò con lui su qualsiasi programma che sia a vantaggio dei newyorkesi», ha dichiarato da parte sua il neo sindaco spiegando che il focus dell'incontro sarà sui cavalli di battaglia della sua campagna: sicurezza, case, economia.

«So che per decine di migliaia di newyorkesi, questo incontro è tra due candidati molto diversi ma dai quali vogliono solo una cosa: che risolvano la crisi causata dal costo della vita», ha detto Mamdani che ha anche promesso di sfidare Trump sull'immigrazione.

Il presidente chiede l'arresto - e forse la pena di morte - di 6 parlamentari democratici

Per una porta che si apre sul dialogo tra il commander-in-chief e l'opposizione un portone si chiude. Dopo il raro momento bipartisan a Capitol Hill con l'approvazione della legge per divulgare i file sul caso Jeffrey Epstein, culminato con la firma senza fanfare da parte di Trump, la guerra è ricominciata.

In una serie di post aggressivi su Truth, infatti, il tycoon ha chiesto l'arresto e, potenzialmente la pena di morte, per un gruppo di sei parlamentari democratici che hanno pubblicato un video in cui incoraggiano i militari e i membri dell'intelligence a non seguire gli ordini del presidente in caso violino la legge. «Si chiama comportamento sedizioso ai più alti livelli», ha attaccato Trump definendo i dem «traditori».

I democratici: «Minacce disgustose e pericolose»

Immediata la reazione dell'opposizione. I democratici della Camera hanno rilasciato una dichiarazione in cui condannano quelle che hanno definito «minacce di morte disgustose e pericolose» e hanno invitato il presidente a «cancellare immediatamente questi post squilibrati sui social media e ritrattare la sua retorica violenta prima che faccia uccidere qualcuno».

Il leader della minoranza Hakeem Jeffries, il capogruppo democratico Katherine Clark e il presidente del Caucus democratico Pete Aguilar hanno aggiunto di essersi messi in contatto con la polizia di Capitol Hill per assicurarsi che i deputati e le loro famiglie siano al sicuro.

La Casa Bianca afferma che i sei sapevano cosa stavano facendo

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha poi negato che Donald Trump abbia chiesto l'esecuzione dei sei parlamentati democratici.

«Sapevano cosa stavano facendo. Hanno fatto leva sulle loro credenziali, come ex membri delle nostre forze armate, come veterani, come ex membri dell'apparato di sicurezza nazionale, per segnalare a chi presta servizio sotto questo comandante in capo, Donald Trump, che è possibile sfidarlo e tradire il giuramento fatto», ha detto Leavitt. «Questo è un messaggio molto, molto pericoloso. E forse è punibile per legge», ha aggiunto.