Stati UnitiTrump grazia Giuliani e chi tentò di ribaltare il voto nel 2020: «È un grande americano»
SDA
10.11.2025 - 20:10
L'ex sindaco di New York Rudy Giuliani
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Nuovo colpo di spugna di Donald Trump sui tentativi di ribaltare l'esito delle presidenziali del 2020, culminati nell'assalto al Capitol da parte dei suoi fan.
Keystone-SDA
10.11.2025, 20:10
10.11.2025, 20:32
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Dopo aver graziato o commutato le pene ad oltre 1'500 persone coinvolte nell'attacco al Campidoglio, tra i primi atti dopo il suo giuramento, ora il presidente ha concesso la grazia preventiva al suo ex avvocato personale Rudy Giuliani e a una settantina di alleati e consiglieri come misura correttiva per affrontare «una grave ingiustizia nazionale».
Nella lista figurano l'ex chief of staff Mark Meadows, l'ex alto consigliere presidenziale Boris Epshteyn, John Eastman e Sidney Powell, i due avvocati artefici della strategia per impedire la certificazione al Congresso della vittoria di Joe Biden.
Nell'elenco anche diversi funzionari statali che avevano presentato le cosiddette liste di elettori fake al collegio elettorale, affermando falsamente che Trump aveva vinto negli stati effettivamente conquistati dal leader dem.
A pubblicare sui social una copia del provvedimento è stato Ed Martin, un avvocato da tempo sostenitore dei rivoltosi che poi hanno beneficiato della clemenza di Trump.
«Grandi americani»
Il commander in chief ha a lungo sostenuto di avere il potere di concedersi la grazia, ma finora non ha mai messo alla prova questa teoria e, nell'ultima proclamazione, ha precisato che «questa grazia non si applica al presidente degli Stati Uniti».
Le sue mosse, comunque, hanno un sapore autoassolutorio e gli consentono di continuare a sostenere la falsa narrativa secondo cui il conteggio dei voti sarebbe stato truccato contro di lui nel 2020, riscrivendo così la storia del 6 gennaio, anche sull'onda delle polemiche legate al caso Bbc.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha definito i destinatari del provvedimento «grandi americani», sostenendo che «l'amministrazione Biden ha fatto passare loro l'inferno per aver contestato un'elezione».
Al riparo a livello federale, ma non statale
Si tratta di una grazia «piena, completa e incondizionata» che mira probabilmente a proteggerli da futuri tentativi di incriminarli con accuse federali, che finora non sono state contestate loro.
Ma che non li protegge da accuse statali, come quelle ancora pendenti in Arizona, dove sono imputati Giuliani, Meadows, Epshteyn ed Eastman.
I quattro erano stati identificati anche come co-cospiratori non incriminati nel caso federale avviato nel 2023 dal procuratore speciale Jack Smith, costretto poi a chiedere l'archiviazione per la rielezione di Trump.
La triste parabola di Rudy Giuliani, per Trump un «grande americano», degno di grazia
Giuliani ha avuto un ruolo di primo piano nei tentativi di invalidare i risultati delle elezioni del 2020, viaggiando negli Stati Uniti per seminare dubbi e dichiarando che le elezioni erano state «rubate» a Trump.
La parabola dell'ex sindaco d'America è stata triste: radiato dall'albo degli avvocati di New York, condannato a pagare 148 milioni di dollari per aver diffamato due scrutatrici in Georgia, costretto a patteggiare con Dominion Voting Systems per averla falsamente accusata di aver manipolato i voti a favore di Biden.
Per Trump, però, è uno dei «great Americans» degni di grazia.