Media ostili all'amministrazioneKimmel e Colbert silurati, ora Trump punta Whoopi Goldberg
SDA
19.9.2025 - 21:24
Donald Trump silenzia i media critici.
Keystone
Donald Trump alza la pressione sui media americani: dopo Kimmel, nel mirino finiscono Whoopi Goldberg e altre star, mentre i comici Usa si ribellano denunciando censura e interessi economici dietro le epurazioni.
Keystone-SDA
19.09.2025, 21:24
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Il presidente americano Donald Trump non molla la presa contro «i media ostili»: «Ho letto che le reti sono al 97% contro di me. Penso che la loro licenza dovrebbe essere revocata», ha detto il presidente di ritorno da Londra, sguinzagliando il capo della Federal Communications Commission (Fcc) Brendan Carr, trumpiano di ferro, verso nuovi clamorosi obiettivi.
Uno di questi è già emerso: dopo Jimmy Kimmel, silurato per aver suggerito che il killer di Charlie Kirk veniva dai ranghi Maga, nel mirino di Carr è apparsa Whoopi Goldberg, star di Hollywood e co-host del programma The View della Abc che da tempo è sulla lista nera del capo della Casa Bianca.
Whoopi e le altre donne che conducono lo show sono da mesi persone non grate: «degenerate», nelle parole dell'allora candidato Gop, per aver accolto in studio lo scorso autunno la candidata democratica Kamala Harris.
Prudentemente, sul caso Kimmel, le conduttrici di The View sono rimaste in silenzio a differenza dei colleghi comici della notte – tra questi Seth Myers e Jimmy Fallon di Nbc che Trump due giorni fa aveva additato come prossimi da licenziare – che hanno fatto tutti quadrato attorno a Kimmel usando l'arma della commedia in nome del free speech.
I comici sfidano Trump e denunciano la censura
Gli showmen, ciascuno a suo modo, hanno denunciato l'attacco alla satira politica e deriso The Donald come un autocrate.
Falsamente nervoso per l'occhio vigile della censura, Jon Stewart di Comedy Central ha mostrato come potrebbe cambiare il Daily Show in un mondo in cui Trump avesse il controllo totale sui media: da uno studio tutto d'oro, «nella fogna che chiamiamo New York», il comico ha raccontato la visita di Trump in Gran Bretagna in stile tv di Stato nordcoreana adeguandosi anche quando il tycoon, vantandosi del recente accordo di pace con l'Azerbaigian, ha confuso l'Armenia con l'Albania.
Veterani della seconda serata come David Letterman e Jay Leno hanno condannato l'Abc, mentre sulla Cbs Stephen Colbert ha detto «Stasera siamo tutti Jimmy Kimmel», denunciando la «palese censura» da parte del governo: «Con un autocrate non puoi cedere di un centimetro. La Abc è ingenua se pensa che basterà a soddisfare il regime».
Colbert rilancia la satira Maga, ma viene cancellato
Colbert, che nel 2015 ha preso il posto di Letterman, ha poi montato un finto show Maga riprendendo il personaggio satirico del giornalista iperpatriottico e arrogante che lo aveva lanciato nel 2005 con The Colbert Report.
Il comico in realtà a questo punto ha poco da perdere: è stato «cancellato» qualche settimana fa dalla rete, ufficialmente per problemi finanziari, anche se a molti la tempistica è apparsa sospetta perché l'annuncio è arrivato in una fase delicata della fusione tra Paramount e il colosso di David Ellison, Skydance Media.
L'operazione era sotto la lente della Fcc e la rete aveva tutto l'interesse a ridurre rischi reputazionali mandando a casa Colbert a cui Trump non aveva perdonato di aver definito «una grossa tangente» il patteggiamento da 16 milioni di dollari per l'intervista a suo dire truccata di Sixty Minutes a Kamala Harris.
Comici sacrificati per affari miliardari
Sembra dunque chiaro a molti osservatori americani che dietro le polemiche di questi giorni dopo la sospensione di Kimmel ci siano enormi interessi economici.
Come Colbert, il comico sarebbe stato sacrificato per permettere accordi come quello tra Disney e Nexstar per i quali occorre il via libera dell'amministrazione e che consentono al governo di tenere i media in «ostaggio».
Espn, che fa capo a Disney, dovrebbe acquistare la Nfl Network dalla National Football League ma ha bisogno del via libera del Dipartimento della Giustizia mentre Nexstar, il gigante delle tv locali che per primo ha silurato Kimmel, punta ad acquistare la rivale Tegna per più di 6 miliardi di dollari, in un accordo che richiede il via libera della Fcc.