Stati Uniti Trump trova un accordo con la NATO: «Niente dazi per la Groenlandia»

SDA

21.1.2026 - 22:12

Il presidente americano Donald Trump.
Il presidente americano Donald Trump.
KEYSTONE

A Davos (GR), a margine dell'incontro annuale del Forum economico mondiale, arriva la svolta del presidente statunitense Donald Trump sulla Groenlandia: dopo aver escluso per la prima volta l'uso della forza ma reclamato un negoziato immediato per il controllo dell'isola, l'inquilino della Casa Bianca ha annunciato sulla sua rete sociale Truth Social il quadro di un futuro accordo con la Nato per l'isola e la cancellazione dei dazi minacciati da febbraio contro i Paesi europei che avevano mandato i loro soldati a Nuuk.

Keystone-SDA

«Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo, è un intesa che durerà per sempre», ha scritto dopo «un incontro molto proficuo con il segretario generale della Nato, Mark Rutte: abbiamo definito la cornice» che riguarda di fatto «l'intera regione artica. Questa soluzione, se finalizzata, sarà estremamente vantaggiosa per gli USA e per tutte le nazioni Nato. Sulla base di questa intesa, non imporrò i dazi doganali che sarebbero dovuti entrare in vigore il primo febbraio».

Trump ha inoltre riferito che «sono in corso ulteriori discussioni relative al progetto Golden Dome per quanto riguarda la Groenlandia» e che «il vicepresidente JD Vance (all'anagrafe James David Vance), il segretario di stato Marco Rubio, l'inviato speciale Steve Witkoff e altri, se necessario, saranno responsabili dei negoziati», riferendo «direttamente» a lui.

Negoziati che l'inquilino della Casa Bianca aveva, poche ore prima, chiesto con urgenza agli europei: «Se direte di no ce lo ricorderemo», aveva avvertito rassicurando che non «userà la forza».

«I won't use force», aveva detto nel suo discorso fiume di 72 minuti, facendo tirare un sospiro di sollievo al mondo e ad un'affollata platea di capi di Stato, miliardari e altri leader mondiali, che si era ammutolita quando Trump aveva cominciato a parlare dell'isola danese.

Una tiritera che alterna lodi a critiche

«Tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono è un posto chiamato Groenlandia», aveva spiegato, prima di definirla un «pezzo di ghiaccio» e di confonderla con l'Islanda. Il presidente americano a Davos ha ribadito che il controllo della Groenlandia è necessario per la sicurezza nazionale e internazionale e che solo gli Stati Uniti sono abbastanza forti da difendere l'isola da minacce esterne.

Ma ha avvisato che difenderla ha senso solo se gli USA ne avranno la proprietà, e non semplicemente l'affitto. Quindi ha accusato la Danimarca di essere «ingrata», per non voler cederla dopo che gli USA hanno combattuto per salvarla, restituendola a Copenaghen dopo la Seconda Guerra mondiale.

«Sono felice di tornare qui a Davos per incontrare tanti amici e qualche nemico», aveva esordito il presidente americano, presentando il mondo come quasi interamente dipendente dagli Stati Uniti per la pace e la prosperità («senza di noi la maggior parte dei paesi non funziona nemmeno») e alternando lodi e critiche al Vecchio continente: «Amo l'Europa ma non sta andando nella giusta direzione, alcuni luoghi sono francamente irriconoscibili», ha accusato, puntando il dito contro l'«immigrazione incontrollata» e la spinta verso le energie rinnovabili.

E anche qualche falsità

Prima di fare il passo indietro sui dazi, aveva ricordato di averli inizialmente imposti agli alleati che hanno maltrattato gli USA e, pur assicurando di essere «con la Nato al 100%», ha dubitato che Washington possa contare su di loro per la difesa reciproca, dimenticando che l'unica volta in cui è stato applicato l'articolo 5 è stato quando gli europei andarono in aiuto degli Stati Uniti dopo l'11 settembre.

All'articolo 5 del del Trattato dell'Atlantico del Nord, le nazioni della Nato concordano che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o in Nord America, va considerato un attacco contro tutte.

Trump ha attaccato per nome anche alcuni leader. Prima ha ironizzato sugli occhiali da sole a specchio indossati dal presidente francese Emmanuel Macron per un problema medico, affermando che «ha giocato a fare il duro», poi ha messo nel mirino il premier canadese Mark Carney che ieri ha incassato una rara ovazione a Davos per aver ammonito su una possibile rottura del sistema globale guidato dagli Stati Uniti: «Il Canada vive grazie agli Stati Uniti. Ricordatelo, Mark, la prossima volta che fai delle dichiarazioni».

Non spetta agli USA occuparsi dell'Ucraina

Intanto le forze armate canadesi avrebbero simulato per la prima volta in un secolo un'ipotetica invasione militare statunitense del paese e la potenziale risposta di Ottawa, secondo il quotidiano canadese in lingua inglese diffuso su scala nazionale «The Globe and Mail».

Dopo una gaffe sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che aveva detto di voler incontrare oggi quando invece arriverà a Davos solo domani, Trump è tornato ad avvertire gli alleati su Kiev: spetta all'Europa e alla Nato occuparsi dell'Ucraina, «non a noi», ha messo in guardia, anche se i suoi emissari continuano i negoziati con Mosca.

Trump ha invece vantato ottimi rapporti sia con il presidente cinese Xi Jinping (tranne al tempo del «virus cinese») che con quello russo Vladimir Putin, i principali concorrenti degli USA. Nel suo intervento ha vantato inoltre i successi del suo primo anno alla presidenza degli USA, replicando la conferenza stampa fiume del giorno prima alla Casa Bianca.