Guerra in Ucraina UE e Berlino avvertono: «Sugli asset russi c'è in gioco l'Europa», ma la maggioranza è in bilico

SDA

15.12.2025 - 22:06

Sulla questione degli asset, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e la premier italiana Giorgia Meloni hanno posizioni opposte (immagine d'archivio).
Sulla questione degli asset, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e la premier italiana Giorgia Meloni hanno posizioni opposte (immagine d'archivio).
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Non è solo una questione legata alla guerra in Ucraina, è un tema «decisivo» per il futuro dell'Europa e per la sua capacità di affermarsi come attore globale. A Bruxelles, nell'incipit di una delle settimane più complesse della storia recente comunitaria, per una volta non hanno alcuna voglia di abbassare i toni.

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L'intesa madre, quella sull'uso degli asset russi congelati, è una battaglia sulla quale Ursula von der Leyen non ha intenzione di fare passi indietro. E poco importa, almeno questa volta, se a frenare sia una delle sue più strette alleate, la premier italiana Giorgia Meloni.

La partita si gioca sul filo, come appendice del tavolo principale, quello del negoziato. Ma, nelle pieghe delle trattative tra Usa, Ucraina e Ue, il tema dei beni russi è comparso anche a Berlino in tutta la sua veemenza.

«È una questione decisiva per la nostra capacità di agire nell'Ue. Dobbiamo risolverla adesso», ha scandito Friedrich Merz. «Usiamo gli asset per convincere Mosca che non raggiungerà i suoi obiettivi», gli ha fatto eco Volodymyr Zelensky. Il cancelliere tedesco si sta distinguendo come uno dei principali alleati di von der Leyen sul tema degli asset. È lui ad essere venuto di persona a Bruxelles per convincere il premier belga Bart De Wever, tuttora più che perplesso sulle possibili ripercussioni che la mossa avrebbe sul suo Paese.

Soluzioni alternative complicate

La Banca centrale russa, ad esempio, ha già chiesto a Euroclear un risarcimento di circa 200 miliardi di euro nella causa intentata presso il Tribunale arbitrale di Mosca. Per Merz, però, nulla è paragonabile a un «no deal». In quel caso, ha avvertito, «la capacità di azione dell'Ue sarà massicciamente danneggiata per anni. Avremo dimostrato che, in un'ora decisiva della nostra storia, non sappiamo stare insieme per difendere il nostro ordine politico».

Le sue parole hanno risuonato con forza nelle cancellerie europee, facendo seguito a quelle di Kaja Kallas. Interpellato sulla dichiarazione con cui Italia, Malta, Bulgaria e Belgio hanno chiesto all'Ue di trovare soluzioni alternative, l'Alto Rappresentante ha spiegato, con nettezza, «che le altre opzioni non funzionano».

Poco dopo il portavoce della Commissione ha aggiunto che l'alternativa ci sarebbe, quella di prestare soldi a Kiev facendo perno sul debito comune. Non ha avuto bisogno di dire che, sul piano B, manca di gran lunga il consenso necessario. La terza opzione, quella di una fumata nera al summit dei 27, a Bruxelles al momento non è neppure considerata. Non resta quindi che andare avanti, limare i testi, aumentare le garanzie, rassicurare i perplessi ed evitare le trappole sovraniste. In tarda serata gli ambasciatori dei 27 sono tornati a riunirsi in vista del Consiglio europeo. Sul tavolo, i testi con le nuove revisioni tecniche sui Prestiti di Riparazione.

L'intesa Ue-Mercosur

Al momento, sull'uso dei beni ci sono due Paesi contrari – Ungheria e Slovacchia – e cinque molto vicini ad esserlo (i quattro della dichiarazione congiunta più la Repubblica Ceca). Conti alla mano la maggioranza qualificata per approvare la misura ci sarebbe. Ma «l'obiettivo è avere sempre tutti a bordo», ha spiegato una fonte europea. Il rischio di una clamorosa frattura è infatti dietro l'angolo, con conseguenze potenzialmente nefaste sull'altro grande dossier settimanale, l'intesa Ue-Mercosur.

Il volo di sabato di von der Leyen per la firma in Brasile è più che mai in bilico. Parigi è tornata ad alzare la voce, e secondo indiscrezioni comparse sui media internazionali, avrebbe Roma al suo fianco. Senza una maggioranza qualificata la firma salta e «salterebbe una decisione strategica per l'Ue», ha avvertito il commissario Maros Sefcovic. La settimana della verità, per l'Europa, non si gioca solo sul fronte ucraino.