«Unita e determinata»L'Europa esulta dopo la tregua sui dazi, ma ecco la nuova minaccia di Trump
SDA
22.1.2026 - 22:29
Emmanuel Macron era presente al Forum economico mondiale di Davos.
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L'Europa «unita» e «determinata» ha fermato il presidente statunitense Donald Trump. All'indomani della tregua su Groenlandia e dazi, tra i leader riuniti a Bruxelles prevale il sollievo per lo scampato scontro commerciale e, insieme, una misurata consapevolezza – sottolineata dal presidente francese Emmanuel Macron e dal cancelliere Friedrich Merz – che l'unità europea si è fatta valere riconducendo «le cose all'ordine e alla calma».
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22.01.2026, 22:29
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La frattura però appare insanabile: l'ultima settimana convulsa ha rafforzato la convinzione di dover rispondere, nelle parole della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, all'«imperativo strutturale» di una nuova indipendenza per sganciarsi dall'alleato transatlantico ormai sempre più distante.
Anche perché una nuova minaccia è già sul tavolo: una «grande ritorsione» qualora l'Europa decidesse di vendere asset statunitensi – come i titoli del Tesoro – per esercitare pressione politica. Washington, ha avvertito l'inquilino della Casa Bianca, ha «tutte le carte in mano». Un messaggio che colpisce, ancora una volta, i paesi artici: in Danimarca e Svezia diversi fondi finanziari hanno già iniziato a ridurre l'esposizione verso gli USA.
I leader europei e il parlamento Ue sono disallineati
L'appello più ricorrente resta quello all'unità. «L'obiettivo è tenere unita l'Europa, e funziona», ha scandito il premier polacco Donald Tusk, ammonendo che «gli Stati Uniti devono comprendere la differenza tra leadership e dominazione: la leadership va bene». Una linea di dialogo «vigile», come definito da Macron, nel quale i Ventisette sono pronti a prolungare il congelamento dei controdazi sui prodotti a stelle e strisce per un valore di 93 miliardi di euro - circa 86 miliardi di franchi al cambio attuale - attualmente sospesi fino al 6 febbraio. E resta nel cassetto anche lo strumento anticoercizione invocato da Parigi.
A spingere per una postura più rigorosa è però il parlamento europeo, che nelle scorse ore ha sospeso l'iter per il via libera all'accordo commerciale siglato a luglio in Scozia da von der Leyen e Trump.
Una mossa accolta con freddezza dall'esecutivo comunitario – dove si teme di irrigidire il confronto con l'amministrazione di Trump, con l'ambasciatore degli USA Andrew Puzder che ha già accusato l'UE di «instabilità» – e che espone la presidente dell'eurocamera Roberta Metsola alle perplessità e alle pressioni di quei leader europei più impegnati a preservare il canale del dialogo transatlantico.
La lettura di Bruxelles
Davanti ai leader, von der Leyen punta a trasformare la crisi artica in un banco di prova più ampio del nuovo approccio da usare con Washington.
Quanto accaduto nelle ultime settimane viene letto a Bruxelles come una sequenza gestita «con metodo»: evitare reazioni impulsive, mantenere il fronte compatto e preparare, se necessario, una controrisposta credibile all'eventuale attivazione dei dazi statunitensi. Da qui la spinta della presidente della Commissione europea a dotarsi di strumenti di deterrenza solidi, dalla difesa alle leve economiche.
Sul primo fronte, lo stesso esecutivo comunitario riconosce di aver a lungo sottoinvestito nella sicurezza della regione artica e guarda ora a un rafforzamento degli sforzi, sia nella cornice della Nato che attraverso il piano di investimenti già annunciato. Sul secondo, l'obiettivo è ridurre le dipendenze strategiche valorizzando pienamente il mercato unico: dal completamento dell'Unione dei capitali e degli investimenti all'euro digitale, fino alla creazione di un quadro societario europeo.
La sintesi politica, delineata da Merz, è netta: difesa e competitività non sono più capitoli separati, ma due facce della stessa medaglia. «Due priorità» da perseguire «il più rapidamente possibile».