L'americano contro l'AmericaUn anno di pontificato per Papa Leone XIV, dalla prudenza alla tempesta Trump
Gregoire Galley
7.5.2026
Lo stile sobrio di Leone XIV è stato superato da una crisi frontale con l'amministrazione di Donald Trump.
ats
Eletto papa un anno fa, Leone XIV ha visto il suo stile misurato e riservato essere travolto dallo scontro frontale con l’amministrazione di Donald Trump, che ha riportato sotto i riflettori i suoi appelli pacifisti.
Agence France-Presse
07.05.2026, 06:00
Gregoire Galley
Hai fretta? blue News riassume per te
Eletto un anno fa, Leone XIV ha mantenuto a lungo uno stile prudente e discreto, puntando su ascolto, priorità sociali e difesa della pace.
Lo scontro con l’amministrazione Trump, in particolare sulla guerra e sull’Iran, lo ha però spinto a prendere posizioni più nette.
Il papa ha denunciato la «diplomazia della forza» e le minacce statunitensi, senza però entrare in un’escalation verbale con Washington.
Secondo gli osservatori, Leone XIV vuole parlare non come americano, ma come pastore di una Chiesa universale.
Il duello a distanza con Trump sembra aver segnato un’evoluzione del suo pontificato, ora più fermo sul piano morale e diplomatico.
Fin dalla sua elezione, l’8 maggio 2025, alla guida della Chiesa cattolica, Robert Francis Prevost era particolarmente atteso sul rapporto con il suo Paese natale.
Il mondo vedeva infatti profilarsi un duello tra il primo papa statunitense della storia e le ambizioni belliciste di Donald Trump.
Per molti mesi, però, il poliglotta proveniente dall’ordine di Sant’Agostino, ex missionario in Perù, ha coltivato una prudenza sobria e discreta, in netto contrasto con la spontaneità del suo predecessore argentino Francesco, pontefice dal 2013 al 2025.
Denunce inizialmente delegate
Prendendo tempo sulle nomine ai posti chiave della Curia romana, Leone XIV ha imposto il suo metodo fondato sull’ascolto e le sue priorità sociali: lotta alla povertà, rischi legati all’intelligenza artificiale, giustizia ambientale e difesa della pace.
Sostenitore di una governance più trasversale, con un coinvolgimento stretto dei cardinali, il papa ha scelto anche di delegare sui dossier più sensibili.
Fino a lasciare alla gerarchia cattolica statunitense il compito di denunciare alcune decisioni dell’amministrazione Trump, in particolare sulla politica migratoria e sulle violenze della polizia.
Nel novembre del 2025, i vescovi statunitensi hanno così pubblicato una lettera senza precedenti, denunciando la «diffamazione» degli stranieri e gli attacchi alla dignità degli immigrati.
Una strategia assunta a Roma, volta a mantenere aperto il dialogo con Washington senza rinunciare a una risposta morale.
Uscito allo scoperto. Ecco il fattore decisivo
Ma la «diplomazia della forza» denunciata da Leone XIV ha finito per ridurre il suo margine di manovra, spingendolo a uscire dalla riserva.
Prima a gennaio, quando ha stigmatizzato una guerra «tornata di moda». Poi, con l’avvio a fine febbraio dei bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele in Iran, quando ha giudicato «inaccettabili» le minacce di Donald Trump di «annientare la civiltà iraniana».
Secondo Christopher White, dell’Università di Georgetown a Washington, questa «reazione vivace» del papa è stata provocata in particolare dal «ricorso sistematico» al linguaggio religioso da parte dell’amministrazione Trump per «giustificare la guerra».
«Pastore di una Chiesa universale»
L’omelia pacifista pronunciata in Vaticano durante la Settimana Santa ha scatenato l’ira di Donald Trump, che lo ha definito «debole» di fronte alla criminalità e «nullo» in politica estera, suscitando un’ondata di reazioni indignate.
Pur assicurando di non avere «paura» dell’amministrazione statunitense, Leone XIV ha però rifiutato di entrare in un’escalation verbale, preferendo mantenere il confronto sul terreno morale.
Il capo della Chiesa cattolica «non desidera presentarsi sulla scena internazionale come americano, rappresentante di una superpotenza, ma come pastore di una Chiesa universale», osserva Christopher White, autore del libro Leone XIV: nel cuore del conclave e all’alba di un nuovo papato.
«Di conseguenza, non vuole che ogni sua parola venga percepita come una risposta diretta a Donald Trump».
Un punto di svolta
La visita del segretario di Stato americano Marco Rubio, cattolico praticante, prevista giovedì in Vaticano conferma l’importanza che Washington attribuisce alla Santa Sede come attore da non trascurare sulla scena diplomatica.
Secondo i media italiani, l’udienza privata ha l’obiettivo di tentare di scongelare le relazioni bilaterali, ancora tese dopo una nuova stoccata di Donald Trump.
Lunedì, in un’intervista televisiva, il presidente statunitense ha accusato il papa di «mettere in pericolo molti cattolici» accettando che l’Iran possieda l’arma nucleare.
Arrivato nel pieno del viaggio papale in Africa, il duello a distanza con Donald Trump ha amplificato l’eco dello stile più fermo adottato da Leone XIV, che davanti a leader al potere da decenni ha denunciato frontalmente corruzione, disuguaglianze sociali e violazioni dei diritti umani.
La stampa internazionale vi ha visto una svolta: per la prima volta, Leone XIV non esita a ricorrere a un linguaggio netto per sottolineare l’urgenza della pace.
A Napoli e Pompei per l'anniversario
Questa inflessione è soltanto il frutto della congiuntura o è destinata a durare? Vedremo emergere anche un Leone XIV più impegnato sotto gli ori del Vaticano?
Su un punto gli osservatori restano unanimi: il papa nato a Chicago non ha fretta. A 70 anni, in buone condizioni fisiche, sa di avere davanti a sé un orizzonte relativamente lungo.
Per il suo primo anniversario, venerdì si recherà a Napoli e Pompei, inaugurando una serie di spostamenti estivi in Italia radicati nella dimensione ecclesiale e nel contatto diretto con i fedeli.