L'intervista di blue News«Un conflitto globale è possibile entro il 2027»: ecco il parere dell'esperto di geopolitica
Philipp Dahm
9.3.2026
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e lo storico Moritz Pöllath.
Immagine:Keystone, Fotomontage: blue News
Nel libro «Krieg 2027?» («Guerra 2027?») lo storico Moritz Pöllath analizza la situazione attuale della geopolitica mondiale. In un’intervista a blue News, il professore tedesco parla dell’escalation in Iran, dell’asse delle dittature, della sicurezza sotto Donald Trump e di alcune questioni che, a suo avviso, non vengono dette abbastanza chiaramente.
Philipp Dahm
09.03.2026, 16:50
Philipp Dahm
Hai fretta? blue News riassume per te
Moritz Pöllath sostiene che l’asse formato da Cina, Russia, Iran e Corea del Nord rappresenti oggi una delle principali sfide geopolitiche globali.
Secondo lui, l’attacco statunitense e israeliano contro l’Iran potrebbe indebolire questo blocco, che sostiene la guerra russa in Ucraina con droni, armi e altre risorse.
Pöllath evidenzia inoltre l’aumento di attacchi asimmetrici e campagne di disinformazione in Europa, utilizzate per destabilizzare le democrazie e influenzare le elezioni.
A suo avviso, l’Occidente dovrebbe sostenere con maggiore decisione l’Ucraina, perché una vittoria di Kiev ridurrebbe anche il rischio di un conflitto su Taiwan.
Nel libro «Krieg 2027?» lo storico ipotizza che tensioni geopolitiche, ambizioni dei leader e fattori demografici possano aumentare il rischio di un grande conflitto entro la fine del decennio.
Moritz Pöllath ha studiato diplomazia e Military Studies negli Stati Uniti e in Germania, oltre a storia, e si è poi formato come insegnante. Dopo il dottorato conseguito nel 2016, il 44enne ha insegnato soprattutto alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco. L’autore tedesco ha pubblicato diversi libri: l’ultimo è «Krieg 2027? Wenn Geschichte sich wiederholt» («Guerra 2027? Quando la storia si ripete»), uscito presso la casa editrice Goldegg.
Nel suo libro «Krieg 2027?» analizza l’asse formato da Cina, Russia, Corea del Nord e Iran. Con l’attacco degli Stati Uniti e di Israele, Teheran potrebbe uscire da questo blocco?
Vedremo se il regime di Teheran verrà effettivamente indebolito o addirittura estromesso da questa alleanza.
In ogni caso si tratta chiaramente di un colpo all’asse delle dittature.
Qual è il ruolo dell’Iran in questo asse?
L’Iran è uno dei principali sostenitori della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina.
Mosca conduce molti dei suoi attacchi – soprattutto contro obiettivi civili – con droni e missili balistici, e riceve aiuti dall’Iran e anche dalla Cina.
Se ora uno di questi fornitori venisse meno, sarebbe un duro colpo per la Russia.
Parlando dell’origine dei conflitti: a scuola abbiamo imparato che la seconda guerra mondiale iniziò il 1° settembre 1939…
Spesso dico ai miei studenti che questa è la data con cui si vince a «Chi vuol essere milionario?». Non è sbagliata, ma in realtà la preparazione alla guerra da parte del Terzo Reich era iniziata anni prima. Nel libro analizzo, ad esempio, il piano quadriennale di Adolf Hitler, concepito per preparare la Germania al conflitto.
E poi ci furono passi decisivi da parte dell’aggressore, come lo smembramento della Cecoslovacchia nel 1938. Tutte misure aggressive di Hitler, ma anche di Benito Mussolini. Guardandole oggi con il senno di poi, vediamo chiaramente come i dittatori preparano le guerre e portano avanti la loro espansione passo dopo passo.
I dittatori Adolf Hitler (a sinistra) e Benito Mussolini si incontrano al Brennero il 4 ottobre 1940.
Keystone
Quali segnali di un’escalation con questo asse osserva dal 2022?
Ad esempio la Cina si sta preparando da tempo a un possibile attacco a Taiwan e si addestra in questa prospettiva. Nelle esercitazioni nel deserto vengono simulati assalti al palazzo presidenziale taiwanese o attacchi contro sagome di portaerei americane. Sono attività che vanno avanti da oltre dieci anni.
Invece in Russia si punta molto sull’addestramento dei giovani: durante alcune esercitazioni simulano persino l’assalto al Reichstag di Berlino. Tutto questo si collega alla narrazione storica della Seconda guerra mondiale, la cosiddetta «Grande guerra patriottica» contro il Terzo Reich.
Oggi questa narrazione viene trasferita alla guerra contro l’Ucraina e, in generale, all’Occidente. Dal punto di vista russo noi rappresentiamo un Occidente decadente e «nazista» da combattere. Anche questo discorso è in atto da molti anni.
🇨🇳 A full-scale target of the American Gerald R. Ford-class nuclear aircraft carrier was built in the Taklamakan desert, China.
Gli attacchi asimmetrici – tra avversari con forze militari non comparabili – stanno diventando più importanti?
Assolutamente sì. Uno studio recente dell’International Institute for Security Studies mostra un aumento netto a partire dal 2022, cioè dall’invasione russa dell’Ucraina.
Se si leggono attentamente le notizie, anche in Europa si registrano episodi di questo tipo: fabbriche incendiate, attacchi alla rete ferroviaria, cavi sottomarini tagliati – per esempio nel Mar Baltico – oppure tentativi di attentato, come quello contro Armin Papperger, il capo di Rheinmetall.
Non è qualcosa che riguarda solo la Germania, ma tutta l’Europa. A questo si aggiungono i tentativi di influenzare le elezioni.
Si aspetta che la Russia provi a manipolare le elezioni di medio termine negli Stati Uniti questo autunno?
Non sono sicuro che Vladimir Putin abbia davvero la capacità tecnica per farlo – o che l’abbia mai avuta. Ma tentativi di influenza da parte di attori esterni ci saranno sicuramente, sia da parte russa sia cinese.
Di solito avvengono soprattutto nello spazio digitale, dove si cerca di influenzare le persone con notizie false o parzialmente vere, propaganda e campagne di agitazione, cercando di favorire uno o l’altro candidato.
Detto questo, Putin non ha una scelta così ampia. Era così anche sotto Biden e sotto Trump. Putin pensa probabilmente di poter influenzare Trump, ma credo che si sbagli. Resta comunque il fatto che tentativi di interferenza ci saranno.
Può spiegare ai lettori svizzeri il cosiddetto «caso Lisa»?
Si tratta di un episodio del 2016 che mostra cosa potrebbe succedere anche in futuro. La propaganda russa sostenne che una ragazza di nome Lisa fosse scomparsa e che fosse stata rapita o stuprata da rifugiati. In realtà questo caso non è mai esistito.
All’epoca intervenne persino il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov nel dibattito politico tedesco. L’obiettivo era creare paura di aggressioni da parte di migranti illegali contro una ragazza russo-tedesca e così raccogliere consensi per l’AfD. Campagne di questo tipo sono sempre possibili.
Le campagne di disinformazione russe sono sottovalutate?
Non è una domanda così semplice quella che mi sta ponendo. Dal 2016 le istituzioni reagiscono almeno in parte. Anche la NATO e l’UE hanno creato centri specializzati che smascherano queste campagne di disinformazione abbastanza rapidamente.
Ma ho l’impressione che questi rapporti vengano letti poco. Non mi sembra che i media in Svizzera, Germania o Austria ne parlino molto. Nel caso Lisa si cercò di chiarire la situazione e alla fine emerse che la storia era falsa.
Come funzionano le campagne di disinformazione?
Il loro successo sta già nel seminare il dubbio. A quel punto diventa quasi irrilevante che una notizia sia vera o falsa. Per questo credo che il pericolo venga ancora sottovalutato: semplicemente non si dice abbastanza chiaramente che queste operazioni avvengono continuamente.
Qual è la differenza tra le campagne online di Cina e Russia?
Se penso all’ultima campagna elettorale statunitense, direi che entrambe puntano prima di tutto a minare la fiducia nelle elezioni democratiche. Se il nostro sistema democratico viene percepito come meno efficace o meno credibile, l’asse delle dittature ne beneficia.
La Cina, nelle ultime elezioni, non si è schierata apertamente con un candidato. La Russia invece ha cercato di favorire chiaramente Trump, ritenendo che fosse un buon affare per Mosca.
La Cina rende dipendenti diversi Paesi attraverso prestiti e partecipazioni nelle infrastrutture. Perché Pechino ha potuto acquisire il 24,9% del porto di Amburgo?
Nel mio libro scrivo che considero questa decisione un errore dal punto di vista della sicurezza. È stata però una scelta del governo dell’epoca guidato dal cancelliere Olaf Scholz.
In Germania esistono procedure per verificare se un’infrastruttura sia critica o meno e in quale misura. Ma alla fine la decisione è stata politica. E a mio avviso è stata sbagliata.
Once again, Berlin living in an alternate reality. It inks a deal with China's COSCO on sale of a portion of its Hamburg port last year, yet now expresses concern over the Italians taking a <10% share in one of its banks. https://t.co/pxjtA8Xwdmpic.twitter.com/YrED6RSUNK
Sì, rientra nel quadro del nostro ordinamento giuridico. Ma proprio qui emerge ancora una volta l'ingenuità o la leggerezza di molti politici tedeschi ed europei: la Cina sfrutta a proprio vantaggio le nostre regole, ma quando siamo noi a investire in Cina non rispetta gli stessi principi del diritto commerciale.
Come si prepara la Russia a una guerra con l’Occidente?
In realtà la Russia è già in guerra. Sta combattendo in Ucraina contro tutto l’Occidente e riceve il sostegno della Cina, che produce anche droni per Mosca. La Corea del Nord fornisce munizioni e soldati e l’Iran ha inviato droni. Tutto questo è già in corso.
E la Cina?
La Cina si prepara soprattutto a un possibile conflitto con gli Stati Uniti su Taiwan. Sta costruendo ponti galleggianti per operazioni di sbarco e cerca anche di acquisire alcune capacità militari dai russi, come il lancio di carri armati e mezzi pesanti da aerei da trasporto. Una capacità che l’esercito cinese non possiede ancora completamente.
Come dovrebbe prepararsi l'Occidente a un'escalation con questo asse?
Negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti. L’Europa sta finalmente prendendo sul serio la propria sicurezza e comincia a rafforzare le proprie difese.
Quello che manca è dirlo apertamente: l’Ucraina deve vincere questa guerra. Bisogna fornire aiuti militari ed economici sufficienti affinché Kiev non solo sopravviva, ma possa arrivare a una pace a condizioni giuste. E questo è possibile solo con la forza militare.
Vorrebbe maggiore chiarezza su questo punto?
Sì. Non lo si dice abbastanza chiaramente e lo considero un errore. Ma a mio avviso, leader come Giorgia Meloni, Friedrich Merz e Keir Starmer stanno facendo un buon lavoro. Una vittoria convincente di Kiev ridurrebbe anche il rischio di guerra su Taiwan. Sarebbe la migliore forma di de-escalation.
Friedrich Merz, Giorgia Meloni e Keir Starmer (assente nell'immagine) vanno nella stessa direzione, afferma Moritz Pöllath.
KEYSTONE
Perché nel suo libro ipotizza che un conflitto globale possa scoppiare nel 2027?
Uno dei fattori di accelerazione è l’età di Xi Jinping. È possibile che voglia ancora conquistare un posto importante nella storia. Nei suoi discorsi usa spesso una retorica nazionalista, parlando di Taiwan come parte integrante della Cina e riservandosi il diritto di riunificarla anche con mezzi militari. Io prendo sul serio queste parole.
C’è poi la questione demografica: la popolazione cinese sta diminuendo. Questo potrebbe spingere ad agire finché il Paese si trova ancora in una posizione di forza. L’esercito cinese si è posto l’obiettivo di raggiungere un livello militare di prima classe entro il 2027 – e in parte lo sta già facendo.
Quanto dipende tutto dai leader come Xi, Trump e Putin?
Credo moltissimo. Come prima della seconda guerra mondiale, oggi abbiamo leader di grandi potenze che coltivano ambizioni imperiali.
Putin lo dice apertamente: vuole ricostruire l’Unione Sovietica e riportare la Russia allo status di grande impero. Per lui l’Ucraina non è una vera nazione. È quasi un’ossessione personale. Non sappiamo se un suo successore la penserà allo stesso modo.
Vladimir Putin (a destra) durante un incontro virtuale con Xi Jinping il 4 febbraio.
KEYSTONE
E Xi?
Xi parla in modo molto diverso dai suoi predecessori. I presidenti cinesi del passato parlavano soprattutto di apertura economica, sviluppo, modernizzazione.
Il leader in carica di Pechino invece parla di politica di potenza e di cooperazione con altri regimi autoritari. In questo senso credo che il ruolo di questi due leader sia decisivo – e, a mio avviso, in senso negativo.
Se davvero un conflitto globale dovesse avvicinarsi nel 2027, cosa noteremmo in Svizzera?
Probabilmente all’inizio molto poco, almeno sul piano militare. Le conseguenze si farebbero sentire soprattutto sul piano economico.
Diversi think tank americani ipotizzano che la Cina potrebbe tentare una quarantena o un blocco navale attorno a Taiwan, per poi lanciare grandi operazioni di sbarco.
Sarebbe un’operazione enorme, senza precedenti storici. Qui siamo inevitabilmente nel campo delle ipotesi, ma alcune preparazioni sono visibili.
Quali sarebbero le conseguenze?
Un’operazione del genere colpirebbe duramente l’economia globale, perché l’industria dei semiconduttori rischierebbe di collassare. Poi resterebbe la grande incognita: cosa farebbe il presidente degli Stati Uniti? Difenderebbe Taiwan? Si arriverebbe a uno scontro militare diretto?
In quel caso potremmo essere trascinati gradualmente nel conflitto. Ma almeno inizialmente, non mi aspetto operazioni militari sul continente europeo.
Window is late 2027 for possible China action, not saying it’s definitive, but any Chinese military operation against Taiwan would cause massive disruptions across the globe.
Nel libro avanzo una tesi provocatoria: ritengo che alcune azioni del presidente americano rafforzino la nostra sicurezza. Ha isolato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e ora sta cercando di estromettere anche l’Iran da questo asse. Venezuela e Iran erano tra i principali fornitori di petrolio per Russia e Cina.
Per fare la guerra servono petrolio, risorse energetiche e tecnologia – per esempio i droni. Se queste forniture vengono meno, l’asse delle dittature si indebolisce.
Il fatto che Trump faccia seguire i fatti alle parole manda un segnale di forza ai regimi autoritari. A mio avviso è un segnale positivo per la sicurezza di tutti noi.
Ecco come funziona la struttura di potere in Iran e cosa c'è ora in gioco
La morte della Guida suprema Ali Khamenei ha scosso il centro del potere della Repubblica islamica. Ma come funziona questo sistema unico di elezioni, Consiglio dei Guardiani e decisione religiosa finale? La risposta nel video.