Guerra in UrainaUn missile di soli 65 cm, prodotto su larga scala, potrebbe fermare i droni di Putin
Sven Ziegler
13.11.2025
Questo mini missile è destinato a cambiare le carte in tavola.
Frankenburg Technologies
Una start-up estone vuole ridurre radicalmente il costo della difesa europea dai droni: il missile «Mark 1», lungo appena 65 centimetri, è progettato per fermare i droni russi a lungo raggio in massa, a basso costo e «abbastanza bene».
Sven Ziegler
13.11.2025, 11:57
Sven Ziegler
Hai fretta? blue News riassume per te
Il «Mark 1» è un missile da difesa lungo circa 65 centimetri, progettato per il breve raggio e la produzione in serie a basso costo.
Secondo il Telegraph, il produttore Frankenburg Technologies vuole produrre centinaia di missili al giorno in due Paesi della NATO; un drone dovrebbe costare circa 40'000 euro.
L'obiettivo è quello di evitare costosi duelli di difesa contro i poco costosi droni Shahed.
Il 9 settembre, i jet della NATO hanno dovuto utilizzare costose armi guidate contro i droni sopra la Polonia.
Un dispositivo lungo appena come una baguette, eppure destinato alla prima linea di difesa contro i droni russi. A Tallinn, il capo di Frankenburg Kusti Salm mostra un manichino di gommapiuma del nuovo «Mark 1».
Il missile di difesa misura circa 65 centimetri e, secondo la visione, sarà prodotto in grandi quantità a una frazione del costo attuale.
«Non ci scusiamo per la produzione di armi», afferma Salm secondo il «Telegraph». «E diciamo apertamente che queste armi dovrebbero abbattere i droni russi a lungo raggio».
L'approccio è in contrasto con i sistemi altamente sofisticati e costosi presenti in molti arsenali occidentali.
Frankenburg si concentra invece sulla «massa accessibile»: raggio d'azione ridotto di circa 2 chilometri, componenti standard robusti, controllo del bersaglio supportato dall'intelligenza artificiale e una produzione che può essere scalata fino a centinaia di unità al giorno.
L'azienda rimane vaga sul prezzo: il «Tagesspiegel» cita l'equivalente di circa 40'000 franchi per missile, ossia ben al di sotto del costo dello Stinger o anche del sistema di difesa Patriot.
Mark I dovrebbe portare una svolta nella guerra dei droni in Europa
In un briefing durante la «Settimana della Difesa» in Estonia alla fine di settembre, Salm ha criticato il fatto che l'industria occidentale della difesa aerea non abbia ottenuto «praticamente nulla» contro la minaccia dei droni negli ultimi tre anni.
Per Salm lo SHORAD è «la più grande necessità del mondo» nei prossimi cinque-dieci anni: l'economia della difesa è cruciale.
Secondo GlobalData/ArmyTechnology, nel 2024 la Russia ha prodotto oltre 6'000 droni d'attacco unidirezionali; nel 2025, a volte, ne sono stati lanciati da 500 a 700 in un giorno.
𝗔 𝘀𝗺𝗮𝗹𝗹 𝗰𝗹𝗶𝗽, 𝗮 𝗯𝗶𝗴 𝘀𝘁𝗲𝗽.
𝗘𝗮𝗿𝗹𝘆 𝗽𝗿𝗼𝗼𝗳 𝘁𝗵𝗮𝘁 𝗮𝗳𝗳𝗼𝗿𝗱𝗮𝗯𝗹𝗲 𝗱𝗿𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗳𝗲𝗻𝗰𝗲 𝗶𝘀 𝗱𝗼𝗮𝗯𝗹𝗲: our European-built Mark I is a fast, lightweight, solid rocket-fuelled missile designed specifically to counter drones. Mass-producible,… pic.twitter.com/k3vM6AR1Eq
— Frankenburg Technologies (@FrankenburgTech) June 17, 2025
Perché questa pressione sui prezzi? Il 9 settembre, i jet della NATO hanno dovuto contrastare circa 20 droni russi sopra la Polonia, con armi guidate del valore di centinaia di migliaia di franchi a colpo, mentre i droni Shahed costano solo una frazione.
Questa disparità è considerata insostenibile: i governi europei stanno quindi progettando un «muro di droni» con contromisure elettroniche e intercettori fisici.
Il «Mark 1» è destinato a colmare proprio questa lacuna: un intercettore prodotto in serie con motore a combustibile solido e guida autonoma, ottimizzato per gli sciami di UAV lenti e a bassa quota.
Una grande sfida tecnica
Tecnicamente, il mini intercettore rappresenta una sfida: in un volo così corto, il consumo di carburante e la distribuzione della massa modificano notevolmente l'angolo di volo. Frankenburg sta sperimentando la geometria delle ali, il centro di gravità e il punto di pressione.
In 53 test a fuoco vivo, finora è stata raggiunta circa la metà della precisione prevista; l'obiettivo a medio termine è il 90%. Secondo il portale specializzato «ArmyTechnology», la testata esplode da uno a due metri davanti al bersaglio per massimizzare l'effetto contro i droni.
Il personale fornisce supporto: l'ingegnere capo Andreas Bappert è stato coinvolto nel sistema di difesa aerea IRIS-T; inoltre, ci sono specialisti di programmi MBDA come Spear III e un team di «geni lettoni», secondo il Telegraph.
Secondo il rapporto, l'ingegnere missilistico Fabian Hoffmann sottolinea che ci sono molti professionisti coinvolti nello sviluppo delle testate, dei sensori e dei motori, ma solo pochi in grado di integrare tutto in modo affidabile.
Per Salm, la missione è chiara: «Questa sarà la sfida più urgentemente necessaria in Occidente nei prossimi cinque-dieci anni».
La produzione in serie dovrebbe fornire il vantaggio di costo che rende la difesa europea accessibile, soprattutto nel duello in corso con i droni a basso costo.