È senza equipaggio Una nave russa colpita da esplosioni vaga vicino all'Italia: ecco cosa sta succedendo

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13.3.2026 - 17:19

Da oltre una settimana la Arctic Metagaz, una metaniera lunga quasi 300 metri, procede alla deriva vicino alle coste italiane dopo essere stata colpita da una serie di esplosioni. Mosca punta il dito contro Kiev. Intanto cresce la paura di un possibile disastro ambientale nel Mediterraneo centrale.

Antonio Fontana

Hai fretta? blue News riassume per te

  • La metaniera russa Arctic Metagaz è alla deriva nel Mediterraneo da oltre una settimana dopo una serie di esplosioni avvenute il 4 marzo.
  • L’equipaggio di 30 persone è stato evacuato e due marinai hanno riportato gravi ustioni.
  • A bordo restano circa 900 tonnellate di gasolio e grandi serbatoi di gas naturale liquefatto, alimentando timori per l’ambiente.
  • La Russia accusa l’Ucraina di un attacco, collegandolo agli assalti contro la cosiddetta «flotta fantasma» usata per aggirare le sanzioni.
  • Italia e Malta monitorano la nave vicino a Linosa e Lampedusa, pronte a intervenire per evitare un disastro ambientale.

Come racconta «Wired», tutto è iniziato il 4 marzo, poco prima dell’alba. Intorno alle 4 del mattino, mentre la nave si trovava in acque internazionali al largo di Malta, diverse esplosioni hanno colpito lo scafo della Arctic Metagaz. La ricostruzione arriva dalla marina greca.

A bordo c’erano 30 membri dell’equipaggio, evacuati d’urgenza e trasferiti all’ospedale di Bengasi, in Libia. Due di loro hanno riportato ustioni gravi.

Il carico della nave è tutt’altro che rassicurante: circa 900 tonnellate di gasolio e due enormi serbatoi di gas naturale liquefatto da 60 mila tonnellate ciascuno. In un primo momento si era parlato di affondamento, ma la metaniera è ancora a galla.

Secondo le immagini diffuse in questi giorni, uno dei serbatoi di GNL sarebbe stato distrutto dall’esplosione, mentre il resto della nave appare relativamente intatto.

Ora l’imbarcazione continua a muoversi senza equipaggio nel Mediterraneo centrale. Secondo «RaiNews» si trova a circa 26 miglia dall’isola di Linosa e procede lentamente verso nord.

L’ombra della «flotta fantasma»

Mosca sostiene che la nave avesse caricato gas a Murmansk e fosse diretta in Egitto, con un carico dichiarato nel rispetto delle normative internazionali.

Ma la storia della Arctic Metagaz racconta altro. Tra cambi di nome, bandiera e rotte commerciali verso Cina, India ed Egitto, la nave sembra inserirsi nella cosiddetta «flotta fantasma russa».

Si tratta di una rete di imbarcazioni — potenzialmente oltre tremila — con proprietà e coperture assicurative opache, utilizzate per esportare petrolio e gas aggirando le sanzioni internazionali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina.

Negli ultimi mesi alcune di queste navi sono state colpite da attacchi attribuiti a Kiev, spesso realizzati con droni marini o sottomarini. Lo scorso ottobre l’Ucraina ha presentato un nuovo drone navale, chiamato Sea Baby, con 1'500 chilometri di autonomia e capace di trasportare fino a due tonnellate di esplosivo.

L’obiettivo sarebbe duplice: colpire una delle principali fonti di reddito del Cremlino e dimostrare la capacità di attaccare obiettivi russi anche molto lontani dal fronte.

Alcuni attacchi sono stati rivendicati — come quelli nel Mar Nero e uno avvenuto nel Mediterraneo lo scorso dicembre — mentre altri restano avvolti nel mistero, tra cui un episodio avvenuto al largo del porto di Savona.

Non sorprende quindi che Mosca abbia puntato il dito su Kiev anche per l’incidente della Arctic Metagaz. «È un attacco terroristico, e non è la prima volta che accade», ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin alla televisione di Stato.

La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha invece criticato Malta, accusandola di non aver fornito un aiuto adeguato durante i soccorsi.

Mediterraneo in allerta per il rischio ambientale

Il problema ora è soprattutto ambientale. Una nave carica di combustibili che vaga senza equipaggio da giorni nel Mediterraneo centrale rappresenta un rischio concreto.

Le correnti e il maltempo potrebbero aggravare la situazione, e il pericolo di affondamento non è ancora escluso.

Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, ha però ricevuto rassicurazioni dalle autorità italiane e maltesi.

«La situazione è sotto controllo. La nave si trova in acque internazionali a circa 30 miglia a est di Linosa e con il vento tende a spostarsi verso Malta», ha spiegato a «RaiNews». Nell’area sono già presenti unità della Marina militare italiana, rimorchiatori e mezzi antinquinamento, pronti a intervenire.

Ma l’attenzione resta altissima. Se la rotta dovesse cambiare, la metaniera potrebbe avvicinarsi alle isole Pelagie.

Per questo, secondo quanto riportato da Agenzia Nova, l’Italia starebbe valutando un intervento diretto di aggancio e rimorchio. Nel frattempo le autorità maltesi hanno imposto alle navi di passaggio una distanza minima di cinque miglia, creando una zona di sicurezza attorno alla metaniera fuori controllo.