Washington-OttawaLa Camera boccia i dazi al Canada. Trump tradito dai suoi, ai quali giura vendetta
SDA
12.2.2026 - 21:38
Il presidente statunitense Donald Trump è stato tradito dai suoi. Nonostante la presa stretta sul partito repubblicano, è stato bocciato alla Camera sui dazi al Canada. Una sconfitta pesante, anche se simbolica, che mostra la strada tutta in salita dei conservatori verso le elezioni di metà mandato.
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12.02.2026, 21:38
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Le crepe nella maggioranza emergono mentre gli ultimi sondaggi dipingono un presidente in difficoltà: per la maggioranza degli americani, infatti, il predecessore democratico Joe Biden ha fatto un lavoro migliore dell'attuale inquilino della Casa Bianca.
Un confronto che per Trump rappresenta uno smacco, dopo anni in cui dipinge Sleepy Joe (assonnato Joe, come lo ha soprannominato) il peggior presidente della storia americana.
Gli ultimi sondaggi sono l'ennesimo campanello d'allarme per i repubblicani in vista dell'appuntamento di novembre, in cui si rinnoverà gran parte del Congresso e al quale il Grand Old Party si affaccia con in cassa 100 milioni di dollari (circa 77 milioni di franchi al cambio attuale) in più dei democratici ma fra tanto scetticismo degli elettori.
Pur apprezzando la stretta al confine con il Messico, i repubblicani continuano a lamentarsi di un carovita che non molla la presa e una lotta all'immigrazione clandestina troppo dura e violenta, come mostrato da quanto accaduto a Minneapolis (Minnesota).
Ecco i sei repubblicani che hanno detto «no»
Proprio avendo in mente l'elevato costo della vita e il problema dell'«affordability» – la capacità di arrivare alla fine del mese – sei deputati repubblicani hanno rotto le file e votato a favore del blocco dei dazi al Canada, che – a loro avviso – sono responsabili dell'aumento dei prezzi.
Thomas Massie (eletto in Kentucky), Don Bacon (eletto in Nebraska), Jeff Hurd (in Colorado), Brian Fitzpatrick (in Pennsylvania), Dan Newhouse (nello Stato di Washington) e Kevin Kiley (in California) hanno votato con i colleghi democratici per fermare le tariffe contro Ottawa.
Queste ultime, giova ricordare, sono state imposte dal presidente sulla base di un'emergenza nazionale causata dalla mancata azione del Canada contro il flusso di fentanyl, uno stupefacente sintetico che è responsabile di circa 100'000 morti all'anno negli USA.
Lo speaker Mike Johnson limita i danni
Il loro voto ha vanificato gli sforzi del presidente della Camera dei rappresentanti (speaker), il repubblicano Mike Johnson, impegnato per giorni a cercare di scongiurare la votazione.
L'unico obiettivo che Johnson con i suoi sforzi è riuscito a centrare è stato limitare le perdite: inizialmente infatti i repubblicani intenzionati a votare contro le tariffe erano ben 30.
Molti però alla fine hanno cambiato idea in parte per il pressing della Casa Bianca e in parte nella consapevolezza che Trump opporrà il veto alla misura qualora fosse approvata dal Congresso.
S'attende con impazienza la sentenza della Corte Suprema
Molti hanno poi preferito scaricare la responsabilità delle tariffe sulla Corte suprema.
I «saggi» devono ancora esprimersi sui dazi decisi da Trump contro praticamente tutti i partner commerciali sulla base di un'emergenza nazionale come quella invocata contro il Canada.
Se li bocceranno verranno a cadere tutti i dazi, con buon soddisfazione dei repubblicani tradizionalisti che li ritengono una tassa, ma che preferiscono rimanere in silenzio per non alienarsi il presidente in vista del voto di metà mandato.
I sei ribelli che invece hanno trovato la forza, anche politica, di votare contro Trump lo hanno fatto sfidando le sue stesse minacce. Poco prima della votazione il presidente sulla sua rete sociale Truth Social aveva infatti scritto: «Chiunque voterà contro i dazi la pagherà alle elezioni, anche alle primarie».
Poche possibilità che sia affossata al Senato
La misura passa ora al Senato dove è probabile che sia approvata (nei mesi scorsi un provvedimento analogo era stato bollinato con diversi repubblicani che si erano uniti ai liberal).
Nel caso di via libera del Congresso, il disegno di legge arriverà sul tavolo di Trump e un veto appare quasi certo. Le probabilità che la Camera e il Senato annullino il veto sono pari alla zero, visto che per farlo servirebbe una maggioranza di due terzi al Congresso.
È la fine della collaborazione storica con Canada e Messico
La spallata della Camera alla Casa Bianca non allenta comunque la pressione sul Canada del premier Mark Carney.
Il presidente americano – secondo indiscrezioni – sta infatti valutando l'uscita dall'accordo commerciale con Ottawa e il Messico (Usmca) che ha preso il posto del Nafta, e che lo stesso Trump ha firmato nel corso del suo primo mandato.
Nessuna decisione definitiva è stata presa, ma l'eventuale abbandono segnerebbe la fine di una collaborazione decennale fra i tre storici vicini e alleati.